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A Jaguarari, nel nord-est del Brasile, gli uomini non usano molto entrare in chiesa. Gli operatori pastorali della parrocchia hanno escogitato molte iniziative per favorire la loro partecipazione, ma senza grandi risultati. Mentre si discuteva di questo problema, è arrivato a Jaguararì Antonio Nascimento, un laico, nativo del paese, che per motivi di lavoro era vissuto per 30 anni in un’altra regione. Questi ha cominciato a frequentare la chiesa e, un poco alla volta, ci siamo avvicinati l’uno all’altro di modo che tra noi è nato un bel dialogo. Mi sono reso conto di avere di fronte a me un cristiano convinto e ben formato dalla sua militanza in vari movimenti cristiani. Il nostro dialogo ci ha portato a parlare del problema della scarsa partecipazione degli uomini alla chiesa ed egli si è mostrato interessato a dare una mano per risolverlo. Lui stesso ha raccolto informazioni su una iniziativa chiamata “pastorale del rosario degli uomini”, portata avanti in un’altra parrocchia con risultati lusinghieri e ci ha proposto di introdurla anche a Jaguarari.
La sua idea era di scrivere una lettera a tanta gente del paese che lui conosceva, invitandola ad un incontro in chiesa. Ma una lettera sembrava troppo poco: era necessario qualcosa di più personale. Così, lui stesso ha iniziato a visitare le persone di casa in casa invitando ciascuno a venire in chiesa per prendere parte ad una iniziativa molto interessante. Questo lavoro di “coscientizzazione” è durato praticamente un anno. Nel frattempo abbiamo organizzato le “Missioni Popolari”, predicate dai padri Redentoristi, che hanno prodotto un vero rinnovamento religioso della parrocchia. Così si è approfittato di questo momento di fermento spirituale per lanciare anche la pastorale del rosario degli uomini.
La cosa è stata programmata nei dettagli: abbiamo invitato uomini della pastorale del rosario di altre parrocchie e si è organizzata una bella festa. Con nostra grande meraviglia, la chiesa si è riempita di uomini, donne e bambini: gli uomini hanno risposto numerosi all’appello; le donne, curiose, volevano vedere che cosa facevano i loro mariti e i figli volevano vedere che cosa riuscivano a fare i loro genitori. L’iniziativa ha avuto grande successo e ancor oggi la Chiesa si riempie di uomini che recitano il rosario. A loro si è unito un gruppo musicale di giovani che suonano e cantano durante la preghiera.
Gli uomini della pastorale del rosario si ritrovano tutti i lunedì per preparare la loro preghiera, che si svolge il sabato sera alle 19.30. Hanno la loro uniforme e portano il rosario annodato in modo particolare alla cinghia dei pantaloni, come distintivo e segno di riconoscimento. Coloro che possiedono l’auto mettono pure il rosario sullo specchietto retrovisore come segno di riconoscimento.
Il loro impegno, tuttavia, non finisce qui. Il vescovo, venuto in paese per la visita pastorale, suggeriva che il gruppo non si chiamasse “pastorale del rosario”, ma piuttosto “movimento del rosario”. Ma essi stessi hanno ribadito la volontà di chiamarsi proprio “pastorale del rosario” perché è loro proposito impiantare questa iniziativa in tutte le 112 comunità della parrocchia. Si tratta, dunque, di una vera e propria pastorale che è già stata diffusa e viene praticata in sette-otto comunità.
Questi incontri del rosario sono caratterizzati dalla musica, dal canto e dalla danza: si tratta di un vero e proprio show che esprime il meglio dell’anima baiana (abitanti della bahia), che ama la musica e la danza. Come si può ben intuire, il rosario degli uomini è tutt’altra cosa dal nostro rosario tradizionale. Noi, in venti minuti recitiamo i cinque misteri e tutto è finito, mentre loro ci mettono un’ora, un’ora e mezza, perché non si tratta solo del rosario, ma di una celebrazione vera e propria. In pratica, loro iniziano là dove noi finiamo: l’incontro si apre con la professione di fede, poi segue il Padre Nostro, quindi viene presentata l’intenzione di quel rosario, si ascolta la Parola di Dio, e poi loro stessi fanno l’omelia. Le dieci Ave Maria sono recitate da 10 uomini diversi inginocchiati di fronte all’altare. Ognuno di loro dice un’Ave Maria. Quando quel gruppo finisce si alza e va al suo posto. Segue un canto e poi altri 10 uomini prendono il loro posto per recitare il mistero seguente e così sino alla fine. La conclusione prevede sempre gli avvisi e il gesto della pace. Posso dire di non aver mai visto un rosario così: quando posso vi partecipo volentieri perché è un vero spettacolo di fede e un momento di evangelizzazione.
Nata come un’umile iniziativa, la pastorale del rosario si sta rivelando un ottimo strumento per incentivare la fede nella parrocchia soprattutto degli uomini. In passato, in occasione delle feste, gli uomini brillavano per la loro assenza. Ora non ho più questa preoccupazione: il laico con i suoi discepoli non mancano mai e loro stessi organizzano ogni cosa. Così è successo, per esempio, con la processione del Corpus Christi dove ha partecipato gente vestita in costume e le strade del paese sono state abbellite con tappeti di fiori. Si tratta di una bella conquista per una parrocchia dove gli uomini di solito partecipavano solo come spettatori. Essi ora sono così motivati che durante la settimana, alla sera, spesso vanno nelle altre comunità dove si recita il rosario per accompagnare i loro amici.
Si tratta dunque di una comunità che cresce e anche per questo abbiamo dovuto ampliare la chiesa. La piccola chiesetta di Jaguarari per molti anni è risultata grande proprio per l’assenza degli uomini. Lo sviluppo di questa iniziativa, assieme ai vari gruppi parrocchiali che noi abbiamo aiutato a crescere, l’hanno riempita di gente fino a farla risultare insufficiente. Dopo lunghe discussioni, si è deciso di ampliarla tre volte la sua grandezza. Di quella antica si è mantenuto il fronte e un lato; tutto il resto è stato abbattuto e ricostruito. Ne è nato un bell’edificio che misura 24 m di lunghezza e 23 di larghezza, coperto da capriate in ferro e con una capienza di quasi 1000 persone. I lavori sono stati seguiti da padre Vidal Moratelli, mentre i finanziamenti sono venuti in parte dalla Regione, dal municipio, dagli amici, dalla parrocchia e da iniziative tipo vendite di beneficenza, lotterie, feste ecc. Anche le varie comunità della parrocchia hanno collaborato generosamente. Inoltre, singole persone e famiglie hanno contribuito offrendo chi una porta, chi una finestra, un pezzo di pavimento e così via.
In questo modo, poco alla volta, la chiesa è cresciuta e oggi è quasi terminata. Manca ancora la sistemazione del presbiterio, la sacrestia, l’immagine del patrono sulla facciata, e mancano gli uffici e le opere parrocchiali. Dato che per ampliare la chiesa abbiamo occupato lo spazio delle aule del catechismo che sorgevano a un lato, abbiamo comperato un terreno dietro la Chiesa dove dovranno sorgere tutte queste strutture.
In questo momento siamo ottimisti e animati da grande speranza: vediamo che si sta facendo un cammino e si intravedono già dei buoni risultati. Il lavoro pastorale che portiamo avanti è serio e impegnativo: lo hanno iniziato i nostri missionari prima di noi, e noi oggi ne raccogliamo i frutti e cerchiamo di svilupparlo ulteriormente. Il punto forte di questo lavoro pastorale è stata la visita a tutti i villaggi e a tutte le famiglie. La parrocchia conta una popolazione di circa 27 mila abitanti e si estende su un raggio di 100 chilometri. Abbiamo 112 comunità che visitiamo e seguiamo durante tutto l’anno e grazie a questo lavoro, ognuna di esse è ben organizzata, con il proprio direttivo, la catechesi dell’iniziazione cristiana, i propri gruppi di liturgia, delle feste, ecc. Si tratta di un lavoro da formiche e i risultati si vedono. Grazie a Dio non possiamo lamentarci.
A Jaguarari l’équipe pastorale è formata da p. Vidal Moratelli che si occupa del problema dell’acqua e della trivellazione dei pozzi per portare l’acqua nei villaggi e, in futuro, nelle stesse case. Poi c’è p. Nestor Maximiliano Millán che segue pastoralmente i villaggi e c’è il sottoscritto che esercita la funzione di parroco. Fanno parte dell’équipe anche tre suore della Consolata di cui una si dedica alla pastorale dei bambini a livello diocesano; l’altra lavora nella pastorale delle nostre comunità e la terza rimane in città per accompagnare vari progetti sociali. Dopo le Missioni Popolari è ora in atto la “post-missione” con grande partecipazione di popolo che torna a frequentare la chiesa e a produrre frutti di vita cristiana. P. João Monteiro da Felicia
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