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STORIA DI FRATERNITA’ PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Sergio Frassetto   
Nel gennaio del 1908, vede la luce il primo notiziario che «raccoglie - dal Diario del Seminario IMC, compilato dal p. Umberto Costa e da quello del Collegio-Studenti, redatto dal p. Giovanni Chiomio -, le notizie riguardanti la vita dell’Istituto… nei suoi primi e ormai lontani anni allietati dalla vigile e paterna assistenza del Venerato Fondatore».
Assieme agli orari, le celebrazioni, le accademie, le passeggiate, le professioni… mese per mese vengono annotate le visite del “Sig. Rettore” al seminario, i temi della sue conferenze domenicali, il suo familiare intrattenersi con i seminaristi, i suoi gesti paterni con cui ascolta, accoglie e benedice.

Dal 26 novembre 1913 al maggio 1918, il notiziario è espressione del diario redatto da p. Mario Borello “scriba velox” e dai suoi successori, e viene completato con i Diari della Casa Madre.
Anche qui, la vita di tutti i giorni con le visite inaspettate del venerato Rettore, i momenti belli del ritorno dei missionari dall’Africa, quelli commoventi della loro partenza e quelli dolorosi delle partenze per la prima guerra mondiale nel 1915, dalla quale nessuno: sacerdoti, fratelli e studenti sono esentati. La Casa Madre rimane semideserta. Si prega tutti i giorni per quanti sono al fronte. Il bollettino si fa portavoce delle loro lettere dove si parla delle vicissitudini della guerra o di coloro che dalla guerra non faranno più ritorno. Ma c’è sempre spazio per quadretti di vita fraterna come la promozione a “caporale” del Ch. Re, futuro vescovo di Nyeri (Kenya) che, imbarazzato, si schernisce.

Nel mese di maggio del 1918 viene alla luce il Da Casa Madre - DCM -, inizialmente in veste ciclostilata e, dal novembre 1921, stampato. L’editoriale del primo numero ce lo presenta:
«... Il titolo vi dice già di per sé tutto; “DA CASA MADRE” porterà come gentil colomba la parola del Padre vostro e vi visiterà aleggiando su questo mare magnum, e vi infonderà quel coraggio e quella speranza che vi deve sostenere nella ardua via vostra.
DA CASA MADRE - usciranno tutte le espressioni di affetto che i fratelli vostri nel Signore vi inviano per assicurarvi che sempre voi conservate nel loro cuore il vostro posto, e nelle loro preghiere uno specialissimo ricordo.
DA CASA MADRE - si spanderanno gli echi di tutte le vicende nostre giornaliere, che richiameranno alla mente vostra la vita felice che per tanti anni o almeno per lietissimi giorni vi avete condotta.
DA CASA MADRE - si ripeteranno a voi almeno in brevissimi accenni le gioie ed i frutti delle Missioni del Kenya e del Kaffa…».

Il bollettino riscuote subito grande successo e già due mesi dopo la sua uscita si rende portavoce della reazione dei confratelli: «Ci sono state fatte vivissime istanze a voce e per iscritto di intensificare le emissioni del nostro Da Casa Madre e questo dimostra l’attaccamento sempre crescente (Deo gratias!) al caro Istituto del quale siamo figli; e noi non possiamo rifiutarci di fare qualche cosa a questo riguardo…».

Nel primo numero del 1923 sulla testatina compare per la prima volta il motto “… perstiterunt in amore fraternitatis!” scelto in seguito ad un concorso, vinto da p. Borello Mario, missionario a Ghimbi, nel Kaffa, «che fu così sagace e fortunato da proporre quanto incontrò il gradimento generale». Nel Nº 11 del 1923, il Da Casa Madre si arricchisce di una graziosa testatina, opera del Ch. Montanari Gustavo, che sarà il segno distintivo del bollettino per una decina d’anni.

Negli anni ’40-’45, dovuto alle difficoltà della guerra, il Da Casa Madre torna ad essere un foglio di collegamento che riporta le scarne notizie dei confratelli cappellani militari al fronte e di quelli in campo di prigionia in varie parti dell’Africa, soprattutto di Koffiefontein in Sud Africa, ma anche dalla Rhodesia, dall’Uganda, dal Kenya e altri paesi
Tristissima giunge per tutti loro la notizia del bombardamento della Casa Madre avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 dicembre: «Il fabbricato che guarda corso Ferrucci è rovinato nella parte centrale, i vari porticati sono tutti pure crollati e parimenti è quasi interamente reso inservibile il vecchio fabbricato retrostante, del quale restano in piedi solo i muri maestri».
Passata la guerra, nel gennaio del 1946 «Il Da Casa Madre rinasce dalle macerie, stendardo di gioiosa e serena fraternità. È un faro che prende luminosità dal fuoco dell’olocausto di cui sono evidenti le tracce: ma, per virtù di questo sacrificio, la sua luce sarà tanto più risplendente».
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