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STORIA DI SANTITA’ PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Sergio Frassetto   

Fin dall’inizio, ogni numero si apre con “LA PAROLA DEL PADRE” che il Can.co G. Allamano - come lui stesso si firma - rivolge agli “Amatissimi figli nel Signore” e che il DCM continuerà a pubblicare (sia pure con una breve interruzione), anche dopo la sua morte, durante il susseguirsi degli anni, fino a quest’ultimo numero.
Nel primo numero, essendo in piena guerra mondiale, “La Parola del Padre” va ai suoi figli che si trovano al fronte: «Ai diletti missionari militarizzati giunga gradito l’affettuoso saluto del loro Padre e Rettore, e sia loro d’incoraggiamento e di conforto nelle fatiche e nei disagi della vita militare. Tutti, e ciascuno in particolare raccomando alla nostra SS.ma Consolata, affinché ben compresi della vocazione loro conservino integro lo spirito apostolico, pur compiendo generosamente i loro doveri verso la Patria.
Si tenga ognor presente quello che il nostro Ven. Cafasso diceva del sacerdote, e cioè “l’apostolo nella sua condotta e nei suoi costumi deve essere un uomo totalmente diverso dalla comune degli altri, come lo è pel suo grado e vocazione”.
La SS.ma Consolata vi benedica e protegga.
Aff.mo in Domino
Can.co G. Allamano, Superiore».

Il protettore annuale è una bella tradizione che lo stesso Allamano annuncia di anno in anno e di cui il DCM si fa portavoce. Significativa per noi, Missionari della Consolata, che stiamo vivendo il “Biennio della Santità”, risuona la Parola del Padre di gennaio 1919: «Siamo al principio del nuovo anno. Dando uno sguardo al passato ringraziamo Iddio dei benefici ricevuti e delle grazie che ci ha concesse, anche in mezzo alle prove, cui piacque a Lui di sottometterci. D’ora innanzi la nostra sia una vita di speranza, di sempre nuove e più abbondanti benedizioni su ciascuno in particolare e sull’Istituto. Venga presto il bel giorno in cui tutti, cor unum et anima una ripigliamo a correre la strada della santificazione nostra, sotto gli occhi della nostra SS.ma Consolata.
La B. M. Maria Alacoque, di cui è prossima la canonizzazione, sarà la protettrice di questo nuovo anno, nel quale ci sforzeremo di imitare la mansuetudine del Sacro Cuore di Gesù».

Il numero di settembre 1922 si apre con l’annuncio del Padre Fondatore della morte del confondatore, il can. Giacomo Camisassa: «Mi trema la mano, il cuore si gonfia e gli occhi versano amare lacrime nell’indirizzarvi questa breve lettera. Il nostro Vice Rettore e Vice Superiore non è più fra noi, e non lo rivedremo che in Paradiso…».

Il 16 febbraio 1926, il DCM annuncia la morte del Fondatore: «… purtroppo, il lunedì 15 febbraio, nel pomeriggio, una telefonata dal Santuario chiamava in fretta i superiori chè improvvisamente il ven.mo sig. Rettore era entrato in agonia... Ad uno ad uno tutti ci accostammo a baciargli per l’ultima volta la mano e ciascuno Egli certamente benedisse col cuore. O quanto volentieri saremmo rimasti là tutta la notte a ricevere l’ultimo suo respiro, per essere testimoni della sua beata morte! A pochi fortunati fu ciò concesso.
Recitammo, a casa, le preci degli agonizzanti dinnanzi al SS. Sacramento solennemente esposto, e ci recammo a riposo con l’ansia tormentosa di ciò che il domani ci avrebbe riservato. Ma il Padre non vide più la nuova alba del giorno terreno. Per lui alle 4,10 ant. del 16 febbraio sorse il giorno eterno, che lo circonfuse della sua luce e gli apportò il premio che Gesù da lungo tempo teneva preparato al servo fedele».

Dodici anni dopo, nel mese di dicembre del 1938, p. Gaudenzio Barlassina, superiore generale, nel DCM dà notizia ai confratelli della traslazione del Veneratissimo Padre Fondatore nella nuova chiesa della Casa Madre: «La Sua cara tomba ora è la meta dei nostri quotidiani pellegrinaggi: là ci pare di riudire la voce Sua fatta più penetrante, più persuasiva, più eloquente; di là ci si rialza con il cuore confortato, l’animo commosso, lo spirito illuminato e la volontà risoluta di seguire, a costo di qualunque sacrificio, le sante orme paterne».

Il 5 ottobre 2001 anche le spoglie mortali del Confondatore, il can. Giacomo Camisassa, vengono trasladate in Casa Madre e collocate in un’urna lignea nella cappella dell’Istituto. «Pur così diversi, il Fondatore e il Camisassa si sono completati e realizzati a vicenda nella fondazione dell’Istituto. È bene che anche ora le due urne siano insieme e trasmettano ancora ai loro figli e figlie la passione per la missione».
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