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STORIA DI GRANDI UOMINI PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Sergio Frassetto   
Poco a poco, la cronaca non è più a senso unico, da Torino all’Africa, ma anche dal Kenya, dal Kaffa (Etiopia) e dal Tanganyika cominciano ad arrivare notizie che presentano le missioni come una vera e propria “fioritura” in tutti i campi. I nomi di Nyeri, Meru, Ghekoio, Mogoiri, Egoji, Iringa, Madibira e tanti altri diventano familiari ai missionari.
Titoli come “Apostolo dell’Africa Equatoriale” (Mons. Filippo Perlo), “L’angelo di Iringa” (P. Francesco Cagliero) o “Il condottiero del Kaffa” (Mons. Gaudenzio Barlassina), ci presentano le gesta di grandi uomini che fanno grande la missione.

Nel 1924, mons. Perlo, pioniere della missione, ritorna in Patria per assumere l’incarico di vice superiore dell’Istituto e il DCM lo presenta così: «Il nome di mons. Perlo è noto ormai in tutta Italia e fuori Italia, come quello dell’Apostolo dell’Africa Equatoriale, del pioniere valoroso, dell’organizzatore ammirabile che, in un ventennio appena, coadiuvato da un manipolo di missionari… seppe trasformare tutto un Paese e un popolo grazie anche ai moderni mezzi e metodi di evangelizzazione da lui ideati ed attuati. Ne fa fede la fioritura d’opere missionarie che fanno del Kenya, a detta di tutti i missionari, la Missione modello».

E, a proposito di p. Barlassina leggiamo: «Lo conoscete. Alto, leggermente inclinato in avanti, dall’occhio vivo ed intelligente, dalla fronte larga e serena. Dotato di non comune prudenza e di grande pietà, è il secondo Prelato che la SS. Consolata donò al suo Istituto e fu incaricato di conquistare, sterpare, scassare, dissodare, erpicare, seminare, sarchiare, coltivare insomma il campo spinoso del Kaffa, tuttavia tanto promettente, fertile, ameno e salutare» (maggio 1923).

Fratel Benedetto Falda, "pioniere e capostipite dei Fratelli Coadiutori", è un’altra figura di notevole grandezza. «Partito per il Kenya nel 1903, impiantò una segheria a Tuthu, in piena foresta, dove preparava il legname per la costruzione delle case dei padri, delle suore, per le chiese e tutte le opere delle missioni». In seguito fu chiamato a lavorare al Mathari-Nyeri, poi nel Meru impiantando segherie e dirigendo laboratori di falegnameria da cui usciranno le strutture prefabbricate della maggior parte delle missioni del Kenya. «Al Fondatore, che lo accolse e lo preparò personalmente alla vita missionaria, conservò affetto e venerazione perenne. Fece tesoro dei suoi insegnamenti e li mise sempre in pratica».

Nel 1925 p. Pietro Calandri, insieme ad un gruppo di confratelli, inizia la missione IMC in Mozambico. È il vero pioniere del Niassa, al nord del Pese, dove, fra alterne vicende fonda le missioni prima di Mandimba e poi di Massangulo. Qualche anno dopo, il Nunzio dirà di quest’ultima: «Senz’essere la più antica missione della diocesi, è certamente quella più sviluppata, e la sua rinomanza è in tutta la diocesi ed oltre frontiera, per l’accoglienza fatta a tutte le creature (bianche, miste o negre) che bussano alla porta della missione».

Nel 1937 p. Giovanni Bisio parte per il Brasile: sarà l’inizio della grande avventura sudamericana di questo pioniere coraggioso e capace di ampie visioni. Morirà troppo presto, nel 1947, a soli 44 anni. «Nei pochi anni che fu al Brasile si era acquistate larghe simpatie presso ogni ceto di persone, ed aveva saputo impiantare e consolidare l’Opera nostra, dandole quello sviluppo che essa ha, promessa sicura di un radioso avvenire».

In aprile del 1944, nonostante le difficoltà della guerra, il DCM riporta "ottime notizie" da parte del p. Giovanni De Marchi che sta installando la presenza dell’Istituto in Portogallo: «La SS. Vergine dispone provvidenzialmente le cose per il sorgere della nostra casa Apostolica in Fatima» e l’anno seguente apre il seminario con 11 alunni. Questo intrepido apripista «nel 1951 darà inizio alla presenza IMC negli Stati Uniti e nel 1970 aprirà le porte al ritorno dei Missionari della Consolata in Etiopia».

La missione si allarga, ed ecco, a gennaio del 1947, l’annuncio della partenza di p. Amadio per il Canada e, a dicembre dello stesso anno, la partenza del primo gruppo di quattro missionari, guidati da p. Antonio Torasso, per la Colombia. È l’inizio di una missione che, a marzo del 1951, porterà all’assunzione del Vicariato di Florencia. Nel mese di aprile dell’anno seguente il DCM annuncia l’inizio dell’avventura nell’Amazzonia brasiliana: «È stata accettata la Prelazia di Rio Branco. Vi si recherà il Gruppo capeggiato da Mons. Nepote».

Concluso il III Capitolo Generale, ad ottobre del 1949, il nostro bollettino annuncia l’elezione di p. Domenico Fiorina come superiore generale, destinato a guidare l’Istituto per un ventennio (1949-1969): «Molti l’hanno conosciuto nei suoi anni di Direttorato di Casa Madre. L’hanno apprezzato e soprattutto lo hanno amato. Hanno visto in Lui il religioso esemplare, l’uomo comprensivo, giovane coi giovani, prudente, non tardo; moderatore, non spegnitore dell’entusiasmo e generosità delle giovanili iniziative; l’uomo che sapeva ispirare fiducia, dare al dovere da compiere il timbro del voluto e non dell’imposto».

Nel 1969 gli succederà p. Mario Bianchi: «Ha servito la missione servendo l’Istituto, con impegno, intelligenza e senso di responsabilità... in un periodo non facile: erano gli anni del dopo Concilio, tempo di rinnovamento, anche di contestazione. Dal Concilio ha cercato di assorbirne lo spirito per farsi poi interprete fedele e coraggioso nell’Istituto».
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