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BEATO CHARLES DE FOUCAULD
Carissimi Missionari, Il Beato Charles de Foucauld sarà il protettore speciale dell’Istituto per l’anno 2007. Contemporaneo del nostro Fondatore, è stato un cristiano che ha saputo interpretare e proclamare il Vangelo, usando l’eloquenza del silenzio, la forza nella debolezza, la sapienza nella stoltezza della croce.
Brevi linee biografiche Charles de Foucauld (Fratel Carlo di Gesù) nacque a Strasburgo in Francia, il 15 settembre 1858, in una nobile famiglia. La sua prima infanzia venne marcata dalla profonda religiosità della madre. Perse la fede a 16 anni e rimase in uno stato di indifferenza religiosa per più di dodici anni. Conosciuto da tutti come amante del piacere e della vita facile, sapeva rivelare, nonostante tutto, una forte e costante volontà nei momenti difficili.
Nel 1878 entrò nell’esercito e, come sottotenente, partì alla volta dell’Africa, nell’epoca in cui la Francia colonizzava l’Algeria. In seguito si congedò dalla vita militare per dedicarsi ad esplorare il Marocco (1883-1884). Questo viaggio lo cambiò profondamente. Si imbatté in mussulmani "che vivono continuamente alla presenza di Dio" e ne rimase fortemente turbato. La domanda su Dio gli sorse allora come conseguenza immediata: «Mio Dio, se esistete, fate che Vi conosca». Rientrato in Francia, sotto la guida dell’Abbé Henri Huvelin ritrovò Dio nell’ottobre del 1886. Aveva 28 anni. «Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo».
Un pellegrinaggio in Terra Santa gli rivelò poi la sua vocazione: seguire ed imitare Gesù nella vita di Nazaret. Visse sette anni in Trappa, prima a Nostra Signora delle Nevi, poi ad Akbès in Siria. In seguito passò a vivere presso le Clarisse di Nazaret, nella preghiera, in solitudine e in una grande povertà. Ordinato sacerdote a 43 anni (1901), nella Diocesi di Viviers, ottenne di recarsi nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbés, povero tra i più poveri, poi più a sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar. La sera del 1º dicembre 1916, durante il saccheggio del suo eremo, un giovane lo uccise, sparandogli alla testa. I suoi resti, ad eccezione del cuore che rimase in un’urna a Tamanrasset, furono traslati a El-Golea.
Un cammino sulle onde Dopo l’ordinazione sacerdotale (1901) e l’esperienza di Beni-Abbés, si stabilisce definitivamente a Tamanrasset (1905), in pieno deserto, per dedicare la sua vita ai Tuareg. Egli sceglie un “modo nuovo”, paradossale, di vivere la propria vocazione volendo porre i propri passi esattamente nelle orme di Gesù. La testimonianza di santità che offre alla Chiesa e al mondo si caratterizza per un singolare stile di “sequela”, che potremmo chiamare una “coincidenza degli opposti”: contemplazione e azione, sosta solitaria con Dio e dedizione senza condizione ai fratelli, annientamento della croce e amicizia fraterna, eroismo in vita e casualità in morte. È un convertito che testimonia l’irruzione di Dio nella propria vita e il bisogno prorompente di annunciarlo agli altri. Innamorato di Gesù, vuole seguirlo, imitarlo e annunciarlo fino agli ultimi confini del mondo e fino alla fine dei secoli.
Il discernimento, garanzia di fedeltà alla volontà di Dio Il suo cammino di discernimento si contraddistinse sempre per un amore radicale al Signore, per l’impegno a conformarsi interamente a lui, senza mai dimenticare l’assolutezza del dono ricevuto e l’impegno a restituirlo attraverso l’offerta di se stesso al Signore. Il Beato Charles ha saputo entrare in una relazione viva con Gesù e applicare all’esistenza quotidiana il progetto che scaturiva dalla Parola stessa. Essa gli ha fatto capire che la volontà di Dio si rivelava maggiormente là dove la carità viene sollecitata a individuare e a rispondere ai bisogni sempre nuovi della gente e alle urgenze vive e palpitanti della storia nel contesto in cui viveva.
Disponibilità alla conversione continua Impressiona la radicalità della conversione di de Foucauld. Rompe con il suo passato, deciso a mettersi totalmente al servizio di Dio. Non è mai stato un uomo di mezze misure. Ha sempre voluto andare fino in fondo in ogni cosa. Anche nella conversione: «Non cerchiamo di correggerci a metà, di convertirci a metà, è impossibile; bisogna giungere a convertirci completamente, altrimenti non ci convertiremo mai».
Una spiritualità radicale e profetica Il nucleo centrale della spiritualità del Beato Charles de Foucauld gira attorno alla “spiritualità di Nazaret”. Nazaret è un luogo, un’esperienza, un simbolo nella sua spiritualità. Vivere da “piccolo fratello di Gesù a Nazaret” è sicuramente la costante che illumina la sua avventurosa vocazione religiosa e unifica l’itinerario della sua maturazione ecclesiale. Gli elementi fondamentali della spiritualità di Nazaret possono essere sintetizzati nel seguente modo: - Imitazione del “nostro amatissimo Signore Gesù”. - Adorazione eucaristica. - Opzione preferenziale per i poveri. Optare per i poveri è vivere nel loro mondo ed esprimere verso di loro un amore critico, solidale e impegnato. - Amore per la Chiesa. - Obbedienza al direttore spirituale - Preghiera e fecondità contemplativa. Charles era convinto che esiste una fecondità che non dipende dall’azione: è quella che possiede uno stile di vita contemplativo, che cerca di vivere lo spirito di Nazaret e dà importanza ai rapporti fraterni e di amicizia, e alla gratuità del dono. - Evangelizzazione liberatrice. Affinché avvenga un vero inserimento in qualunque luogo della terra, de Foucauld crede che il cristiano dovrà partire sempre dal modo di agire di Dio, come appare dai Vangeli, e accogliere e apprezzare tutto ciò che di buono e peculiare è presente in ogni popolo e cultura.
Un santo alla nostra portata Sull’esempio del Beato de Foucauld, siamo chiamati anche noi ad essere Chiesa, nella fraternità evangelica, che fa della carità il comandamento supremo. Siamo chiamati a vivere la santità nella vita quotidiana. Una santità che si esprime nella comunione profonda con Dio, nel lavoro e vicinanza alla gente, per rendere la nostra vita più simile a quella di Gesù nei trent’anni trascorsi a Nazaret.
«Leggere e rileggere incessantemente il santo Vangelo»: Il Beato Charles si convertì a Dio attraverso il Vangelo. La ricerca vocazionale e la sua intera vita spirituale sono state, fino alla morte, sotto il segno del Vangelo meditato, ruminato, assimilato, vissuto. Nella vita di ogni comunità missionaria, il primato del Vangelo deve assomigliare al seme che germina e fruttifica nell’oscurità e nel silenzio, per poi diventare cibo abbondante per tutti coloro che hanno fame. «Farsi tutto a tutti per donare tutto a Gesù»: è questa un’altra caratteristica che deve contraddistinguere la nostra vita che, come quella di Gesù Cristo, diventa dono a favore di tutti gli uomini.
«Diventare un’altra Maria vivente e operante»: «Io mi propongo di custodire in me la volontà di lavorare per trasformarmi in Maria, allo scopo di diventare un’altra Maria vivente e operante». Anche il nostro modo di vivere e operare in mezzo alla gente trovi nell’esperienza mariana del Beato Charles un’ulteriore spinta ad incarnare quello stile di consolazione “materno” e “missionario” che abbiamo imparato dal nostro Beato Fondatore.
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