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STORIA DI MARTIRO E SOFFERENZA |
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Scritto da p. Sergio Frassetto
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Il 28 settembre 1953 la Mau Mau, movimento rivoluzionario del Kenya, assalta la missione di Imenti ferendo gravemente p. Edmondo Cavicchi e uccidendo sr. Eugenia Cavallo. Sono i primi Missionari della Consolata vittime della violenza. Tra i suoi martiri l’Istituto annovera p. Michele Stallone che, il 19 novembre 1965 viene ucciso da una banda di Shifta presso Loyangallani, Kenya, dove si era recato «per iniziare le pratiche per aprire in quella località un dispensario e una scuola a vantaggio della tribù degli Ol Molo».
Il 1º novembre 1968 viene ucciso p. Giovanni Calleri, un missionario entusiasta ed attivo che, dal ’65 al ’68, aveva lavorato, con molto successo, tra gli indios Yanomami del Catrimani (Roraima) conquistandosi la loro simpatia. Il governo stava costruendo la strada transamazzonica, ma doveva fare i conti con alcune tribù ostili. Per questo gli fu chiesto di guidare una spedizione allo scopo di pacificare questi indigeni. «Accettai… il coraggio non mi è mai mancato. Se il nostro Istituto non accettava di intervenire erano duemila indios che venivano massacrati con bombardieri… Sinceramente, non sono sicuro di farcela. Ci metterò tutta la prudenza e studio per evitare momenti brutti. Ma una cosa è certa: questi gruppi di indios sono espertissimi nel cogliere l’individuo quando meno se lo aspetta». «Con queste ultime parole p. Calleri descriveva la triste fine che gli sarebbe toccata pochi giorni dopo: era del resto disposto e preparato a perdere la sua vita terrena per il bene di quegli indios e meritare col suo sacrificio di essere loro intercessore in Cielo».
Il 17 ottobre 1972 la missione paga nuovamente il suo tributo di sangue, in Mozambico, con il sacrificio di p. Guerrino Prandelli che, di ritorno alla propria missione di Nova Esperança, perde la vita nello scoppio di una mina posta lungo la strada. Una strada che aveva voluto percorrere da solo, nonostante il pericolo, per portare cibo ai suoi lebbrosi.
L’11 gennaio 1981 una banda di Ngorokos uccide p. Luigi Graiff a South Horr, Kenya. E il 14 settembre 1998 anche p. Luigi Andeni, nella missione di Arcer’s Post perdeva la vita a causa di alcuni banditi.
Il Mozambico costituisce una storia di sofferenza a parte. Nel 1976, p. Eugenio Menegon scrive sul DCM: «Qui hanno nazionalizzato tutto anche la macchina da scrivere… Ora aspettiamo con trepidazione altri sviluppi per conoscere la nostra sorte… Restiamo in attesa e confidiamo nella Provvidenza divina… Io penso che ci trasformeremo in missionari itineranti o ambulanti a lungo giro. Stiamo, infatti, organizzando le piccole comunità di cristiani, con i loro responsabili o anziani, e possibilmente con un capo, che può essere catechista o no, ma che avrà il potere di esercitare dei ministeri: Parola di Dio, Battesimi, Matrimoni, Unzione degli infermi».
A lui fa eco p. Severino Bordignon: «Il cerchio si stringe sempre più e noi siamo considerati un peso. Adesso ci è proibito di visitare le comunità durante la settimana e non si può incoraggiare i cristiani ad andare in Chiesa. È una purificazione che la Chiesa, come tale, sta passando giorno per giorno. Cammino difficile, come un duro sacrificio, che solamente la fede di essere prete per gli altri, di non badare a noi, di credere e di accettare perché è Dio che vuole tutto questo, aiuta a sopportare».
La situazione peggiora mano a mano e sfocia nell’arresto e successiva espulsione dei padri Armanno Armanni e Mauro Calderoni il 13 agosto 1977. Stessa sorte capita a p. Bordignon, a novembre del 1978. Il 16 settembre 1982 i guerriglieri della Renano sequestrano i pp. Alessandria, Adelino e quattro Suore della Consolata. Saranno liberati il 30 novembre nello Zimbabwe. Il 15 febbraio 1991 i guerriglieri della Renano uccidono p. Ariel Granada mentre è in viaggio e feriscono p. José Martins da Rocha.
Anche l’Etiopia rappresenta un campo difficile da arare. Il 6 marzo 1980 l’Istituto assume la responsabilità della Prefettura Apostolica di Meki, dove sta lavorando in diverse missioni, tra enormi difficoltà causate dal governo marxista: «La strategia marxista non usa ergersi brutalmente contro le missioni, anche se talora lo fa, ma ne rende la vita grama, soprattutto con il metodo dello strangolamento al rallentatore, non permettendo l’ingresso di nuovi missionari… Così si muore di morte naturale» (P. G. Bonzanino).
Roraima rappresenta una storia di lotte e di sofferenze dove i nostri missionari hanno scelto di stare in prima linea, accanto agli indigeni, ai contadini e a tutti i poveri. Il DCM di giugno 1980 annuncia la campagna per il parco yanomami e per i diritti degli indios brasiliani allo scopo di "demarcare le terre delle popolazioni indigene di Roraima e impedire il genocidio degli indios". «L’11 dicembre 1998, con la firma del decreto 820 del Ministero di Giustizia che riconosce il diritto del possesso della terra da parte degli indios che ancestralmente hanno abitato nella regione AIRASOL, si realizza il sogno di quasi tre decadi di lotta dei popoli Macuxi Wapixana, Taurepang e Ingarikó.
Questa è una vittoria soprattutto dei popoli indigeni del Brasile... Senza dubbio, è anche una vittoria dei Missionari della Consolata che dal 1948 sono presenti in questa regione... Attraverso le colonne del Da Casa Madre vogliamo ringraziare tutti i missionari e benefattori che hanno partecipato a questa lotta, hanno fatto grandi campagne per la demarcazione della terra e hanno lavorato instancabilmente con il progetto “Una mucca per l’indio”, il quale ha aiutato le comunità a recuperare e occupare il loro territorio». Sono stati anni di lotta, minacce e persecuzione per la Chiesa di Roraima, specialmente per i Missionari della Consolata e per il vescovo, mons. Aldo Mongiano. Persecuzione che continuerà negli anni a venire e che ha visto il breve sequestro di tre missionari (fr. Juan Carlos Martínez, p. Ronildo Pinto e p. César Avellaneda) dalla missione di Surumú, il 6 gennaio 2004, da parte dei fazendeiros e alla successiva distruzione della missione il 17 settembre 2005.
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