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STORIA DI CONSOLAZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Sergio Frassetto   
Tra le prime opere a cui si sono dedicati i missionari nel fondare una missione c’è sempre stata la costruzione della scuola ritenuta fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un popolo. Nel 1928 p. Pietro Calandri fonda la missione di Massangulo (Mozambico) e subito inizia la costruzione di internati e scuole tra cui quella da lui tanto curata, di Arti e Mestieri. Da questa scuola che, nel corso degli anni, arriverà ad accogliere fino a 500 studenti, animata con instancabile entusiasmo per tutta la vita da p. Luigi Wegher, usciranno uomini politici, governatori e professionisti in ogni campo.

Nel 1960 p. Tarcisio Rossi fonda la scuola di Kerugoya. (Kenya). «Partita con un piccolo gruppo di alunni, in poco tempo divenne la migliore della regione. Fondata su solide basi, si propose di preparare, attraverso lo studio, gli uomini del domani, capaci di assumere le proprie responsabilità di fronte alla vita». Nel 1967 lo stesso p. Rossi crea il complesso di Sagana (Kenya) dove avvia anche la Scuola Tecnica. «L’istituto offre due tipi di corsi professionali: per ragazzi delle medie (falegnameria, saldatura e carpenteria metallica, edilizia e cucito) e per giovani del liceo (motoristica, carpenteria metallica e scuola grafica)».

Nel 1962, a Bogotá (Colombia), inizia il Colegio José Allamano: una scuola attualmente frequentata da circa 1680 alunni. «Molti Missionari della Consolata hanno lasciato la loro impronta in generazioni di giovani, inculcando disciplina, serietà accademica, formazione cristiana e missionaria. Gli alunni diplomati nel Colegio José Allamano fino ad oggi sono 5600».
Nel 1967, a Calungá, Boa Vista (Brasile), viene fondata la scuola industriale ed agricola. «Ha lo scopo di preparare tecnici per le necessità del Paese ed è aperta tanto agli indios come ai bianchi immigrati. Le officine sono dirette da fratelli coadiutori».
Nel 1999, nella grande favela di Gauyaquil (Ecuador) p. Felice Prinelli impianta una grande scuola che oggi è frequentata da 650 alunni.

In Mozambico, nel 1996, grazie ai Missionari della Consolata che la guidano e la sostengono, è sorta l’Università Cattolica le cui diverse facoltà sono distribuite in varie città al centro e al nord del Paese per favorire lo sviluppo di queste regioni depresse.
Sempre in Mozambico, a partire dagli anni ’90, ha fatto parlare di sé il lavoro scientifico condotto da p. Giuseppe Frizzi, a Maúa, di salvaguardia e diffusione della cultura macua, che ha prodotto la traduzione completa della Bibbia in macua-scirima, testi liturgici e scolastici, la grammatica e il dizionario e la creazione del Centro di Studi Scirima per lo studio e la valorizzazione di questa cultura.

«Il lavoro pastorale non è più uniforme come un tempo. I nostri missionari si distinguono per lo sforzo teso a promuovere pastorali inculturate, rispettose delle varie culture, capaci di assumere i valori più profondi e “naturalmente” cristiani delle etnie e di promuovere la partecipazione dei laici in tutti gli aspetti della vita ecclesiale».
Ed ecco, allora, la pastorale indigenista in Brasile (Roraima), nella regione di Punín e Licto, in Ecuador e nel Vicariato di San Vincente in Colombia.

In questo Paese, nella Valle del Cauca, un’équipe di missionari guidati da p. Antonio Bonanomi, dal 1984 porta avanti un progetto di coscientizzazione, partecipazione e liberazione fra gli indigeni Nasa con straordinari risultati sul piano culturale, politico, economico e religioso. Fra le varie realizzazioni va evidenziato il "CETEPAN “Centro di spiritualità, teologia e pastorale Nasa” inaugurato nel 2000 e poi il CECIDIC “Centro di educazione, abilitazione e ricerca per lo sviluppo integrale della comunità”, costituito da un liceo, una scuola di arti e mestieri, un centro di piscicoltura, una scuola di comunicazione e una scuola agraria. A tutto ciò si aggiungono quattro facoltà universitarie: scienze naturali, etno-educazione, economia e sviluppo, diritto e amministrazione». Il progetto Nasa ha ricevuto il “Premio Ecuatorial 2004” dell’ONU come “progetto di sviluppo modello”.

Sempre in terra colombiana, al sud, nella regione amazzonica, alla fine degli anni ’80 nasce, ad opera di p. Giacinto Franzoi, il progetto “No alla coca, sì al cacao”. L’iniziativa ha portato una decina di gruppi agricoli a sostituire la coltivazione della coca con l’attività dell’allevamento del bestiame e la creazione di piantagioni di cacao.

La pastorale degli afro-discendenti, nella costa Atlantica e a Cali, in Colombia, nel Sertao, al nord del Brasile e a Barlovento in Venezuela, l’impegno con i poveri e gli emarginati delle grandi periferie urbane di Nairobi, Caracas, Guayaquil, Rio de Janeiro e Salvador qualificano in maniera significativa l’attività missionaria attuale come “opera di consolazione”.

«Il Parlamento dell’Ecuador ha decorato l’Istituto, e p. Felice Prinelli con la medaglia d’oro, per il lavoro di evangelizzazione integrale svolto dai nostri missionari a favore dei poveri della favela di Guayaquil». Ed ecco ancora «ES.PE.RE (Escuela de Perdón y Reconciliación), il programma ideato dai pp. Leonel Narváez e Gianfranco Testa, che nel trend di odio-vendetta che caratterizza l’attuale società, propone un altro paradigma di valori basati sul perdono e la riconciliazione fraterna».

Sono espressione di consolazione anche gli ospedali, come quello di Gambo, in Etiopia, che raccoglie molti lebbrosi; di Neisu, in Congo e Ikonda, in Tanzania, che accolgono molti aidietici e di Wamba nella diocesi di Mararal in Kenya... senza contare quelli che sono stati ceduti alle diocesi: Nyeri, Nkobu, Iringa, ecc. Assieme ad essi vanno annoverati centinaia e centinaia di dispensari, centri di salute, e centri caritas che fin dall’inizio hanno accompagnato l’opera di evangelizzazione.

In Kenya, a partire dal 1962, «p. Francesco Soldati, a Tuuru, costruisce il villaggio per poliomielitici, la cui fama ha fatto il giro del mondo grazie al documentario “Il miracolo delle stampelle”». Sempre al suo impegno si deve il Tuuru Water Scheme, realizzato da fr. Giuseppe Argese: «il più grande acquedotto non governativo del Kenya, definito dalla Misereor il fiore all’occhiello di tutti i loro interventi di carità del mondo», un’opera meravigliosa che porta acqua a più di 250 mila persone.

Non ultimi come valore e significato sono i progetti caritativi “Familia ya Ufarigi” in Kenya e “Faraja House” in Tanzania per ragazzi di strada o in difficoltà.
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