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Scritto da p. Sergio Frassetto
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Il futuro è rappresentato dalla capacità di leggere le nuove sfide che si affacciano all’orizzonte della missione come segni dei tempi e di dare risposte coraggiose in linea con il carisma perenne del Fondatore. Tra le più significative, vanno segnalate l’impegno per la giustizia e la pace e l’integrità del creato e il sorgere dei Laici Missionari della Consolata.
L’Asia, soprattutto, esprime la grande sfida del futuro: il 18 gennaio 1988 i primi quattro Missionari della Consolata partono per la Corea. È l’inizio della missione in Asia che qui in Corea si specifica come animazione missionaria, servizio ai poveri e dialogo interreligioso. Il 20 luglio 2003 un’équipe di tre missionari e cinque missionarie inizia la presenza IMC in Mongolia. Dopo quattro anni di studio della lingua, il 19 settembre 2007, viene aperta la prima missione ad Arvaikheer.
Il 10 settembre 2004 è la volta di Gibuti che viene raggiunto da un gruppo di tre confratelli e quattro consorelle. «Un aspetto importante del cammino fatto dai nostri due Istituti è rappresentato dal discernimento permanente di fronte alle nuove sfide missionarie e le risposte che si concretizzano in opzioni sempre più specifiche. Ciò permette di superare un certo tipo di evangelizzazione indifferenziata. Gibuti è un frutto di questo discernimento proposto dal X Capitolo Generale. È un’opzione specifica: vuol essere presenza e incontro col mondo musulmano».
Lo spirito che anima i Missionari e le Missionarie della Consolata nell’intraprendere queste nuove “avventure” missionarie è quello di «testimoniare il vangelo di Gesù nella vita quotidiana, lavorare insieme nella promozione umana dei più poveri, soprattutto con la carità, condividere, per quanto è possibile, le diverse esperienze di vita spirituale e promuovere una conoscenza reciproca delle diverse vie della rivelazione di Dio. Lo spirito di fraternità sarà un aspetto molto importante per inserirsi in questa nuova realtà. Insieme, Missionari e Missionarie, con la comunità cristiana locale, siamo chiamati a rendere comprensibile la buona notizia di Gesù». Conclusione
Questa è una storia che il “Da Casa Madre” ha raccontato durante 88 anni. Adesso la rivista cartacea va in pensione. È l’ora di internet. Inizia una storia nuova che altri racconteranno. Magari fra 80 anni! Noi non possiamo che essere soddisfatti di questa che vi abbiamo raccontato. Deo gratias.
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