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LA PRIMA MISSIONE MC/IMC
Al mattino verso le 9,00, nella festa di S. Gennaro (19 settembre), è partito da Ulaanbaatar il gruppo con destinazione Arvaikheer. Ne fanno parte: p. Giorgio e le suore Giovanna, Lucia e Sandra Non si tratta di una delle tante visite a questo capoluogo di regione, a 400 km a sud ovest della capitale, ma del primo nucleo di missionari che parte per dare inizio a questa nostra prima missione in Mongolia.
Due anni fa avevamo iniziato lo studio e il discernimento per questa nuova apertura che ci ha visti viaggiare per migliaia di chilometri in tutte le direzioni per vedere e conoscere vari luoghi. Numerosi gli incontri con il vescovo, persone mongole, e autorità locali. Poi, finalmente, la decisione: Arvaikheer sarà il luogo della nostra prima missione e la regione dell’Uvurkhangai dove inizieremo a muovere i primi passi. La proposta viene approvata dalle due Direzioni Generali, quindi le varie tappe per così dire di “avvicinamento” vengono avviate (visite al luogo, incontro con le autorità, raccolta di informazioni dettagliate, ricerca di un posto dove iniziare ad abitare....).
Perché Arvaikheer? 1. È la regione con il più alto numero di abitanti (111.420). 2. È uno dei capoluoghi di regione più vivaci e popolati (22.000) e con un significativo numero di Sym ((21 villaggi). 3. È una città e una regione in cui dal 1250 (arrivo dei primi missionari alla corte del Gran Khaan) non c’è una presenza di missionari cattolici. 4. La Chiesa cattolica è conosciuta ed apprezzata dall’amministrazione locale per gli interventi già operati dalla Caritas 5. In città c’è un tempio buddista abbastanza grande.
Uno dei centri della regione è la famosa capitale Kharkhorin (o Karakorum) indicataci come possibilità di presenza dall’attuale nunzio apostolico, come segno del ritorno dei missionari nell’antica capitale mongola. Anche il governo centrale a più riprese avrebbe progettato di spostare proprio qui la capitale del Paese. Pochi però credono alla fattibilità del progetto per gli investimenti che richiederebbe e che non sono alla portata delle risorse della nazione. C’è un precedente modello di sviluppo attuato dalla Caritas che ci sembra interessante: un intervento su progetti concordati che hanno continuato poi in autogestione (asilo, scuola...). Una strada in gran parte asfaltata, che corre per 420 km, collega la capitale Ulaanbaatar a questo centro di provincia e, considerate le condizioni climatiche invernali da queste parti, non è cosa da trascurare. Al di là delle note relative al luogo, ci siamo dati anche alcuni punti che potessero diventare linee guida per dire il “come” della nostra presenza in Arvaikheer che abbiamo sintetizzato sotto questo titolo:
UNO STILE DI MISSIONE 1. Per rispondere alle intenzioni dei nostri Capitoli e Direzioni Generali. a. Ad Gentes e Primo Annuncio nel segno dell’itineranza.
2. Esprimendo chiaramente la nostra identità. a. Chiarezza nel presentarci come persone di Dio. b. Per radunare la gente nel nome e attorno al Signore. c. Costruendo la Chiesa.
3. Sostenuti da una profonda spiritualità contaminata dalla tradizione asiatica. a. Sguardo attento e “contemplativo” per leggere i “segni” che il Signore ci rivela lungo il cammino.
4. Con un radicato stile comunionale nei rapporti comunitari e nelle relazioni sociali. a. Considerando la comunità come ricchezza primaria. b. Dalla comunione sgorga la missione (“vi riconosceranno dall’amore tra di voi”). Implica collaborazione, fraternità, complementarietà, dialogo, apertura e partecipazione. c. Nelle pianificazioni comunitarie. d. In comunione con la Chiesa locale.
5. Nel segno della “Consolazione”. a. I più bisognosi sono i nostri prediletti. b. Attenzione a bisogni e necessità della gente. c. Favorendo “ciò che dà vita”. d. Capaci di rendere le persone soggetti del proprio sviluppo.
6. Con semplicità. a. Nella vicinanza e condivisione con la gente (famiglie e giovani…). b. Con visite e contatti diretti. c. Nella “leggerezza” delle nostre strutture.
7. Con un’azione apostolica di qualità. a. Offrendo alla Chiesa locale il nostro specifico contributo allo sviluppo di una pastorale inculturata.
Nella messa di invio del primo gruppo ci siamo detti che questa nuova apertura è certamente un dono che Dio fa ai nostri Istituti, alla nostra Chiesa della Mongolia e alle nostre comunità che qui risiedono. Un dono cercato e chiesto al Signore. È anche un challenge perché chiamati ad iniziare una presenza di chiesa dove non c’è mai stata. Alla Consolata e al Fondatore abbiamo affidato questi primi timidi passi. Insieme a Loro abbiamo pregato anche sr. Leonella, scomparsa tragicamente in Somalia proprio in questi giorni. A tutti chiediamo un ricordo nella preghiera.
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