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In questi mesi sono andato a sostituire il parroco di Ikonda che era in vacanza. C’era molto da fare e il tempo è volato via. La missione è grande e proprio in questo periodo si può lavorare pastoralmente di più perché non piove, le strade sono asciutte e si può andare in tutte le comunità. Alcune di loro rimangono isolate per quasi sei o sette mesi all’anno. La visita a queste comunità più lontane è stata un’esperienza drammatica e indimenticabile per più di un motivo. Una di esse ha perfino un’attrazione con la quale sembra voler compensare chi si avventura fin là: offre al visitatore una straordinaria vista panoramica sulla grande macchia azzurra del Lago Niassa e, nei giorni limpidi, permette all’occhio di spaziare fino al Malawi lì di fronte.
Raggiungere queste comunità è un’autentica sfida alle capacità dell’autista e della macchina che deve arrampicarsi con le quattro ruote sulla strada ripida e a strapiombo. Un volta, alcune persone che venivano con me, vedendo la difficoltà e il pericolo della strada, si sono messe a pregare. È andato tutto bene, grazie a Dio, ma non sono mancati dei buoni brividi di paura. Il famoso freddo di Ikonda si sta ritirando lentamente. Ma la parrocchia è un po’ protetta dalle montagne che la circondano. Diversa è la situazione dei villaggi: appollaiati sulla montagna, di giorno sono baciati da un bel sole primaverile, ma di notte sono sferzati da un vento gelido. Io ho avuto la fortuna di visitarli quando le piogge stavano terminando. E, dove adesso si alzano dense nubi di polvere, prima si interravano le ruote nel fango. È stata una fortuna poter iniziare il mio lavoro senza la preoccupazione per la strada scivolosa, ma non tarderà molto a tornare così.
Mentre attendevo alla vita pastorale della missione, organizzando le attività secondo le mie possibilità, ho iniziato a mettermi dentro i meandri burocratici della parrocchia, della diocesi e delle istituzioni locali per far avanzare il processo di costruzione della nuova parrocchia. Era necessario chiarire bene i confini del terreno e i diritti di occupazione. Dato che il missionario incaricato se n’era andato e ha prolungato la sua assenza per cure mediche, il processo si è un po’ paralizzato e per certe cose è stato necessario rifare ciò che era già stato combinato, ma non sufficientemente documentato.
Questa fase è quasi finita. Abbiamo il semaforo verde per costruire quello che è previsto nella prima tappa: residenza parrocchiale e salone che servirà da chiesa. Ma è necessario avere l’acqua sul posto portandola da una fonte a quasi tre km di distanza: questo è ora il compito principale. E siccome “andiamo a bere” dove la scuola secondaria, vicina alla futura parrocchia, ha i “diritti di pesca”, è stata necessaria una trattativa previa che soltanto ora si sblocca. Credo che la cosa adesso sia incamminata.
L’incarico per il quale sono venuto inizialmente a Ikonda, ossia sostituire il parroco durante le vacanze, è terminato. Ma, invece di andarmene, ne ho ricevuto un altro. I passi dati in relazione all’opera che sta sorgendo e il ritorno del parroco in sede, hanno indotto i superiori a decidere la mia permanenza qui con due incarichi: aiuto alla missione come vice parroco e incaricato dei lavori della costruzione. Così, improvvisamente mi ritrovo “impresario civile”. Beh, non è proprio così: più che altro svolgo la funzione di intermediario tra l’impresa e i mandatari dell’opera che sono la Regione e la Diocesi. Ad ottobre daremo inizio formale a questa nuova fase: coordinare la pastorale con il parroco e far arrivare l’acqua per i lavori della costruzione. E con questa prospettiva piena di speranza ti lascio fino alla prossima.
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