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TORINO - UNA VITA “PER-DONO” PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Antonio Giordano   
Il 4 ottobre 2006, nel Santuario della Consolata, la diocesi di Torino ha voluto celebrare il ricordo di sr. Leonella Sgorbati, Missionaria della Consolata, che ha donato la sua vita a Dio, nel martirio, a Mogadiscio, in Somalia, il 17 settembre scorso.
L’eucaristia, presieduta dal card. Severino Poletto, inizia alle ore 18,15. Un poster presenta sr. Leonella in abito bianco, proiettata sullo sfondo scuro dell’Africa insanguinata. Le sue ultime parole: “perdono-perdono-perdono”, non solo indicano il gesto cristiano con cui ha perdonato chi l’ha uccisa, ma anche il senso costante della sua attività missionaria in Kenya prima e in Somalia poi, di offrire tutto “per-dono” a Dio.

Il santuario è gremito: tante le Missionarie della Consolata che formano una fitta corona di fronte all’altare, attorno al quale numerosi Missionari della Consolata concelebrano con il Cardinale. La Superiora Regionale MC introduce la solenne liturgia con una breve e toccante narrazione del triste fatto avvenuto a Mogadiscio la tarda mattinata del 17 settembre dove, assieme a sr. Leonella, ha perso la vita anche la guardia musulmana che le faceva da scorta. Aggiunge alcune appropriate riflessioni sul significato del martirio dei due come dialogo tra Cristianesimo e Islam. E conclude: «Grazie, sr. Leonella, per il luminoso esempio che ci lasci; ottienici da Gesù la forza di camminare sui tuoi passi».

Il celebrante inizia col saluto di rito: «La pace sia con voi», e commenta: «sono stato incerto se celebrare “in onore” di sr. Leonella o “in suffragio”… è prevalsa in me la prima opzione. Celebriamo quindi in onore di S. Francesco e uniamo il sacrificio totale che Sr. Leonella ha offerto a Cristo, consumandosi per i fratelli, in un’offerta piena a Cristo come Francesco».

Si ha l’impressione che il beato Giuseppe Allamano stia guardando, da quel coretto che sovrasta l’altare, le sue figlie e i suoi figli che fanno corona intorno al loro Pastore, il Vescovo della diocesi di Torino, da lui sempre amato come padre e sulla cui parola gettò la rete fondando gli Istituti dei Missionari e delle Missionarie della Consolata. «Dovete amare la missione fino a dare la vita per i fratelli»: sono le sue parole che oggi ancora una volta si avverano aggiungendo una nuova martire alla lista, di oltre dieci nomi, di coloro che hanno versato il sangue per il Vangelo.
Le note solenni del grande organo intonano il Gloria, che diviene un canto di gioia con cui ringraziamo Dio per l’amore totale di Francesco e Leonella a Cristo.

All’omelia il Cardinale commenta il Vangelo del giorno: «Grazie, Padre, che hai rivelato queste cose ai semplici… perché così è piaciuto a te» (Mt.11,25). Le sue parole sono dense di pensieri e ricordi personali. Nel 1986, infatti, egli fu in Kenya dove guidò tre corsi di esercizi spirituali, due ai Missionari e uno alle Missionarie e, tra esse, c’era anche sr. Leonella. Ebbe occasione di andare anche al Nazareth Hospital, gestito dalle Suore della Consolata, vicino a Nairobi, dove ora riposano i suoi resti mortali accanto alle tombe di tante altre Missionarie.

«Sr. Leonella - continua il Cardinale -, non solo si è consacrata a Cristo, ma ha fatto il supremo atto di amore, dando la propria vita e, ad imitazione di Gesù, prima di spirare, ha supplicato Dio mormorando “perdono-perdono-perdono”. È il martirio di amore che fa di lei il chicco di frumento che cade in terra e muore per produrre molto frutto. Il martirio è la più totale purificazione: sr. Leonella il 17 settembre, noi lo crediamo, ha incontrato l’Allamano nel Paradiso dei santi».

Durante la liturgia aleggia in tutto il Santuario, «Cuore della diocesi, cuore e culla dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, che ai piedi della loro Madre sono cresciuti fino ad estendersi in tutto il mondo» (sono ancora parole del Cardinale), un senso di tensione spirituale che unisce invisibilmente i presenti e li porta ad una esplosione di gioia nel canto della Comunione quando il Corpo Mistico della Chiesa si ciba del Corpo Sacramentale del Cristo. Al termine della celebrazione, dopo la benedizione solenne del Cardinale, i fedeli, le Missionarie e i Missionari lasciano il santuario con la certezza che una nuova protettrice li assiste dal cielo.
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