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ADELINA: DONNA DAL CUORE MISSIONARIO
Il 15 agosto, festa dell’Assunta, ha concluso la sua vita Adelina Vaio Reimander. Una donna che ha dedicato la sua vita agli altri, in particolare alle missioni. Dama missionaria fin dal tempo della fondazione del gruppo da parte di p. Giuseppe Mina, abitava ancora a Rivoli e veniva al Castello in bicicletta, dopo il lavoro alla Philips, per aiutare nei lavori di cucito e rammendo. Con il tempo e con l’apertura del Seminario di via Arnò iniziò anche ad aiutare i seminaristi: era diventata la loro guardarobiera!
Non negò mai il suo contributo, anche personale, a coloro che, raggiunta la terra di missione, si trovavano a chiedere aiuto per realizzare un progetto, magari piccolo dal nostro punto di vista, ma molto importante per chi si trovava a non avere niente se non la fede e le proprie mani. Le circostanze che i missionari le descrivevano nelle loro lettere (anche via da Alpignano la portavano sempre nel cuore e durante i loro rimpatrio non mancavano mai di venirla a trovare e di tenersi in contatto con lei) la toccavano nel profondo e sempre si adoperava per fare qualcosa in loro favore.
I milioni di punti di ricamo usciti dalle sue mani, anche quando era ricoverata in ospedale per curarsi una salute via via sempre più precaria, dimostrano il suo attaccamento alle missioni della Consolata. Il laboratorio era la sua seconda casa ed ad esso dedicava tutte le sue energie cercando sempre idee e proposte nuove.
Le mostre annuali di marzo e novembre la vedevano sempre impegnata al massimo e circondata da tutte le sue collaboratrici in cui infondeva entusiasmo, voglia di fare e di migliorare. Il tutto sempre accompagnato dalla preghiera e da quotidiane manifestazioni di fede e di amore verso la Consolata: ogni anno provvedeva all’addobbo della statua e, in seguito, del quadro, per la processione di giugno. Ed immancabilmente seguiva anche la processione di Torino.
Non trascurava la parrocchia ed era sensibile, disponibile ed attenta alle diverse necessità. Non è retorica volerla ricordare nella sua indefessa voglia di fare e di prodigarsi sempre per tutti: dalla S. Vincenzo alla Parrocchia, dalle Dame al seminario e questo solo per elencare quanto di comune conoscenza perché, da persona schiva e modesta, voleva sempre restare dietro le quinte senza mai apparire, soprattutto nelle occasioni ufficiali minimizzando sempre il suo operato.
Non voleva mai essere lodata, anzi attribuiva sempre al suo staff il merito della buona riuscita delle iniziative alle quali si dedicava anima e corpo. Anche alla consegna del Còssot d’Oro conferito all’associazione da parte del Comune, pur essendone l’artefice, preferì rimanere in penombra senza mettersi in prima fila. Questa era Adelina, scomparsa a 79 anni. Il suo esempio di donna, moglie e madre cristiana, attenta alle realtà del mondo, rimane in molti che l’hanno conosciuta e stimata apprezzandone le doti che lei aveva e metteva a frutto nel silenzio e nell’operosità.
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