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VI VOGLIO COSI’ PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese, Postulatore Generale   
EDUCATORE DI MISSIONARIE

L’Allamano ha usato la stessa cura e gli stessi metodi per la formazione sia dei missionari che delle missionarie. Sicuramente sentiva l’identica responsabilità personale di comunicare alle figlie, nate dieci anni dopo, lo spirito che stava comunicando ai figli. Li ha voluti formare allo stesso modo perché, nei suoi progetti, dovevano collaborare nella missione. Ovviamente teneva presente che la psicologia femminile non è identica a quella maschile, per cui il suo approccio educativo con le missionarie ha delle sfumature molto appropriate e simpatiche. Come questa, per esempio: «Ho notato che a Roma ci stimano troppo, mentre non siete altro che quattro fanfaluche»; «Meglio pensino bene anzi che male di noi».

Anche alle figlie era affezionato e non aveva difficoltà ad esprimerlo: «Il sangue di un padre non è acqua». «Vedi, dopo qualche giorno che voi siete entrate nell’Istituto, io vi considero come mie figliole. Perciò, soffro immensamente quando sono obbligato a dimetterne qualcuna dall’Istituto stesso» (E mentre così parlava, gli spuntavano negli occhi le lacrime).

Padre ed educatore fin dal primo incontro. Ecco un’esperienza. Mi disse: «Ebbene, vuoi farti santa?». E dopo avermi accettata: «È davvero una bella grazia che ti ha fatto la santa Madonna! Vai a ringraziarla». Riguardo al corredo: «Stai tranquilla, la Provvidenza ci penserà». Dopo essere stato disturbato durante il coro dalla stessa suora: «Oh! Non fa niente, non fa niente! Siamo qui per questo».

Un educatore attento che incoraggia: «Ti dico queste cose non perché tu ti disanimi, ma perché tu prenda coraggio e dica a te stessa: Dio solo! Dio solo! – Lo dici mai: Dio Solo? – Guarda, ripeti tre volte: Dio solo… e basta». E dopo aver sentito la risposta affermativa: «Ecco, questo è quello che desidero io: che ti produca questo effetto». Alla suora che gli aveva confidato una pena: «Hai fatto bene! Se potessi interrogherei tutti ogni settimana per conoscere bene l’andamento della comunità». Per confortare: «Pur con questo ti potrai ancora fare santa!». «Tu, da sola non sei capace, ma tu con Gesù ci riuscirai». Un suo slogan per infondere fiducia: «Dio ed io».

Principi educativi per la vita. Anzitutto occorre semplicità: «Se abbisognate di qualche cosa andate dalla Superiora a manifestare sinceramente le necessità». Guai alle doppiezze: «Non va bene. È un difetto delle comunità. Voglio in comunità spirito lindo netto e chiaro; il vostro parlare sia come dice il Vangelo: Sì, sì, no, no; …la spia non la voglio; non ho mai interrogato uno per sapere di un altro!». Non era d’accordo che si desiderassero doni speciali, quali rapimenti ed estasi: «Perché le cose di cui siamo certi come Dio, ecc… non abbiamo bisogno di vederle con i nostri occhi. Siamo beati appunto perché crediamo senza vedere». «Dalle piccole cose si va alle grandi, sia nel bene che nel male».

Consigli alle collaboratrici nella formazione: «Adesso correggila pure… non lasciargliene passare nessuna; ma… non schiacciarla. Falle sempre conoscere quando sbaglia… Così pure non stancarti mai, batti per la semplicità, e se dimostrano durezza, fa subito vedere che sono superbe…». «No, tu devi essere disposta a dirmi tutto, ma qualche cosetta che non implica né la comunità, né la vocazione delle consorelle, devi tenerla per te; e le Suore debbono sapere che tu sai mantenere il segreto, altrimenti non avrebbero più confidenza». Alla proposta che due suore che avevano bisticciato si presentassero a lui per chiarificarsi: «Questo non lo farò mai, ricordati; non è il mio sistema».

La sua conclusione: «Preferisco dodici suore di buon spirito a cinquanta di spirito mediocre».

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