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MONGOLIA : VISITA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Įlvaro Pacheco   
Il nostro Istituto è presente in due Paesi dell’Asia Orientale: la Corea del Sud (1988) e la Mongolia (2003). Il continente è immenso e, per quanti lavoriamo in Corea, l’Istituto è rimasto, per vari anni, una realtà geograficamente “lontana”. Adesso, però, che siamo presenti anche in Mongolia, è naturale sentire i nostri confratelli e consorelle che vi lavorano come “vicini di casa”. Proprio per rafforzare i nostri legami familiari, da due anni abbiamo cominciato a fare sia gli esercizi spirituali, sia le vacanze comunitarie insieme. Ultimamente il loro numero è diventato più consistente e, dato che sono venuti a trovarci già due volte, quest’anno siamo andati noi dalla Corea in Mongolia. Eravamo in sette, desiderosi di conoscere la loro esperienza e la realtà della missione in Mongolia. È stata un’esperienza favolosa in tutti i sensi. Un grazie di cuore a loro per l’ospitalità fraterna ed impeccabile.
Ecco il diario del nostro viaggio…
9-23 agosto 2006

9 agosto ’06
Partiamo dall’aeroporto di Incheon alle 8 di sera. Viaggia con noi p. Gianni Colzani, professore d’Antropologia Teologica e Missiologia all’Urbaniana di Roma, che avevamo invitato per guidare gli esercizi spirituali. Dopo tre ore di volo, arriviamo al Chinggis Khaan International Airport, dove ci aspettano p. Giorgio Marengo e p. Charles Gachingiri, più una giovane mongola, Maya, amica dei nostri, appena tornata da Roma dove ha studiato catechetica ed ora lavora alle dipendenze della Prefettura Apostolica. Giunti nell’appartamento dei padri, dove veniamo ospitati, troviamo due torte squisite che le sorelle hanno preparato per noi. Dopo una chiacchierata iniziale, andiamo a riposare.

10 agosto
Prima visita alla città di Ulaanbaatar. Cominciamo dal monastero buddista di Gandan, uno dei pochi sopravvissuti alle distruzioni comuniste. Confrontiamo il buddismo mongolo con quello coreano: il mongolo è più di ispirazione tibetana-tantrica, con molti elementi sciamanisti. La statua di Budda, nel tempio centrale, è alta 25 metri. Ci stupisce il fatto che alcuni monaci sono sposati e non vivono nel tempio.

Dopo un pranzo tipicamente mongolo (ci dev’essere sempre carne!), andiamo a visitare il Museo di Storia Nazionale, e quindi ci soffermiamo nella piazza centrale davanti alla statua di Ghenggis Khaan e al Parlamento. Alla sera celebriamo la messa nella piccola cappella di Niseh, vicino all’aeroporto, che è parte della parrocchia guidata da un sacerdote coreano, il quale ha affidato ai nostri la pastorale di questo quartiere povero.

Per cena, le nostre consorelle ci coccolano con una deliziosa pizza. Più tardi, p. Ernesto Viscardi, superiore della comunità, arriva da Hong Kong dove ha partecipato, con un gruppo di giovani mongoli, all’incontro dei giovani dell’Asia 2006.

11 – 16 agosto
Partenza per gli esercizi in un campo di “gher” (tipica tenda mongola). Il ritiro è centrato sul tema della Missione, tema che poi viene svolto sotto diversi aspetti. Si è trattato di un ritiro e, nello stesso tempo, di un corso di rinnovamento sulla missione, durante il quale abbiamo fatto del nostro meglio per incontrare Dio e, insieme, riaffermare il nostro ‘sì’ a Lui e alla missione.

In questo siamo stati aiutati dalla meravigliosa e particolare natura mongola: grandi spazi vuoti di steppe erbose, animali (cavali, pecore, mucche e il famoso yak) in libertà, le montagne, i tramonti dorati e le notti stellate che in Corea non siamo abituati a vedere. Alla fine degli esercizi, ci siamo fatti una partita a calcio: Corea contro Mongolia, che ha visto quest’ultima vincitrice (3-2) e poi una bella cavalcata che è piaciuta tantissimo a tutti.

17 agosto
Visita al vescovo Wenceslao; dopo averci accolto molto familiarmente, ci racconta la sua esperienza missionaria e quella della giovane chiesa mongola: 345 cattolici, più di 100 catecumeni, 3 parrocchie, 5 cappelle e tante attività di carattere sociale e caritativo. Poi visita al Museo di Storia Naturale, famoso per i fossili di dinosauri molto comuni nel deserto del Gobi.

Alla sera assistiamo ad uno spettacolo di musica e danze tradizionali, che sono molto più “vivaci” delle nostre coreane. In questo teatro, tra l’altro, incontriamo tre bergamaschi arrivati in Mongolia con la Transiberiana.

18 agosto
Di buon mattino partiamo verso sudovest, alla volta di Arvaikheer dove i nostri cominceranno una presenza missionaria verso la fine di settembre. Purtroppo, le nostre consorelle non hanno potuto prendere parte a questo viaggio. Appena usciti dalla città, ci troviamo immersi nelle grandi steppe quasi disabitate con pochissimi i centri, spesso basi dell’esercito russo, ora abbandonate. Qua e là una gher e poi cavalli e pecore a migliaia. Ci fermiamo in una zona dove l’aridità del clima ha creato una fascia di dune sabbiose. La nostra prima tappa è la città di Karkhorim, antica capitale dell’impero mongolo distrutta poi dai cinesi. Ora rimane solo il grande complesso di muraglie e templi di Ertene Zuu (1600). Alla sera, ci fermiamo a dormire in un campo di gher lì vicino.

19 agosto
Al mattino, visita al monumento dedicato a Ghenggis Khaan. Quindi partiamo per visitare un famoso tempio che fu il rifugio di Zana Bazar, il primo capo del buddismo in Mongolia. Alcuni di noi salgono verso il tempio a cavallo. Sono parecchi i mongoli, soprattutto anziani, che visitano questo luogo sacro.

20 agosto
Dopo aver trascorso la notte in un altro campo di gher, prima di proseguire il nostro viaggio, visitiamo la cascata di Orkhon, che si trova proprio lì, di fianco al campo. Per poter viaggiare in Mongolia ci vuole un mezzo a trazione doppia, perché le strade asfaltate sono poche e piene di buchi e, per il resto, bisogna viaggiare su piste sterrate, guadare fiumi e affidarsi sempre a un autista mongolo che sappia in che direzione andare.

Attraversiamo un passo di montagna e ridiscendiamo in una grande vallata dove, improvvisamente, vediamo migliaia di persone: si tratta di cercatori d’oro! Sono uomini, donne e bambini, intere famiglie che scavano, trasportano e setacciano la terra in cerca di polvere d’oro. Ci informiamo e veniamo a sapere che alcuni sono lì da due anni in condizioni di vita e di lavoro veramente disumane. I locali li chiamano “ninja” perché vanno in giro con una bacinella di plastica sulla schiena e assomigliano tanto alle “tartarughe ninja”.

Alla sera, finalmente arriviamo alla città di Arvaikheer, capoluogo di regione (22 mila abitanti). È in questa piccola città che i nostri confratelli apriranno la nuova missione. La casa in affitto dove abiteranno è quasi pronta, ma purtroppo non possiamo ancora passarci la notte.

21 agosto
Visita alla città, al mercato e al museo. Nel mercato, che fornisce tutta la regione, ci sono prodotti dalla Cina, dalla Corea e dalla Russia. Con stupore, constatiamo che addirittura in queste zone remote sono popolari alcuni cantanti e attori coreani. La nostra sarà in assoluto la prima presenza cattolica in questa regione. Auguriamo ai confratelli e alle consorelle che qui lavoreranno tanta fortuna e fede nei piani di Dio.
Riprendiamo la strada verso la capitale e dopo molte ore di viaggio su strada asfaltata e su pista, impolverati, raggiungiamo Ulaambaatar.

22 agosto
Ultimo giorno in Mongolia. Stanchi del viaggio, decidiamo di “prendercela con calma”; così, al mattino facciamo visita a p. Kim, coreano, responsabile della parrocchia in cui vivono i nostri. La chiesa è ancora in costruzione, per cui la messa si celebra in una grande gher.

Facciamo un po’ di shopping e, nel tardo pomeriggio, celebriamo la messa con i pochi fedeli e catecumeni della parrocchia. Ci stupisce vedere tutti questi giovani fedeli partecipare alla liturgia e ai canti con fervore e attenzione. Siamo compiaciuti anche nel vedere come p. Giorgio ormai domina con molta scioltezza il mongolo.

Arriva quindi il momento di ripartire per la Corea: dalle fresche e secche notti mongole ci rituffiamo nel caldo umido della nostra estate coreana. Siamo molto contenti di questa visita e vedremo come continuare questi nostri rapporti in futuro. Quello che non vi abbiamo raccontato sono i gesti di simpatia, l’accoglienza, lo sforzo e i preparativi dei nostri confratelli perché questo viaggio fosse quello che è stato: sentire la Mongolia come parte di noi! La Consolata è anche in Asia e ci vuole tanto bene.

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