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VITA VERSATA PER I FRATELLI
17 settembre, domenica «Erano nascosti tra le macchine parcheggiate lungo la strada che divide l’ospedale pediatrico e il villaggio ‘SOS’ dove vivono le Suore Missionarie della Consolata a Mogadiscio. Erano due uomini e sono sbucati all’improvviso, aprendo contemporaneamente il fuoco contro sr. Leonella e la guardia che, come di consueto, ci scorta quando attraversiamo la strada» racconta sr. Marzia.
Gli aggressori conoscevano bene le abitudini delle missionarie e sapevano che l’attraversamento della strada era l’unico momento per colpire, dal momento che sia la struttura del villaggio che quella dell’ospedale sono ben protette. L’agguato è avvenuto a soli tre metri dal cancello della scuola che, come quello del villaggio ‘SOS’, è protetto da due uomini armati.
Suor Leonella era l’unica Missionaria della Consolata che lavorava la domenica, perché il suo giorno di riposo era il venerdì, come quello dei suoi studenti musulmani. Come gli altri giorni, si era alzata presto per preparare la lezione e a mezzogiorno aveva salutato i ragazzi. In quel momento stava rientrando a casa per pranzo.
«Abbiamo seguito la barella e siamo entrati nell’ospedale – continua sr. Marzia – dove Leonella è stata subito sdraiata in sala operatoria. Gli addetti hanno portato quattro o cinque sacche di sangue, ma tanto ne mettevano, tanto ne usciva. È stata colpita sette volte e perdeva molto sangue. Quando è arrivato il chirurgo ci ha detto che non c’era più niente da fare. Suor Leonella era ancora viva, sudava freddo. Ci siamo prese per mano, ci siamo guardate e, prima di spegnersi come una candelina, per tre volte mi ha ripetuto: ‘perdono, perdono, perdono’… Queste sono state le sue ultime parole».
Suor Leonella Sgorbati, aveva 65 anni, ed era originaria di Gazzola, in provincia di Piacenza. Aveva trascorso gli ultimi 36 anni della sua vita in Kenya, ma negli ultimi cinque anni alternava la sua azione missionaria tra il Kenya e la Somalia. Era infermiera e insegnava al corso per infermieri, attivo nell’ospedale ‘SOS’ di Mogadiscio, dove da anni lavorano le Missionarie della Consolata. Fu proprio lei a proporre e avviare il corso in questa città priva dei basilari servizi pubblici.
Lunedì, 18 settembre, la salma è stata trasportata in Kenya. I funerali si sono svolti giovedì, alle 10 del mattino, nel Santuario della Consolata, a Nairobi. Ha presieduto la celebrazione mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, accompagnato ai lati da mons. Peter Kihara e mons. Ambrogio Ravasi. Numerosissimi i sacerdoti, i religiosi/e e i fedeli presenti. La salma è stata sepolta nel cimitero delle Missionarie della Consolata, presso il Nazareth Hospital, alla periferia di Nairobi.
Madre Gabriella Bono, madre generale, parlando di sr. Leonella in un’intervista ha detto: «Per carità non ne facciamo una questione di Islam, non è così. Non vorremmo che si associasse quello che è accaduto a cose indebite: è il gesto di estremisti isolati. La gente somala vuole bene alle sorelle. Proprio il sacrificio di Leonella dimostra che si può convivere. Ha insegnato a ragazzi e ragazze di Mogadiscio, di fede musulmana, per due anni, nel rispetto reciproco delle proprie convinzioni religiose. La vita di sr. Leonella continuerà proprio in quei giovani.
Suor Leonella è stata un dono prezioso di vita; continuerà a vivere, come continueranno a vivere i frutti del suo lavoro: quei giovani e quelle giovani che ha formato a Mogadiscio e che proprio in questi giorni avevano concluso il primo corso da infermieri. Il sorriso di suor Leonella, il suo credere alla vita nonostante tutto, la sua passione per la vita, continueranno nei gesti dei giovani che ha formato e che anche grazie ai suoi insegnamenti potranno salvare altre vite.
Lei se lo sentiva. Era cosciente del pericolo eppure ha sempre scelto di mettere completamente in gioco la sua vita per gli altri. È questo il suo messaggio per noi e per la gente somala che ha sempre amato» conclude suor Gabriella.
«Il sangue versato» da suor Leonella Sgorbati «diventi seme di speranza per costruire autentica fraternità tra i popoli nel rispetto reciproco delle convinzioni religiose di ciascuno»: è l’auspicio espresso da Benedetto XVI in un telegramma di cordoglio a sr. Gabriella Bono, madre generale. Il Papa la definisce una «fedele discepola del vangelo barbaramente uccisa» mentre svolgeva «con gioia apprezzata opera al servizio delle popolazioni somale specialmente in favore della vita nascente e nell’ambito della formazione sanitaria».
Anche il presidente della repubblica italiana, Giorgio Napolitano esprime «i sensi del più profondo cordoglio ai familiari, ai collaboratori, ai confratelli e alle consorelle di suor Leonella» che definisce: «una donna che aveva dedicato la sua vita al servizio dei più deboli, dei più indifesi e dei più bisognosi, al di là di ogni distinzione etnica o religiosa, offrendo una esemplare testimonianza di amore e di dedizione alla causa della solidarietà e della pace tra i popoli».
P. Sergio Frassetto
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