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“Quanta luce!”: quale commento più appropriato per il luogo in cui la Vera Luce ci viene incontro nella celebrazione dei sacri misteri. “Quanta luce!” esclama chi entra per la prima volta nella “nuova” cappella del seminario. È tanta la luce che adesso si riflette sulle pareti bianche e azzurre della “nostra” cappella.
Ora possiamo dirla ancora più nostra, per il lavoro profuso e il tempo dedicato alla sua ristrutturazione. Sotto la guida artistica di p. Giulio Cesare, col lavoro di Sergio, il capomastro venuto da Valencia, il sostegno degli amici della Procura e la supervisione dei pp. Francesco Discepoli e Carlo Garrone, il cuore del seminario ha cominciato a riflettere più luce.
Era il mese di novembre, quando si decise di porre mano all’opera di restyling della nostra cappella. Così, durante il tempo dei lavori comunitari, Sergio, con alcuni di noi a turno, ha cominciato a demolire le strutture in cartongesso, a scartavetrare, a stuccare, a levigare, a tinteggiare... La ristrutturazione ha “coinvolto” anche il disimpegno e la sacrestia e, al termine dei lavori, dopo alcuni mesi, la meraviglia ha riempito gli occhi e i cuori dell’intera comunità che si è trovata davanti ad un ambiente più luminoso e accogliente.
Una fascia azzurra, che risalta sul bianco di fondo, accompagna l’occhio dell’orante dall’ingresso fino al crocifisso di “Veroi”, incastonato su di una croce bianca, al centro di un semicerchio, che diventa calice d’offertorio, e raccoglie in unità le varie prospettive della cappella. Alla sua sinistra c’è il tabernacolo sorretto e protetto da due grandi staffe bianche, che ne “magnificano” il significato, così come la cornice dell’immagine della Consolata alla destra della croce. Le parole, purtroppo, non riescono a descrivere adeguatamente le sensazioni di sorpresa e di bellezza che p. Giulio ha saputo infondere a quest’ultima opera della sua creatività d’artista.
Mercoledì, 24 maggio, abbiamo inaugurato la nuova cappella con una messa presieduta dal superiore regionale, p. Franco Gioda. Come una grande famiglia, ci siamo riuniti con tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dell’opera, per spezzare insieme il pane eucaristico e ascoltare le parole di verità che il Vangelo ci donava... ed è stata una vera festa. Ora, ogni volta che un amico ci viene a trovare è un enorme piacere accompagnarlo al primo piano e “presentargli” il centro della casa, e più ancora sentirgli dire: “quanta luce!”.
RICONOSCENZA Non avevamo mai notato che questa parola può essere “scomposta” in ri-conoscenza: conoscere un’altra volta. Conoscere alla luce di quanto si è fatto insieme o quanto qualcuno ha fatto per noi; conoscere un amico dopo che questo si è rivelato fratello, condividendo la sua disponibilità, il suo tempo e la sua fatica. Solo oggi, mentre scriviamo della nostra “Festa della riconoscenza”, ci balza agli occhi questa sfumatura.
La festa ha avuto luogo il 2 luglio e ci ha consentito di “conoscere nuovamente” i tanti amici che durante l’anno si sono prodigati per noi e per la Procura. Padre Carlo, gli amici della Procura e noi seminaristi abbiamo lavorato assieme per vari giorni nella sua preparazione. Si è trattato di un giorno speciale: “atteso” perché coincideva con la fine dell’anno accademico; “desiderato” perché voleva essere giorno d’incontro con i nostri parenti; “voluto” per dire un sentito grazie per la partecipazione e l’affetto dimostrati nei nostri confronti.
Dopo una fresca accoglienza, la festa ha avuto inizio nella maniera più degna con la celebrazione dell’eucaristia, del “buon ringraziamento”, presieduta da mons. Aldo Mongiano, vescovo emerito di Roraima. È seguito il pranzo nel salone del Centro di Animazione Missionaria e, per un giorno, noi stessi ci siamo messi al servizio di chi per tutto l’anno ha servito in silenzio la nostra comunità o ha portato avanti il lavoro instancabile della Procura, punto di riferimento per tanti missionari. Padre Carlo ha dato prova di fine sollecitudine con un pensierino di ringraziamento per tutti i presenti.
La festa tuttavia non si è conclusa con il caffé e il digestivo, come solitamente avviene nei pranzi sociali. La sig.ra Laura Marengo, mamma di p. Giorgio, e il nostro Emanuele Roberti, appena tornato dalla missione, hanno aperto una finestra missionaria con la loro testimonianza sulla Mongolia e sulla Colombia. La giornata si è conclusa nella gioiosa sensazione di sentirci fratelli e sorelle nello spirito del Fondatore: «l’Istituto non è un collegio, neppure un seminario, ma una famiglia».
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