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VI VOGLIO COSI’ - PREGARE MOLTO E BENE PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese - Postulatore Generale   
L’Allamano, negli ultimi anni di vita, disse: «Avere lo spirito di preghiera, pregare molto e bene. L’altro giorno leggevo su antichi foglietti che ho conservato, foglietti di un predichino che ho fatto in seminario (ero giovane allora!) e incominciavo proprio così: Pregar molto e pregar bene. Vedete, quello che penso adesso lo pensavo già allora!». Che il Fondatore proponesse lo spirito di preghiera come indispensabile è risaputo. Egli pregava molto e non riusciva ad immaginare un missionario o una missionaria al di fuori di questa prospettiva. Affermava convinto: «Un sacerdote se non fa molta orazione, non è vero Sacerdote. E un missionario? Che volete che possa fare uno che non conosca nemmeno il mezzo che l’aiuti a tenersi unito a Dio?». Conclusione: «Abbiamo bisogno di pregare molto, anche ed appunto perché siamo missionari». I testimoni al processo per la beatificazione hanno riferito diverse sue espressioni sulla preghiera. Ascoltiamone alcune.

Incontrando mons. E. Vacha mentre andava in duomo per l’ufficio, dopo poche parole di saluto: «Debbo raggiungere subito il duomo, perché i canonici debbono essere regolari, particolarmente nella puntualità all’ufficio divino».
In occasione delle forti emicranie che lo trattenevano chiuso in camera: «Veramente io non desidero tanta compagnia, perché così posso pregare di più. Ho tante cose da raccomandare al Signore e da trattare con Lui direttamente che il tempo mi passa più presto stando da solo che quando viene qualcuno. Voialtri [i sacerdoti del santuario] venite pure se vi occorre qualcosa; non temete di disturbarmi, perché questo è mio dovere; sono qui per voi tutti; ma se non vi occorre nulla, lasciatemi pure solo, senza timore di mancarmi di riguardo».
Una confidenza a p. G. Gallea: «Quando è ora di andarmi a confessare, bisogna che sospenda qualunque altra occupazione. Altrimenti si presenta sempre un motivo per ritardare».
Pregare nonostante tutto: «Se uno si crede qualche cosa perché riesce nello studio, ah! quello è niente. È la preghiera che ci vuole. Io alle volte ho la testa grossa così… ma mi concentro lo stesso: prendo il Crocifisso e prego».
Paterno consiglio alla suora che lo assisteva nell’ultima malattia: «Prega, fa tanti atti di amor di Dio, dì tante giaculatorie e preparati alla Comunione di domani».
Osservazioni riguardo al divino ufficio: «Quante buoni meditazioni si possono fare recitandolo attentamente! Non è bel metodo attendere a recitare l’ufficio alla sera, quando si è stanchi per le operazioni compiute nella giornata. Se invece, è recitato a tempo debito, si può attendere frutto molto più grande. Il Breviario non è un peso, sebbene un vero pascolo spirituale».
A chi diceva, per i suffragi alle anime del purgatorio, “Che bisogno c’è di fare tante cose? Lucro un’indulgenza plenaria e basta”: «Ho paura che chi parla così non lucri nessuna indulgenza, perché chi non cura le cose piccole, tanto meno si cura delle grandi».
A riguardo dei sacerdoti che trascurano la preghiera per il lavoro: «Costoro si rendono inutili a se stessi e agli altri». Importanza di alcune pratiche di pietà. La meditazione è: «L’anima della pietà». La lettura spirituale è: «Elemento indispensabile alla vita interiore».
L’esame di coscienza: «Chi abitualmente omette l’esame particolare fa bancarotta».

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