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PROTETTRICE ANNUALE - UNA DELLE TANTE INTERVISTE PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese - Postulatore Generale   
In una intervista pubblicata sulla rivista brasiliana “Sem Fronteiras”, nel numero di dicembre 1996, Madre Teresa spiega, con grande semplicità, il servizio che lei e le sue figlie svolgono in favore dei poveri. Alla prima domanda “Quante sono attualmente le Missionarie della Carità?”, risponde offrendo la cifra di oltre quattro mila e conclude semplicemente così: «Abbiamo 560 tabernacoli, o case». Per lei le case sono “tabernacoli”. Tra le tante, ecco alcune domande a Madre Teresa con le sue risposte.

D. Perché “tabernacoli”?
R. Perché Gesù è presente nelle case. Sono case di Gesù. La nostra congregazione cerca di contribuire perché le persone siano saziate da Gesù nella propria sede. Lo facciamo tentando di ricuperare e santificare i più poveri dei poveri. Come le altre congregazioni, facciamo i voti di castità, povertà e obbedienza. Ci è stata data un’autorizzazione speciale di fare un quarto voto: cioè appunto di metterci al servizio dei più poveri dei poveri.

D. Come lei vede il tema del celibato?
R. Il celibato non è per chi si sente chiamato al matrimonio. Il sacramento del matrimonio è meraviglioso. Dal momento che un uomo e una donna si amano veramente e pregano insieme, Dio trasmette loro il suo amore. La vita familiare richiede attenzione, è un dono di Dio. Nonostante ciò, noi religiosi rinunciamo a questo dono. Consacriamo la nostra vita a Dio nella castità e nell’amore, senza divisione. Niente e nessuno potrà separarci da questo amore, come dice S. Paolo.

D. Lei è abituata a dire che non c’è amore senza sofferenza.
R. Sì, il vero amore fa soffrire. Ogni vita, e ogni vita familiare, deve essere vissuta onestamente. Ciò suppone molti sacrifici. Tuttavia, nello stesso tempo, queste sofferenze sono sempre accompagnate da molta pace.

D. Le regole della sua congregazione parlano di lavoro in favore dei “più poveri dei poveri, sul piano tanto spirituale che materiale”. Che cosa intende per povertà spirituale? Alcuni dicono che lei si occupa solo di gente che vive sulla strada.
R. I poveri spirituali sono quanti non hanno ancora scoperto Gesù Cristo, o che stanno separati da Lui a causa del peccato. Anche quanti vivono sulla strada hanno bisogno di essere aiutati in questo senso. D’altro lato, sono molto contenta di vedere che, nel nostro lavoro, possiamo contare sull’aiuto di gente benestante, alla quale offriamo l’opportunità di fare qualcosa di buono per Dio. È in questo modo che abbiamo potuto aprire un centro nel quale accogliamo e assistiamo giovani che escono dalla prigione.

D. Lei riceve aiuti anche da persone di altre religioni?
R. Si, da musulmani, induisti, buddisti e altri. Mesi fa, un gruppo di buddisti giapponesi vennero a conversare con me sulla spiritualità. Dissi loro che noi digiuniamo ogni primo venerdì del mese e che il denaro risparmiato va ai poveri. Quando tornarono al loro paese, i monaci chiesero alle famiglie e comunità di fare altrettanto. Il denaro che raccolsero ci permise di costruire il primo piano del nostro centro “Dono della Pace” per le ragazze della prigione.

D. Madre Teresa, alcuni la criticano dicendo che lei ha l’obiettivo di convertire i non-cirstiani.
R. Nessuno può forzare o imporre la conversione, che si realizza per grazia di Dio. La migliore conversione consiste nell’aiutare le persone ad amarsi le une con le altre. Noi, che siamo peccatori, siamo stati creati per essere figli di Dio, e dobbiamo aiutarci ad arrivare il più vicino possibile a Lui. Tutti siamo chiamati ad amarlo.

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