|
L’8 maggio, p. Charles e il sottoscritto, abbiamo lasciato l’Italia alla volta della Corea. Padre Michelangelo Piovano, superiore della Casa Generalizia ci ha accompagnati all’aeroporto di Fiumicino aiutandoci a disbrigare le formalità del viaggio. Là ci siamo incontrati con sr. Omaira, MC, nostra compagna di viaggio fino alla Mongolia. Alle 11 del mattino l’aereo ha preso il volo e dopo uno scalo di due ore e mezza a Francoforte, siamo ripartiti alla volta della Corea. All’aeroporto di Seul i pp. Diego Cazzolato, superiore della Delegazione, Eugenio Boatella e Pedro Louro ci stavano aspettando. È iniziata così la gioia di vivere in un mondo nuovo.
Durante il pranzo ci è stato riservato un cordiale benvenuto e poi, p. Diego ha steso un programma di escursioni molto piacevoli che prevedevano la visita ad alcuni luoghi turistici ogni giorno: la N Seoul Torre, il tempio buddista, la cattedrale cattolica, l’università cattolica ecc. Ringraziamo sinceramente i confratelli della Corea per lo spirito di famiglia che ci hanno dimostrato in quei giorni. È così che abbiamo cominciato a “sentire” il calore dell’Asia.
Il 17, pieni di gioia, abbiamo fatto nuovamente le valigie per raggiungere la nostra destinazione finale: Ulaanbaatar in Mongolia. Prima però abbiamo avuto il tempo di pranzare con p. Stefano Camerlengo che arrivava a Seul dalla Mongolia. Alle 15 eravamo di nuovo all’aeroporto; ci accompagnavano i pp. Pedro, Tamrat, Cyrille e Jair che ci hanno aiutati a disbrigare le formalità, traducendo per noi. Quindi ci siamo accomodati in sala di attesa e qui abbiamo iniziato a sentire la differenza di persone e lingue.
Finalmente, con la grazia di Dio, siamo arrivati sani e salvi a Ulaanbaatar. Grande è stata la gioia quando, nell’aeroporto, ci siamo incontrati con i nostri “compagni di lotta”: i pp. Ernesto Viscardi e Giorgio Marengo e le suore Giovanna, Lucia e Sandra… Non ci eravamo ancora visti e p. Ernesto avvicinandosi, mi chiamò: “mon père Boniface!” (padre Bonifacio) parole che ci hanno rincuorato: essi erano lì ad aspettarci.
È iniziata così la nostra nuova vita in Mongolia. Il giorno seguente, dopo un lungo sonno ristoratore, i due confratelli ci hanno mostrato la casa mentre noi raccontavamo del nostro viaggio. All’ora di pranzo le due comunità IMC – MC, si sono riunite per mangiare insieme come fratelli e sorelle. Al pomeriggio, p. Ernesto ha portato noi tre a visitare vari luoghi di Ulaanbaatar. Tra questi, un posto in cui sta cercando di raccogliere un gruppo di giovani. Nei giorni seguenti abbiamo continuato queste visite a luoghi di interesse diversi, a varie comunità religiose e a un amico presso il convento buddista Gandan Tegchenling.
La mia prima impressione è che i mongoli sono persone molto cordiali e accoglienti. E la cosa bella è che questa calorosa accoglienza è rivolta innanzitutto ai nostri confratelli e alle nostre sorelle, e poi, tramite loro, agli altri missionari, a cominciare dal vescovo stesso. Fuori dalla parrocchia abbiamo constatato la gioia delle persone nell’accogliere due nuovi fratelli africani e una sorella nelle loro comunità ricevendo parole di augurio e di incoraggiamento.
L’impressione è che se questo spirito di famiglia sperimentato in comunità e quella fratellanza cristiana della gente continueranno, allora per noi è come essere a casa nostra. Questa è la quarta lingua che sto imparando, oltre al francese mia lingua madre, ed il quarto paese che conosco da quando mi sono unito alla famiglia della Consolata. C’è sempre un po’ di paura nell’incontrare una nuova cultura, una nuova lingua, persone nuove ecc. Una paura che non posso nascondere nell’incontro con la nuova terra del Gengis Kan; ma è una paura che svanisce di fronte a tanta ospitalità.
Queste sono solo le prime impressioni e, con l’aiuto di Dio e l’appoggio dei confratelli, delle consorelle, del vescovo, dei religiosi che lavorano in questa terra, dei cristiani e di tutta la famiglia della Consolata, sono sicuro di poter compiere con successo la missione per cui sono stato inviato. Il beato Allamano e la Consolata intercedano per noi.
|