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VI VOGLIO COSI’ PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese, Postulatore Generale   
FEDE, FIDUCIA E SPERANZA

Il Fondatore fu un uomo di grande fede e di incrollabile speranza e fiducia in Dio. Si può anche affermare che è l’uomo dell’incoraggiamento. Considerandolo in profondità, si trova che la sua confidenza in Dio, che lo fa apparire così sicuro nelle decisioni e nelle realizzazioni, e così preciso nel dare consigli, non dipende tanto dal suo carattere forte e ottimista, ma piuttosto è l’effetto di una fede soprannaturale. Per cui, nel nostro Fondatore, si riscontra una meravigliosa armonica unità tra fede-fiducia-speranza. È quanto emerge anche dalle deposizioni al processo per la beatificazione, delle quali diamo un saggio.

Ad un sacerdote in difficoltà: «Viva di eternità». A proposito della professione della fede: «Ogni parola del Credo è una perla». Circa l’Amen: «È una parola assertiva e ottativa, quindi un atto di fede e di amore di Dio».
Criteri di vita: «Chiedete al Signore quella fede semplice, viva e pratica che non ha bisogno di miracoli per credere, tanto che se si compisse qualche miracolo attorno a noi, fossimo capaci di fare come S. Luigi re di Francia, che non si era mosso per andare a vedere Gesù che si era reso visibile nell’ostia». «Bisogna che la nostra fede domini tutte le nostre azioni, le nostre parole, i nostri pensieri. Domandiamoci spesso: A che cosa serve questo per il Paradiso e per l’eternità?». «Bisogna vivere di fede… i missionari devono sempre essere guidati dalla fede».
Invitato a vedere il Bambino Gesù, al Cottolengo, che emetteva sangue: «Che bisogno vi è di andarlo a vedere. Se non è vero non c’è bisogno di andarlo a vedere e se è vero, guardo il Crocifisso, e mi basta».

Una delle sue raccomandazioni, quando iniziai a fare scuola, fu che non tenessi mai una lezione senza far entrare un pensiero spirituale. Insegnava a spiritualizzare anche i classici: «Se Orazio dice così, che cosa avrebbe detto se fosse stato cristiano?».
Fino al sacrificio della vita: «Quando al Gloria Patri chiniamo la testa, dobbiamo essere disposti a subirne il taglio per la nostra fede». Era convinto che: «Il martirio sarebbe stato il più grande regalo di Dio alla Comunità, all’individuo, una grande prova del suo amore, e per l’anima una grazia tanto grande, che occorreva una eternità per ringraziare il Signore».
Al domestico quando gli faceva gli auguri di Natale, per incoraggiarlo: «Andiamo avanti in Domino; confidiamo nel Signore; la Provvidenza non mancherà di assisterci».

Fiducia nella Provvidenza: «Abbiamo dovuto pensare a provvedere mezzi di sussistenza per l’Istituto delle Missioni. Però non vi date mai pensiero dei mezzi materiali e del denaro. Purché vi manteniate fedeli ai vostri voti e conserviate il buon spirito, nulla vi mancherà mai. Io non ho mai cercato il denaro, e il denaro mi corse sempre appresso, senza mai domandarlo a nessuno, mentre che saprei da chi andare a chiederlo, sicuro che me lo danno. Se una cosa è necessaria, l’avremo; il Signore deve mandarcela». «Posto che sia volontà di Dio che accettiamo molti individui, e che questi corrispondano, egli deve fare miracoli». «Vorrei proprio che l’Istituto in genere, e ciascuno in particolare, avesse sempre questa grande fiducia in Dio».
Senza rumore: «Il far rumore, l’andare avanti a suon di tamburo, non va per le opere di Dio; non siamo noi che provvediamo i mezzi; è la Divina Provvidenza che ce li manda, ed essa non ha bisogno della nostra reclame».

Parole di conforto. Ad una mamma afflitta, che gli chiedeva di assicurarla che il figlio, morto improvvisamente, era salvo: «Sì, suo figlio è salvo, preghi che possa entrare presto in Paradiso». Ai famigliari di uno morto avendo fatto un testamento blasfemo, che chiedevano conforto: «Siccome l’infelice aveva avuto una buona educazione, c’era da sperare che nell’ultimo istante questi principi si fossero fatti vivi e che il Signore gli avesse fatto la grazia di fare un atto di dolore».
Di fronte alla frase: chissà se mi salverò: «Se si sapesse quale torto si fa a Nostro Signore nello sperare poco!». «Si deve andare avanti con la certezza che il Signore sovviene alle nostre miserie, purché noi mettiamo un po’ di buona volontà».

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