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«Con Jesús por el camino y en la mesa» (Con Gesù lungo la strada e sulla mensa) è lo slogan che ha accompagnato la preparazione e ha guidato la celebrazione della X Conferenza della Regione Colombia-Ecuador, che si è svolta dal 24 al 29 aprile, a Bogotà. Ad essa hanno partecipato 66 Missionari della Consolata, due Missionarie della Consolata fra cui la provinciale, due laiche MC e, provenienti da Roma, i pp. Stefano Camerlengo e Antonio Fernandes che, nelle due settimane precedenti, hanno visitato un buon numero di missioni della Regione. Ecco alcune note di p. Stefano Carmerlengo, vice superiore generale.
Le sfide La Regione Colombia è molto vasta e varia e si può dire che qui il nostro lavoro missionario riassume l’esperienza di tutto un continente. L’Istituto, in Colombia, porta avanti delle scelte molto significative tra gli afro, gli indigeni e nelle periferie delle grandi città. Certe esperienze sono ancora a livello progettuale o non sono riuscite a decollare per problemi di personale o dei troppi cambi avvenuti. Per es. la nostra presenza tra gli afro di Marialabaja è molto significativa: in quella parrocchia ho celebrato la Festa delle Palme e mi sembrava di essere in Africa. Tutto, anche la musica parla di Africa; solo che la nostra presenza è stata condizionata da troppi cambi di personale per cui non si è potuto fare un lavoro in profondità. Nel Cauca, invece, dove l’équipe missionaria lavora da oltre vent’anni, si è potuto realizzare un buon cammino. Le sfide sono tante e i missionari che lavorano in questa realtà hanno voglia di interrogarsi, di riflettere sulla missione, di accettare anche cammini o sfide nuove e tutto ciò è certamente positivo.
La Conferenza La Conferenza è stata un successo perché, prima di tutto, dopo tanti anni, ha raccolto quasi tutta la Regione. Vi hanno partecipato circa 70 persone: un quorum davvero elevato. L’invito è stato fatto di proposito a tutti i membri della Regione per creare un momento di dialogo e di comunione il più amplio possibile. Chiaramente, essendo in tanti, ci sono stati anche momenti di tensione e di discussione forte perché tutti volevano parlare e “dominare” 70 persone non è così facile. È stato fatto un grosso lavoro previo nelle zone in cui è divisa la circoscrizione, per cui i partecipanti sono arrivati alla Conferenza con un buon instrumentum laboris in mano, che poi è stato modificato, arricchito, ecc.. Grazie al lavoro dei segretari, molto efficienti, che riuscivano a mettere insieme tutto quello di cui si era parlato il giorno precedente, ogni mattina si ascoltava e si approvava il verbale del giorno precedente e, in questo modo, il documento finale si è formato “cammin facendo”. Tuttavia la Regione è così creativa che la Conferenza non è riuscita a esaurire tutti gli argomenti in programma, per cui, fermo restando quanto era stato approvato, si è deciso di mantenere aperta la Conferenza continuando a riflettere sugli argomenti in discussione, per tutto l’anno.
I CONTENUTI Animazione missionaria e vocazionale L’Istituto, in Colombia, si è sempre impegnato nel campo dell’animazione missionaria e vocazionale. La Conferenza, con coraggio e onestà, si è domandata come mai ci sono troppi giovani che entrano e poi escono dall’istituto; come mai alcuni giovani padri colombiani accettano di andare in missione, ma dopo qualche anno chiedono di ritornare in patria. L’assemblea ha detto che, oltre all’animazione missionaria e vocazionale, bisogna prestare più cura all’accompagnamento e al discernimento vocazionale e che questo lavoro va fatto in collaborazione tra gli animatori e i formatori. In particolare, l’ultima tappa del discernimento, prima di entrare in seminario, sarà fatta con i formatori, di modo che ci sia più continuità.
Un’iniziativa interessante è la creazione del nuovo centro “Missione e cultura”, che rientra nello sforzo di rilanciare il centro di animazione missionaria di Bogotà. È formato da un’équipe di padri, coordinati da p. Antonio Bonanomi e di cui fanno parte p. Renzo Marcolongo per l’aspetto psicologico, p. Gaetano Mazzoleni per l’aspetto antropologico, p. Efrem Baldasso per l’aspetto missionologico e altri. Questo centro ha due compiti: ad intra e ad extra. Innanzitutto cerca di aiutare la Regione a riflettere sulla missione, e poi offre un servizio alle diocesi e alla comunità civile con conferenze, incontri, iniziative di giustizia e pace ecc. Nell’ambito di questo centro si inserisce anche l’iniziativa chiamata “Espere” sulla riconciliazione e la pace.
Missione È stata ribadita la validità delle scelte missionarie della Regione, tra gli indigeni, gli afro e le periferie urbane. Visti gli inconvenienti dovuti ai troppi cambiamenti di personale, l’assemblea ha auspicato la creazione di équipes di lavoro stabili. È stato affrontato anche l’argomento “Ecuador”: la Conferenza chiede di decidere se continuare con una presenza significativa che assicuri una continuità col buon lavoro svolto negli anni passati, oppure di concludere l’esperienza.
Formazione Quanto alla formazione mi pare di poter dire che sono state create delle buone équipes formative, che cercano di trovarsi ogni tanto per dialogare e lavorare insieme.
COLPO DI SCENA La chiusura della X Conferenza Regionale della Colombia era prevista per sabato 29 aprile 2006. Venerdì 28, la richiesta di un membro dell’assemblea di procedere a votare segretamente una serie di 14 punti fece rallentare più del previsto i lavori. Questo, sommato al numero e all’importanza dei temi rimasti, lasciava prevedere che non ci sarebbe stato tempo sufficiente per concludere ed approvare tutte le proposte.
Alle 18, dopo aver ascoltato da mons. Pacho Munera un resoconto sulla situazione del Vicariato di San Vicente-Puerto Leguízamo e sulle prospettive di una futura, sembra non tanto remota, divisione del Vicariato in due, siamo andati a celebrare l’eucarestia. Tutto si è svolto normalmente fino alla comunione. Ma, giunti al momento del ringraziamento, p. Salvador Medina, superiore regionale, tirò fuori una delle sue trovate geniali che, dopo aver sconcertato un po’ tutti, sopratutto i membri della Direzione Generale presenti, fu accolta con entusiasmo e approvata all’unanimità.
La proposta consisteva in “dichiarare la Regione Colombia-Ecuador in stato di Conferenza Regionale permanente durante un anno”, cioè fino alla Pasqua del 2007, per poter riflettere, esaminare, discutere e infine approvare in un’altro raduno i punti rimanenti dell’instrumentum laboris. Ovviamente era una cosa sui generis e bisognava vedere le implicazioni giuridiche. Con molta semplicità ed umiltà, p. Stefano Camerlengo, vice superiore generale, suggerì di concludere nella data prevista la prima parte della Conferenza Regionale, mantenendo le decisioni già prese e di svolgere la seconda tappa, che sarebbe quella definitiva, dopo un certo tempo. Si decise, nonostante la premessa, che nella mezza giornata rimanente del sabato si sarebbe data una risposta definitiva alla permanenza o meno dell’Istituto in Ecuador. Cosi possiamo dire che la X Conferenza della Regione Colombia-Ecuador è finita ma non del tutto.
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