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Alla IV Conferenza Mondiale di Pechino sulla donna, Madre Teresa ha indirizzato un messaggio, nel quale parla delle caratteristiche della donna, specialmente nell’ambiente della famiglia, confrontandole anche con quelle dell’uomo. In questo messaggio appare in modo egregio la grande maturità umana e spirituale di questa donna innamorata di Dio e del prossimo. Nel mese di Maria, la Madre di Gesù, è interessante ascoltare alcuni tratti di questo messaggio, concludendo con una preghiera di Madre Teresa alla Madonna.
Devo dire che non arrivo a comprendere perché alcuni affermino che l’uomo e la donna sono esattamente uguali, e che si trovino così a negare la bellezza delle diversità che esistono tra l’uomo e la donna. I doni di Dio sono tutti ugualmente buoni ma non sono necessariamente gli stessi. Dio ha creato ciascuno di noi, ciascuno essere umano, in vista di una cosa più grande: amare ed essere amati. Perché Dio ci ha creato uomini e donne? Perché l’amore di una donna è uno dei volti dell’amore di Dio. L’amore di un uomo è un altro volto di questo stesso amore. L’uomo e la donna sono entrambi creati per amare, ma ognuno in modo diverso. L’uomo e la donna si completano l’un l’altro, e tutti due insieme manifestano l’amore di Dio molto meglio di quello che potrebbe fare ciascuno separatamente.
Questa potenza speciale di amore che hanno le donne non è così evidente come quando esse diventano madri. La maternità è il dono che Dio fa alle donne. Quanto dobbiamo essere riconoscenti a Dio per questo dono che porta una così gran gioia al mondo intero, agli uomini come alle donne. E tuttavia questo dono della maternità noi lo possiamo distruggere e in modo tutto speciale attraverso il male dell’aborto, ma anche attraverso il fatto di pensare che ci sono delle cose più importanti che amare, che donarsi al servizio degli altri: la carriera, per esempio, il lavoro fuori casa. Nessun lavoro, nessun programma di carriera, nessun possesso materiale, nessuna idea di “libertà” può sostituire l’amore. Di modo che tutto ciò che distrugge il dono della maternità, che è un dono di Dio, distrugge il più prezioso dei doni fatti da Dio alle donne, quello di amare in quanto donne.
Sappiamo che l’ambiente dove il bambino può meglio imparare ad amare e a pregare, è la famiglia, dove egli è testimone dell’amore e della preghiera del padre e della madre. Quando c’è una frattura o una disunione nella famiglia, i figli, molto spesso, crescono senza sapere che cosa vuol dire amare e pregare. […]. Quando le famiglie sono forti ed unite, i figli sono in grado di vedere nell’amore del padre e della madre l’amore tutto speciale che Dio ha per loro e possono anche arrivare a fare dei loro Paesi un luogo dove si ama e si prega. Il bambino è il più bel dono che Dio possa fare alla famiglia: egli ha altrettanto bisogno del padre come della madre, perché l’uno e l’altra manifestano l’amore di Dio in maniera speciale.
Una famiglia che prega insieme resta insieme, e se essi restano insieme, si ameranno gli uni gli altri come Dio li ha amati, tutti ed ognuno vicendevolmente. E le opere dell’amore sono sempre opere di pace. Allora, custodiamo ognuno nel nostro cuore la gioia di amare e condividiamo questa gioia con tutti coloro che si trovano sul nostro cammino. La preghiera che rivolgo a Dio è che tutti i delegati, e che tutte le donne che la Conferenza di Pechino cerca di aiutare, che tutte e ciascuna di loro, io dico, arrivino a fare propria l’umiltà di Maria per poter vivere in pace e in amore gli uni con gli altri, facendo così delle nostre famiglie e del nostro mondo un luogo di bellezza per Dio. Ciò di cui abbiamo bisogno è la preghiera.
Maria, madre di Gesù, Dammi il tuo cuore, così bello, così puro, così immacolato, così pieno d’amore e umiltà. Rendimi capace di ricevere Gesù nel pane della vita, amarlo come lo amasti e servirlo sotto le povere spoglie del più povero tra i poveri. Amen.
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