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Dal 27 marzo al 1º aprile, a Torino, si è svolta la Conferenza regionale dell’Italia. Vi hanno partecipato 43 confratelli di diritto o eletti, più 13 invitati e uditori. Per la Direzione Generale erano presenti p. Stefano Camerlengo, vice superiore generale e p. Paco López Vázquez consigliere. Inoltre erano stati invitati i superiori regionali di Portogallo, p. Norberto Louro e di Spagna, p. Luis Jiménes Fernandez, come pure la superiora regionale d’Europa, sr. Cesariana Corioni, con la consigliera, sr. Sebastiana Ghidelli. Questi i temi affrontati: 1. Persone e comunità; 2. Animazione missionaria e vocazionale, priorità della Regione; 3. Ad gentes in Italia e nuovi areopaghi; 4. Formazione; 5. Varie. La Conferenza si è aperta con una concelebrazione nella chiesa del beato Allamano, presieduta da p. Paco, che ha augurato un proficuo lavoro e conclusioni pratiche per il bene della Regione. Venerdì, 31 marzo, alle 19, i partecipanti si sono ritrovati presso il Santuario della Consolata dove ha avuto luogo una solenne concelebrazione, presieduta da p. Franco Gioda, in azione di grazie alla nostra “tenerissima Madre e Fondatrice”. La Conferenza si è conclusa sabato, 1º aprile, con una celebrazione bella e commovente sulla tomba del Fondatore, presieduta da p. Stefano Camerlengo. P. Antonio Giordano
Padre Stefano Camerlengo, in una chiacchierata in Casa Generalizia, così ha raccontato per sommi capi le conclusioni della Conferenza.
La Conferenza è stata preparata da una commissione che, documenti capitolari alla mano, ha elaborato dei questionari che sono stati inviati a tutti i confratelli. Con le risposte, individuali o comunitarie, la commissione ha elaborato una specie di instrumentum laboris. Suddiviso in quattro grandi schemi, è stato dato in mano a tutti i partecipanti. Ritengo positivo questo metodo perché ha raccolto gli aspetti più importanti del Capitolo e ha coinvolto tutte le comunità. Il clima della Conferenza è stato fraterno e sereno. Svolgendosi in Casa Madre, abbiamo partecipato al ritmo di preghiera e di vita della comunità locale. A parte il metodo e il coinvolgimento, mi pare di poter evidenziare tre aspetti positivi: 1. Il documento era ben elaborato per cui permetteva di lavorare in profondità senza perdersi in chiacchiere. 2. L’invito rivolto ai superiori di Portogallo e Spagna e alla superiora MC della Regione Europa è stato un bel segno di comunione e di spirito di famiglia. Essi hanno potuto presentare brevemente il cammino della loro regione. 3. La Casa Madre e Alpignano comprendono più della metà dei confratelli della Regione. Per questo, saggiamente, si è cercato di rendere più equilibrata la partecipazione di modo che anche tutte le altre comunità d’Italia fossero adeguatamente rappresentate.
I contenuti 1. Persone e comunità. Nella Conferenza precedente si parlava di “missionari credibili e visibili”; ora, mettendo l’accento sia sul missionario, sia sulla comunità, si parla di “comunità missionarie credibili e visibili”. A questo proposito, è stata fatta una premessa che fa da cappello a tutto il documento, dove si dice che non si deve essere idealisti, ma che bisogna fare i conti con le persone che ci sono, con la loro età, la loro salute, la loro preparazione, le loro difficoltà, ecc.. Ribadita l’importanza della comunità e della testimonianza che deve dare, viene messo in evidenza il ruolo del superiore locale, che è chiamato ad essere l’animatore della medesima. Di qui la proposta di organizzare degli incontri annuali per superiori di comunità dove, con l’aiuto di esperti, possano imparare a svolgere il loro compito al meglio. In relazione al lavoro di animazione missionaria e vocazionale, la distinzione fra “comunità specifiche” e “comunità generiche” ha creato malintesi e incomprensioni. D’ora in avanti tutte le comunità sono “di animazione” e vengono organizzate per zone, sotto la guida di un coordinatore locale nominato dal Consiglio Regionale. Quattro sono le zone individuate: 1. nord-ovest, che comprende la Liguria, il Piemonte e la Sardegna; 2. nord-est, con la Lombardia e il Triveneto; 3. centro, con il Lazio, le Marche e l’Emilia-Romagna; 4. sud, con la Puglia e la Calabria. La finalità di queste zone è favorire un lavoro d’insieme nel campo dell’animazione missionaria; organizzare attività di formazione permanente per i missionari; celebrare le ricorrenze dell’Istituto in comune e incentivare gli incontri degli animatori con l’incaricato regionale di animazione. Per quanto riguarda le persone si è insistito sulla necessità di preparare i nuovi che arrivano in Regione partendo dalla constatazione che sono sempre più numerosi i confratelli non italiani che vengono a lavorare in Italia. Lo stesso discorso vale per gli italiani che sono fuori dal Paese da tanti anni.
2. Animazione missionaria e vocazionale, priorità della Regione. L’animazione missionaria e vocazionale rappresenta il cuore dell’attività dell’Italia. Si è cercato di organizzarla meglio invitando l’Ufficio di Animazione Missionaria Regionale a coordinare tutte le attività in modo da evitare le dispersioni a causa delle quali, a volte, si semina molto ma si raccoglie poco. Viene data estrema importanza alla pastorale vocazionale specifica per cui sarà elaborato, entro quest’anno, un progetto di pastorale vocazionale per tutte le nostre case. Un altro aspetto positivo riguarda il proposito di accogliere e accompagnare meglio i missionari che rientrano dalle missioni allo scopo di aiutarli anche a raccontare le loro esperienze missionarie. Si è notato come sia le nostre riviste, sia la nostra animazione stanno perdendo quella caratteristica che era il “raccontare la missione”. Le esperienze di vita dei missionari sono molto utili per l’animazione e per la sensibilizzazione della Chiesa locale. Si è parlato poi dell’Ufficio di Cooperazione Missionaria che dovrebbe essere riorganizzato tenendo in conto la realtà attuale fatta di ONG, movimenti legati alla missione, gruppi di giustizia di pace, ecc. È stata ribadita la scelta della Regione per i laici IMC ed è stato proposto che in ogni centro ci sia un incaricato che possa accompagnare i gruppi di laici che stanno sorgendo. La casa di Nervesa è il centro per eccellenza che la Regione Italia ha scelto per accompagnare i laici.
3. Ad gentes in Italia e nuovi areopaghi A questo proposito la Regione conferma la validità della nostra presenza pastorale nella parrocchia di Platì, in Calabria, una zona difficile perché gravemente inquinata dalla realtà della mafia. Il tema della “giustizia e pace” è stato definito una “scelta prioritaria” della Regione, che richiede una sempre maggiore collaborazione con gli organismi che, numerosi, si occupano di questa realtà. Si è parlato anche di migranti giungendo alla decisione di nominare un incaricato regionale per la pastorale dei migranti e di un confratello che sia “punto di riferimento” nelle comunità dove ci sono delle attività con i migranti. Infine si è discusso sui mezzi di comunicazione sociale che devono essere strumenti di animazione. Il testo approvato recita: «le nostre riviste siano attente alle tematiche di giustizia e pace e salvaguardia del creato in prospettiva missionaria e lo facciano con spirito evangelico per non essere politicamente strumentalizzate».
4. Formazione Vista la realtà formativa dell’Italia, con il postulato, il noviziato e la teologia, è stata ribadita l’importanza della formazione. Soprattutto è stata sottolineata l’importanza dell’anno di servizio all’Istituto, richiesto dal Capitolo, per cui le comunità devono prepararsi ad accogliere i nostri giovani in formazione e a coinvolgerli nelle loro attività. Ogni anno si organizzerà una settimana di studi sul carisma, con gli esperti dell’Istituto, nei luoghi del Fondatore: Torino, Rivoli e Castelnuovo. Da qui è nata la proposta di rivalorizzare la nostra presenza a Castelnuovo in una prospettiva di animazione missionaria. Infine, è stato ribadito l’impegno della formazione permanente e la necessità di far specializzare qualcuno in materie come missiologia, antropologia culturale, spiritualità, carisma, storia dell’istituto ecc., per essere più aggiornati e addentro alle nuove sfide della missione e della società.
5. Varie Tra le “varie” si è parlato della Casa Madre: si tratta di una realtà complessa e diversificata. Si è proposto di formare una commissione, composta dalla Direzione Generale, dalla Direzione Regionale e dal Consiglio della casa, che studi, entro l’anno 2006, alternative e miglioramenti.
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