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CONGO – TESTIMONI DELL’AMORE DI DIO PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco e Deborah Longoni   
Kinshasa, 9 aprile 2006

Carissimi amici,
Oggi, Domenica delle Palme (Eyenga ya mandala), inizia la Settimana Santa. La comunità di St.. Hilaire si sta preparando con grande fede a celebrare la passione, la morte e la resurrezione di Gesù.
Lunedì ci saranno le confessioni per tutti i giovani, martedì le confessioni per gli adulti, giovedì e venerdì le celebrazioni dell’Ultima Cena e della Passione, sabato sera la Veglia Pasquale che durerà almeno 4 ore, con circa 200 battesimi (ragazzi, giovani e adulti); domenica mattina, infine, la grande messa di Pasqua. Siamo ansiosi di vivere tutti questi momenti, insieme a questa comunità parrocchiale così viva e partecipe, celebrazioni che saranno arricchite da molteplici simboli, canti e preghiere previste nel rito congolese.

Siamo arrivati da cinque mesi e possiamo dire che il nostro servizio procede bene; ormai ci sentiamo parte della comunità cristiana di St.. Hilaire e di quella dei Missionari della Consolata presenti in Congo. Le persone che ogni giorno ci stringono la mano e ci salutano cominciano ad avere un volto amico, un nome e una storia, anche se sono ancora tante quelle da conoscere!
Girando per il quartiere, oltre a sentirci chiamare ancora “mundele” (bianco, in modo dispregiativo), sentiamo anche voci che ci salutano chiamandoci per nome: «Bonjour Madame Deborah, papà Marco!»… e questo fa piacere perché ci fa sentire meno distanti, meno bianchi! Spesso diciamo che il colore della pelle non conta, ma ora possiamo dire di avere capito un po’ di più cosa significa essere stranieri, essere diversi: non passiamo mai inosservati! La nostra pelle bianca risalta tra le tante persone del quartiere, anche quando è buio!

Anche qui gli stereotipi sono presenti, la storia coloniale ha lasciato le sue conseguenze: essere bianco significa essere ricco, per cui non mancano, soprattutto tra i giovani, coloro che ci chiedono soldi per studiare, per comprare un paio di scarpe, o per comprare qualcosa da mangiare. Rispondere di no non è facile, perché se da una parte ci sono persone che vogliono solo approfittarsene, ci sono anche tante famiglie che vivono in estrema povertà, tanto che ci chiediamo come fanno “a tirare sera”. Qui una delle cose che si impara in fretta è la capacità di “se débrouiller” (di “sbrogliarsela”), cercando di vendere qualcosa al mercato, o di trovare un lavoretto giornaliero, giusto per guadagnare qualcosa e comprare da mangiare oggi; domani si vedrà, domani è un altro giorno!

In una realtà in cui la sopravvivenza è il primo obiettivo, non sempre è facile far comprendere l’importanza di programmare, fare previsioni e progetti a lungo termine (soprattutto ai giovani)! Lo sforzo grande che la comunità cristiana di St.. Hilaire sta compiendo (grazie alla presenza dei missionari) è proprio quello di riuscire a far crescere una comunità che si faccia carico e prenda a cuore la parrocchia e le persone che la animano. Ci sono davvero tante persone che offrono il loro contributo volontario gratuito e il loro impegno in qualche commissione, o gruppo, o semplicemente in qualche piccolo servizio, e questa per noi è davvero una grande testimonianza di fede.

Purtroppo si stanno diffondendo anche qui diverse sette religiose, che nascono come funghi: una persona un po’ più furba delle altre e con qualche capacità dialettica, si alza il mattino, costruisce un recinto di paglia nella sua parcella, posiziona due o tre panche e fonda la sua chiesa; così, con canti e balli, si promette alla gente gioia e salvezza: “alleluia, alleluia”, intanto il tizio si riempie le tasche con le offerte.

Ma il vero messaggio cristiano è un altro, è quello della croce, quel messaggio che stiamo riscoprendo in particolare in questo periodo quaresimale. Il beato Giuseppe Allamano scriveva ai suoi missionari: «Il Crocifisso è un amico che consola e aiuta: sostiene nelle difficoltà e nella stanchezza, libera da tanti pericoli, sostiene quando si è stanchi, fa sentire la dolcezza del patire per amore di Dio… ai piedi del crocifisso si impara la generosità e il sacrificio».

Come poteva Gesù scendere dalla croce e salvarsi, lasciando su di essa milioni di persone crocifisse? È proprio dalla croce che noi comprendiamo quanto è grande l’amore di Dio: egli non sta lassù, isolato nella sua splendida sfera, ma si fa solidale, amico, fratello e padre.
E noi non possiamo che rispondere a questo amore testimoniando l’amore per l’uomo, per gli uomini, per tutti gli uomini. Noi lo stiamo facendo qui, ma ognuno lo può sperimentare nella vita di tutti i giorni, in famiglia, nell’ambiente di studio o di lavoro, in parrocchia, nella società civile, e soprattutto in quei contesti nei quali il messaggio di Cristo ancora non è entrato o fa fatica ad entrare.
Questo è il nostro augurio per ciascuno: la contemplazione dei misteri della Passione e della Resurrezione possa renderci capaci di testimoniare l’amore di Cristo in tutto il mondo.
Pasika elamu!
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