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VI VOGLIO COSI’ PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese - Postulatore Generale   
SAGGEZZA E REALISMO

È riconosciuto l’equilibrio umano e spirituale dell’Allamano. Era sicuramente un uomo deciso e proponeva gli ideali più elevati a sé ed ai suoi missionari e missionarie, che voleva tutti di “prima qualità”. Ha parlato con entusiasmo della necessità che il missionario sia “santo” dal primo all’ultimo giorno della sua vita, senza lasciarsi scoraggiare, pur riscontrando limiti e difetti. Tuttavia, non era affatto intransigente. Sapeva comprendere, dicendo per esempio: «E potessimo anche noi dire come quel santo: Tanto è grande il bene che aspetto che ogni pena mi è diletto, o almeno se non diletto la soffro con pazienza» (Conf. IMC, II, 651). Ed era molto concreto, con i piedi ben posati per terra. Anche i testimoni al processo canonico lo affermano, riportando fatti e detti molto significativi.

Alla suora che scriveva a Sr. Chiara in Sicilia: «Sì, scrivi, falle i miei auguri e dille di curarsi come siamo stati intesi. Anzi, domandale se ha bisogno di denari, e dille che ce lo mandi a dire. Dille che non abbia paura di spendere, e quantunque la roba sia cara, prenda ugualmente quanto abbisogna, come uova, ecc.».
Alle suore dell’Istituto Albert di Lanzo addette al Convitto: «Non crediate che il vostro sia un ufficio qualunque. Rassomiglia un po’ il vostro ufficio a quello delle pie donne che seguivano Gesù. Dovete procurare che il vitto sia ben confezionato, sano ed abbondante, perché i giovani sacerdoti hanno bisogno di possedere vigorose energie per attendere poi al loro ministero sacerdotale nelle parrocchie».
A chi gli confidava di coltivare il desiderio di andare in paradiso: «Sì, sì; ma quando starai per morire, avrai paura».
Siccome si consumava molto vino nelle messe al santuario, a chi consigliò di renderlo meno dolce: «No, dobbiamo lasciare la massima libertà al celebrante, perché in questo non siamo giudici noi, ma solamente Iddio».
Avendo trovato un lavoro ad un giovane il quale assicurava che i Valdesi gli offrivano denaro perché si unisse a loro: «Veramente costui me l’ha già fatta altre volte; ma è meglio essere sfruttati qualche volta, piuttosto che correre il pericolo di lasciar perdere la fede ad un’anima».
Durante l’ultima malattia, essendogli stato proibito il vino: «Lasciamo Signor Dottore che la scienza applichi i suoi trovati; noi avremo occasione di fare una piccola mortificazione, applicandoci alla sorella acqua, come la chiamava S. Francesco d’Assisi, e a un poco di latte annacquato, e così ne sarà glorificato il Signore che ce ne ripagherà largamente nell’ultima cena».
Circa il prestito di denari: «Guarda, se hai dei denari, e te li chiedono in prestito, se puoi darli, dalli; se non puoi darli, non imprestarli neppure; perché dopo, se non possono restituirli non si lasciano più vedere, e state male tu e loro».
Consigliò ad un parroco all’inizio del suo ministero: «Nei primi anni omnia videre (vedere tutto); in seguito: pauca corrigere (correggere poco) per poter plura perficere (fare di più)».
Avendo ricevuto una somma di denaro: «Vedi, la Divina Provvidenza! C’è appunto una signora che ne ha tanto bisogno… ci sono anche vari Sacerdoti che vengono a celebrare alla Consolata. Ricevono l’offerta è vero, ma non basta per il loro decoro. Quindi, penso anche ad essi. Questi sono i primi poveri…».
All’economo della casa madre: «Trattandosi di fare una spesa, non si deve guardare se vi sono,o no, denari in cassa, ma se questa è o non è necessaria. Se è necessaria si fa anche se non ci sono i denari. Ma se non è necessaria, non si fa, anche se ci sono i denari».
Perché non si credesse che fosse duro di cuore quando dava consigli forti: «Ah! miei cari! Certo è più comodo sollecitare l’amor proprio, e fare buon viso a tutti. Ma come dice lo Spirito Santo? – noli fieri iudex si non vales irrompere in iniquitatem (non farti giudice se non sei in grado di affrontare il male)».
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