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«Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni... rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù» (At 4,13).
Questa riflessione vuole aiutare a ritrovare la freschezza della vera missionarietà. La missionarietà di sempre, naturalmente. Ma che ogni volta appare nuova, vera, affascinante, come succede quando si tratta della verità del Vangelo e del vivere con il Maestro, Gesù di Nazareth.
Nel mese di febbraio 2006 la Delegazione della Costa d’Avorio ha celebrato i 10 anni di presenza IMC in questo Paese con alcune iniziative che volevano rafforzare e confermare un impegno, una scelta, una presenza.
1. Festa del Fondatore a Sago. Fondata nel 1997, Sago è la nostra seconda missione in ordine cronologico. È situata in piena foresta, a circa 18 km dalla strada principale che collega la capitale Abidjan con il resto della costa. La popolazione è di circa 70 mila abitanti, di cui 20 mila circa sono cristiani; appartiene all’etnia Godé, popolo fiero e non molto aperto al messaggio cristiano. Il lavoro missionario è di prima evangelizzazione. Si svolge nel centro dove sorge la Chiesa parrocchiale, la scuola materna, la scuola secondaria e un dispensario curati dalle suore e nei 35 villaggi sparsi nella foresta. Domenica, 5 febbraio, ci siamo ritrovati con i cristiani per la celebrazione della festa del Fondatore. La gente fin dal mattino ha iniziato ad arrivare accolta dai canti della corale che diffondevano un clima di allegria nell’ambiente. La Chiesa, grande e bella, è degna di una cattedrale. La celebrazione si è svolta nella gioia e nel canto, aiutati da tre lingue veicolari: francese, godié e moré. Credo che il Fondatore, dal cielo, fosse contento di sapere che la Consolata è conosciuta ed amata anche in questa terra. Un particolare toccante mi è rimasto impresso: alla fine della celebrazione, un bambino è venuto a salutarmi. Con fatica, a causa della lingua, abbiamo scambiato qualche parola e la sorpresa è stata il sapere che si chiama “Allamano”! Quale segno di speranza, la catena missionaria continua in questo bambino... Dieci anni di presenza stanno dando dei frutti...
2. Seconda Conferenza della Delegazione. Si è svolta nel centro di accoglienza “La Charité” vicino a Daloa, una delle principali città della Costa d’Avorio. È stato un momento molto importante di fraternità, valutazione del lavoro svolto e programmazione della nostra presenza per i prossimi sei anni. Il clima molto fraterno e semplice e il luogo appartato e riposante certamente hanno aiutato il dialogo e la riflessione. La Delegazione è composta da missionari molto giovani e pieni di entusiasmo e costituisce un ottimo esempio di interculturalità del nostro Istituto, una vera fraternità secondo lo spirito dell’Allamano. Credo che possiamo sintetizzare lo spirito ed il contenuto della Conferenza attorno a tre punti fermi: inserzione, dialogo interreligioso e inculturazione.
a) Inserzione: è questa una parola ed un valore missionario molto sentiti in Costa d’Avorio. Cosa significa? Attingiamo dai loro stessi documenti: L’inserzione più che un metodo è uno stile di vita caratterizzato da: - una semplicità di vita che permette delle relazioni più vicine e fraterne con la gente senza troppe e grandi strutture; - un atteggiamento di ascolto, accoglienza e disponibilità continui con le persone che ci stanno attorno; - un’apertura a tutte le persone alla ricerca del senso di Dio che porta, quando si presenta l’occasione, ad un annuncio esplicito del Vangelo; - una presenza nel nome della gratuità, segno della vicinanza di Dio a tutte le persone, soprattutto a quelle più abbandonate; - una presenza missionaria in mezzo alla gente, in un quartiere popolare, senza un impegno parrocchiale-pastorale diretto. I nostri confratelli hanno vissuto per sette anni nel quartiere Bardot, di San Pedro, in una delle baraccopoli più grandi dell’Africa. Ora sono alla ricerca di un’altra presenza d’inserzione per continuare e qualificare il loro essere missionari in questo Paese.
b) Dialogo interreligioso: Le nostre presenze in Costa d’Avorio sono tutte ad gentes secondo il carisma proprio dell’Istituto (cfr. XCG). Sono presenze in dialogo con il mondo dell’Islam e delle religioni tradizionali. Questo dialogo si esprime con modalità diverse: - dialogo della vita: relazioni d’amicizia ed interesse mutuo, nella vita quotidiana; - dialogo delle opere: collaborazione ad iniziative di promozione umana, sviluppo, educazione, giustizia e pace ed integrità del creato; - dialogo d’esperti: studio ed approfondimento degli elementi di comunione e delle diversità; - dialogo sull’esperienza spirituale: conoscenza, approfondimento e scambio delle rispettive esperienze religiose, incontri di preghiera...
c) Inculturazione: La comunità ha preso sul serio l’impegno di conoscere la cultura della gente in mezzo a cui vive la missione, valorizzando in maniera particolare l’uso della lingua locale o, per essere più precisi, una delle tante, dato che esiste una grande molteplicità di idiomi. Inoltre si impegna a «esprimere nel nostro stile di vita e nelle nostre comunità il positivo delle culture locali (cibo, riti di accoglienza e altri gesti...), a promuovere un metodo d’inculturazione della Buona Novella e delle espressioni liturgiche, ecc...» (Atti della Conferenza).
3. La scelta di uno stile missionario “nuovo”. Le nostre presenze in Costa d’Avorio sono situate in contesti molto difficili: pochi cristiani, molte religioni, numerosi immigrati, tanta miseria causata anche dalla guerra, mancanza di formazione a tutti i livelli... Al sud la miseria e l’abbandono della gente, aggravati dalle estorsioni e dalle provocazioni alla violenza sono purtroppo realtà quotidiana. Al nord la povertà è ancora più estesa. Caratterizzata dalla savana e dalle grandi distanze, è una regione molto vasta e poco popolata. A causa della guerra civile, da tre anni è in mano ai ribelli e quindi separata dal resto del Paese. La nostra presenza in questa regione è iniziata dapprima a Dianra, nel 2001 e poi a Marandalh nel 2003. Si tratta di presenze missionarie caratterizzate da difficoltà e sfide importanti: - difficoltà di comunicazione: essendo la zona occupata, i confratelli, come la gente, sono isolati dal resto del Paese e del mondo. Non c’è elettricità, né posta, né telefono, né acqua potabile. Le strade sono piste sterrate e polverose. - difficoltà materiali: con la guerra e l’isolamento tutto diventa più difficile, anche approvvigionarsi dei beni di prima necessità. La povertà dell’ambiente e della gente non permette d’organizzarsi e di operare con grandi interventi e progetti. Si vive nella condivisione, con una pastorale di presenza e di testimonianza che permette di essere vicini alle persone ed amati da loro, riconosciuti come i loro “padri” anche da chi non è cristiano oppure non è interessato ad esserlo. - difficoltà nell’organizzare una missione “nuova”: la maggior parte della popolazione dove operiamo non è cristiana; appartiene all’Islam oppure alle religioni tradizionali. I nostri missionari devono affrontare continuamente queste sfide, sia nelle relazioni interpersonali quotidiane, sia nei progetti di sviluppo, sanitari ed altro. A Marandallah, per esempio, abbiamo un centro sanitario, l’unico per tutta la vastissima regione ed è un punto di riferimento per tutti i poveri, cristiani e non, del territorio.
Terminando vorrei dire ai nostri missionari della Costa d’Avorio due parole: grazie e coraggio! Grazie per la vostra testimonianza di fraternità, di missione e di ricerca di nuovi cammini nella fedeltà al passato, ma protesi al nuovo che la missione offre. Coraggio nel vostro annuncio e nella presenza di consolazione. Il Signore vi ricolmi di tanti frutti nella celebrazione dei prossimi anniversari della nostra presenza in Costa d’Avorio.
«La storia della salvezza, non è storia di vertici, ma è storia di periferia. Anche se essa è delineata e condotta dalla Provvidenza, si consuma, però, nel qui e nell’oggi dei cantieri umani. È in questi cantieri che si preparano i mattoni per la costruzione del Regno di Dio» (Tonino Bello).
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