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L’Ufficio Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino ha proposto alle comunità etniche presenti sul territorio di vivere la 16ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nelle parrocchie della città. In questa prospettiva, la Parrocchia S. Martino di Alpignano, ha accolto il “Gruppo Ecumenico di Preghiera” seguito da sr. Maresa Sabena, da p. Francesco Discepoli e dai seminaristi Piero e Sergio. Tutto era stato programmato per la terza domenica di gennaio, ma improvvisamente un grave lutto ha colpito il gruppo.
Joy Edomaruse, ragazza nigeriana, membro molto attivo del gruppo da vari anni, affetta da una grave malattia, era peggiorata e il 20 gennaio è morta a soli 30 anni di età. Joy da qualche anno pensava al battesimo, ma non si sentiva ancora di riceverlo: «Non sono pronta – diceva -, non me la sento, ancora». Così lo rimandava anno dopo anno. A fine novembre, Joy ha dovuto ritornare all’ospedale: le metastasi le avevano invaso il corpo. Nel gruppo c’è stata una vera gara di generosità nel visitarla e assisterla: non volevano che sentisse la lontananza dai suoi cari e la solitudine. Tutti hanno pregato con intensità: si sperava in un miracolo!
Anche Joy era piena di speranza e guardava avanti come se qualcosa di grande l’attendesse. Nell’ospedale, in poco tempo, ha saputo farsi voler bene da tutti, dai medici al personale di servizio. Tutti conoscevano Joy, tutti l’amavano. Padre Francesco visitandola le rinnovò la proposta del battesimo e Joy non ebbe più esitazioni; piena di gioia, quasi attendesse quella proposta, domandò: «Quando, padre, oggi?».
Joy e p. Francesco ripresero a parlare della fede e del battesimo. Vista la sua fretta, la celebrazione del sacramento fu fissata per il sabato 10 dicembre. Il primario dell’ospedale chiese di essere lui stesso il padrino mentre le suore e le infermiere organizzarono tutto come per una grande festa. Sabato, 10 dicembre, alle 15,20, nell’Ospedale Gradenigo di Torino, Joy ha ricevuto il battesimo, circondata dai medici, dagli infermieri e dai coordinatori del Gruppo Ecumenico di cui faceva parte.
Quel giorno Joy ha varcato il suo “Mar Rosso”. Davanti a sé aveva ancora 40 giorni di viaggio nel “faticoso deserto” della malattia, ma poi il 20 gennaio è arrivata alla “Terra Promessa”. Erano le 18 e 40. Joy non è più con noi, ma intercede per noi! La paziente e costante presenza di sr. Maresa, che l’ha accompagnata fin dai primi anni del suo arrivo in Italia, l’ha aiutata a maturare la scelta del battesimo.
Il 5 febbraio abbiamo celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato in una chiesa che traboccava di fedeli, soprattutto di giovani e scout. Padre Francesco ha presieduto l’eucaristia, che è stata animata dal Gruppo Ecumenico di Preghiera. I canti sono stati in prevalenza in lingua inglese e, al momento della comunione, quando il coro ha dato inizio a un canto pieno di ritmo ed energia, molti di noi hanno pensato che forse quello non era il momento più adatto per i tamburi e le danze. Ma non è stato così: quel canto, quella musica, quel ritmo interiore ci hanno risvegliato dal nostro assopimento spirituale facendoci gustare tutta la bellezza e la gioia del nostro incontro con Dio. Quando gli Africani cantano e ballano parlano con i loro movimenti e raccontano un modo nuovo di unire corpo e spirito. Quel canto ha conquistato anche noi e, contagiati dalla gioia, assieme agli scout e a tanti dei presenti, abbiamo accompagnato con i movimenti del corpo il ritmo della loro musica.
Terminata la celebrazione, l’“andate in pace” ha preso carne in un dialogo tra Alpignanesi e Nigeriani. A questi ultimi è stato chiesto di offrire ancora qualche canto, poi da alcuni membri della comunità di S. Martino è arrivato l’invito a trovare ancora occasioni di incontro per conoscersi maggiormente. Il parroco li ha accolti con molta cordialità ed ha offerto ad ognuno il Vangelo di Marco in lingue (preparato dalla Diocesi per le Olimpiadi).
Dopo la messa ci siamo trasferiti tutti nella nostra casa, il vicino seminario filosofico. Qui, lo stare insieme, condividendo il pranzo in un ambiente sereno ed accogliente, è stato un momento molto importante, soprattutto perché accadeva a pochi giorni di distanza dal funerale di Joy, dove si erano trovati tutti, proprio tutti, stretti nel dolore, ma anche sorretti dalla speranza per il cammino di fede fatto da Joy negli anni vissuti con il gruppo.
Questo nacque 10 anni fa, nell’ambito dell’Ufficio Pastorale Migranti della diocesi, quando l’immigrazione dall’Africa era emergente e molti cristiani di denominazioni diverse (cattolici, anglicani, metodisti, pentecostali, ecc.) cercavano una chiesa dove poter pregare in lingua inglese e trascorrere insieme qualche ora distensiva. I nostri due Istituti Missionari accettarono la sfida e sino ad ora sono presenti in particolare per l’animazione della preghiera domenicale. Molte cose nel corso degli anni sono cambiate, ma sempre si è cercato di formare dei leaders e di valorizzare momenti importanti legati alla loro cultura e chiesa di origine, ad esempio il “Sunday school for children” dove, con le mamme nigeriane, operano Piero e Sergio.
L’immigrazione è sicuramente una sfida e un segno dei tempi. Gli stranieri hanno un grande bisogno di qualcuno che li sappia ascoltare, accogliere ed aiutare e noi europei abbiamo un grande bisogno di imparare da loro a riappropriarci del tempo, a godere della bellezza delle relazioni interpersonali e a guardare al futuro con più energia e speranza. Abbiamo voluto condividere con voi questi momenti di gioia e di dolore perché ci sembrano significativi nel contesto del nostro servizio missionario con i migranti. «La messe è molta...», ma «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori» (Sal. 127).
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