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MONGOLIA - NATALE A NISEH PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Giorgio Marengo   
Avendo cominciato a padroneggiare la lingua, da ottobre i nostri confratelli e consorelle hanno iniziato a svolgere lavoro pastorale direttamente sul campo, a Niseh, un quartiere periferico della capitale. Il progetto è di dare inizio ad una nuova presenza della Chiesa Cattolica, incontrando i giovani, visitando qualche famiglia e facendosi conoscere nell’ambiente.

Lunedì 10/10
Il vescovo presiede la prima messa nella cappella di Niseh, la zona popolare vicina all’aeroporto dove si intende avviare una presenza costante di missionari. È un bel momento, in cui si ha l’impressione che la missione vada avanti, a piccoli passi, con strutture semplici, ma con costanza. La gente è entusiasta: sono fedeli e simpatizzanti della parrocchia di Khan Uul da cui la cappella dipende. Il vescovo benedice i locali (due stanzette scaldate da una stufa a muro) e incoraggia ad intraprendere con entusiasmo questa nuova sfida di presenza e testimonianza in mezzo alla gente. L’appuntamento è per domenica prossima, quando ad animare la celebrazione saremo noi della Consolata...

Domenica 16/10
La nostra équipe missionaria parte per la messa domenicale. È la prima volta che, come gruppo, siamo responsabili di un’attività pastorale propria e ne siamo contenti. Alle 10 siamo sul posto (una casetta acquistata da p. Kim, il parroco, in mezzo al Ger District); ci attendono tre anziani del centro di Yarmag, la nostra amica Oghi-Lucia, leader della comunità, con sua sorella e la signora che abita nella proprietà, in una ger, con un paio di bambini. La giornata è fredda, ma molto luminosa. Prepariamo la liturgia: altare, letture, chitarra da accordare...
«Aav, Khuu, Ariun Sunsnii aldraar - Amen»: è l’inizio della messa in mongolo. A presiedere è p. Ernesto. I presenti seguono con attenzione e rispetto. C’è aria di nuovo inizio. È tutto molto semplice e familiare, ma non manca niente perché la celebrazione risulti dignitosa e, a suo modo, solenne.

A messa terminata, ci si scambia qualche battuta; uno degli anziani di Yarmag dà istruzioni alla signora della ger che provveda a riparare la stufa e ad accenderla in anticipo: «Sa, ci sono degli stranieri...!». Riaccompagniamo in macchina i tre “nonni”, mentre prendiamo qualche misura dei due locali, dove collocare eventualmente un po’ di mobilio. Poi la signora che abita accanto ci invita a prendere un tè. Ci fermiamo qualche minuto da lei, poi proseguiamo con Oghi e sua sorella in “esplorazione” della zona: passiamo in macchina per le stradine del Ger District, mentre le nostre due amiche ci descrivono i dintorni e rispondono alle nostre domande. Più di 10 mila persone abitano nei paraggi, distribuite sulla collina in tante piccole casette di legno e tende tradizionali. È sicuramente una zona dove c’e’ bisogno di una presenza di Chiesa.

Giovedì 20/10
Nel pomeriggio andiamo tutti a Niseh. Ci aspettano Oghi-Lucia e due anziani della parrocchia. Gente nuova però non se ne vede. Chiacchieriamo un po’ con la signora della ger, che come sempre ci offre qualcosa (del tè, questa volta). Costa un po’ il non avere progetti ben definiti che implichino attività precise, ma crediamo che sia importante anche cominciare così, nel rispetto dei tempi, senza fretta, chiedendo alle persone cosa e come intendono fare. Noi certamente offriamo la disponibilità ad esserci e a fare la nostra parte, ma desideriamo che le attività nascano e si sviluppino dai bisogni reali delle persone.
Stiamo per lasciare la cappella e andare a trovare una famiglia, visto che non arriva nessuno; mentre usciamo dalla ger però vediamo aprirsi la porta del cancello ed entrano cinque ragazzine e due ragazzini. Sono compagni di scuola della sorella minore di Oghi. Li accogliamo e invitiamo a sedersi con noi, per fare amicizia. È Oghi stessa a guidare l’incontro: facciamo un giro di nomi e scambiamo qualche battuta. Ci vengono rivolte domande su chi siamo, che differenza c’è tra la nostra chiesa e quelle protestanti... Poi viene il tempo di scaldarsi un po’ e il pallone che ci siamo portati si rivela utilissimo. Adesso il ghiaccio è stato rotto e ci si dà appuntamento per sabato prossimo, quando torneremo per stare di nuovo con loro.

Sabato 22/10
Altro pomeriggio passato a Niseh, giocando coi ragazzi e preparando con loro lo spazio esterno per un futuro campetto da basket/volleyball. Intanto un volontario coreano mette in funzione una stufa a gas che scalderà l’ambiente-cappella, visto che la stufa tradizionale a carbone sembra avere dei problemi insormontabili.

Domenica 23/10
È la Giornata Missionaria Mondiale! La celebriamo con l’eucarestia domenicale a Niseh, in una giornata ancora stranamente tiepida. Si prepara l’altare coi bambini, le sorelle organizzano le letture con i battezzati presenti, si provano i canti accompagnati dalla chitarra di sr Sandra. C’è anche una piccola delegazione di giovani della parrocchia, mandati “in missione” qui per essere d’aiuto e fare amicizia con i giovani della zona. Abbiamo anche due chierichetti, che, un occhio all’altare e uno al chierichetto vero proveniente dalla parrocchia e seduto accanto, seguono con impegno la messa e imparano le cose essenziali. Sembra che si siano divertiti...
Dopo si beve assieme una tazza di tè al latte, preparato dalle sorelle e di nuovo a giocare a palla, nel polverone del piccolo campetto di fronte alla ger.
Salutati tutti, possiamo rientrare anche noi. Mangiamo tutti insieme dalle sorelle, a base di lasagne preparate da loro e torta di pane di produzione propria. Niente a che vedere con le affannose corse di animazione di quando si era in Italia, ma comunque un clima di gioia per la missione che comincia a vederci coinvolti di più sul campo.

Mercoledì 2/11
Incontro di programmazione pastorale con le sorelle. L’impegno della cappella di Niseh costituirà per questi mesi la principale attività apostolica; vediamo bene concentrare le attività al sabato e alla domenica, con un po’ di gioco, una parte (in)formativa (l’ABC della fede...), qualche attività pratica (piccoli lavoretti di bricolage) e, ovviamente, la messa domenicale, preparata e spiegata a dovere. Andremo anche il lunedì, come d’accordo con p. Kim, per una messa feriale, e il giovedì pomeriggio (quelli che sono liberi dalle lezioni di lingua), per incontrare la gente.
Pensiamo anche a una programmazione di massima per quanto riguarda i temi da trattare, in modo che a turno ognuno si prepari (pur con tutte le difficoltà della lingua) per offrire dei contenuti a quelli che vorranno venire (per adesso soprattutto ragazzi e bambini).

Sabato 10/12
La preparazione al Natale entra nel vivo. Con i ragazzi di Niseh prepariamo le statuine del presepe, utilizzando un impasto di farina, acqua e sale che sr. Sandra ha predisposto per l’occasione e che, una volta seccato, verrà poi dipinto. Prima p. Ernesto aveva introdotto i personaggi del presepe con un collage di citazioni dai vangeli, lette ed interpretate dagli stessi ragazzi. Intanto Oghi-Lucia ha dato disposizione alla mamma giunta dalla campagna, perché confezioni due camici per noi sacerdoti sullo stile dell’abito tradizionale mongolo, il deel: se tutto va bene, dovremmo poterli indossare per la solennità del Natale. Anche in queste piccole cose la gente dà segno di prendersi a cuore la piccola cappella in mezzo alle tende e alle casette di periferia.

Sabato 24/12
Nel pomeriggio siamo a Niseh, dove si prova la scenetta della natività, si ritoccano i “costumi” e si finiscono le decorazioni. Poi con due viaggi stracarichi di bambini, accompagniamo in parrocchia quanti vogliono partecipare alla veglia notturna.
Dopo ci troviamo tutti dalle sorelle per festeggiare tra noi la notte di Natale con un po’ di cena e qualche regalo (materiale domestico che servirà anche per la prossima comunità di Arvaiheer).
Non mancano le chiamate dall’Italia, a testimoniare l’affetto dei cari e delle superiore MC. Il miracolo dell’incarnazione si compie di nuovo sotto i nostri occhi, che vorremmo si aprissero allo stupore come quelli dei pastori di Betlemme, cui la nostra gente sembra assomigliare molto...

Domenica 25/12
È Natale! Padre Ernesto all’alba è già in cucina, per preparare la torta promessa ai bambini. Prima delle 10 partiamo per Niseh, dove c’è aria di festa ormai da giorni. Effettivamente incontriamo persone vestite a festa, mentre dalla stufa della tenda escono vapori di cucina che fanno ben sperare per il pranzo che seguirà. La messa si svolge in un atmosfera di vero raccoglimento. Al canto del Gloria una bimbetta, venuta ieri per la prima volta, depone un bel Gesù Bambino mongolo nella culla allestita sull’altare. Poi la drammatizzazione della Natività, seguita dal Silent night in versione mongola.

La luce intensa dell’inverno mongolo entra dalle finestre della cappellina e illumina volti stupiti di bambini. Padre Ernesto commenta che «oggi è come se Dio ci avesse invitato al banchetto del Suo Figlio, che è nato per noi». Poi tutti sono invitati a scrivere su un foglietto il regalo che vorrebbero chiedergli. Quello che offriremo noi a Lui, diventa la preghiera dei fedeli, dove ciascuno esprime i propri desideri, soprattutto di pace e serenità, prima di unirsi all’offertorio con quanto scritto come dono da presentare a Dio. È il nostro primo Natale di apostolato vero in mezzo alla gente.

Dopo la messa Oghi-Lucia dà le istruzioni per la festa che seguirà. In pochi minuti la cappella si trasforma in un “salone delle feste” dove tutti stanno seduti lungo le pareti, mentre al centro si mette il cibo preparato dalla stessa gente di Niseh. Qualche minuto di esitazione, con i piatti già pronti (qui le feste hanno regole ben precise, che vanno rispettate): quando formalmente ripetiamo l’invito a dare inizio alla festa, i ragazzi ci fanno gli auguri, consegnandoci un biglietto con le loro firme, una scatola di cioccolatini e una bottiglia di vino e dedicandoci un canto.
Ringraziamo di cuore e replichiamo - come da copione - anche noi con “Tu scendi dalle stelle”. Quindi si mangia. Poi è un susseguirsi di altri canti, giochi e infine la consegna dei regali. Questa volta Babbo Natale è p. Ernesto, che distribuisce pacchettini a tutti i convenuti (cappellini di lana, caramelle, qualche tazza da tè, tutto comprato al grande mercato per poche decine di euro). Il tempo passa e i più piccoli devono rincasare; li salutiamo, invitandoli a tornare presto. Con gli altri ci tratteniamo ancora un po’, per poi rientrare anche noi.

Dopo cena suona il campanello: è Suvdaa, un’amica della campagna, che ci viene a trovare con un nipote. Ha gravi problemi con il marito per cui passerà la notte dalle sorelle. Forse, senza quasi accorgercene, possiamo essere di consolazione proprio nel giorno in cui la gioia è venuta ad abitare tra noi.
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