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Dopo vari giorni di cielo coperto e pioggia, il 20 giugno è spuntato, freddo, ma con un bel sole e un cielo con splendidi toni di azzurro. Un giorno di festa da vivere in allegria. E così è stato per i Missionari e le Missionarie della Consolata, gli amici e i devoti della Consolata che si sono riuniti nel santuario mariano di Luján. Quell’incontro e quella gioia avevano la loro giustificazione. In quel giorno, infatti, la statua della Consolata sarebbe stata posta per sempre nella cripta del santuario mariano argentino per eccellenza. Assieme alle immagini che ricordano altri nomi della Madre di Dio e che molto hanno avuto a che fare con la costruzione dell’Argentina come Paese e come nazione unita, quella della Consolata ricorderà ai pellegrini il suo ruolo importante nella storia e nella vita di molti che hanno adottato l’Argentina come loro seconda patria.
Ci ha preceduto Di fatto, la devozione alla Consolata non è stata introdotta dai Missionari e dalle Missionarie della Consolata, che sono giunti in questa terra solo nel 1946, ma li ha preceduti giungendo in questo Paese per mezzo dei suoi devoti che avevano lasciato il Piemonte (Italia) e sono emigrati in Argentina, cercando nuove possibilità di lavoro e di vita. Così sono nati i primi centri di devozione alla Consolata: Sampacho (Río Cuarto) nel 1905, esattamente 100 anni fa e, nella Capitale Federale, nel barrio La Paternal nel 1927. Altre statue e quadri si trovano in varie chiese e cappelle, specie al sud di Córdoba e nella provincia di Santa Fe, dove più numerosi affluirono gli emigranti piemontesi.
L’idea di collocare l’immagine della Consolata nel Santuario di Luján è venuta a p. Roberto Lorenzatti, allora superiore regionale e discendente di piemontesi. Egli ha incaricato p. Enrique Blussand, egli pure di ascendenze piemontesi, di parlare con il rettore del santuario per sondare la possibilità di collocarvi l’immagine della Consolata. L’idea è stata accolta con favore e da quel momento sono stati fatti i passi formali necessari per la sua concretizzazione. La presenza di una statua della Consolata in quel santuario ci sembrava il modo migliore per dare risalto a tutti gli sforzi di quei primi emigranti, che tanto hanno lottato per il progresso loro e di tutto il Paese. È da sottolineare che tutto questo lavoro e tutti quei sacrifici per raggiungere una condizione di vita migliore erano sostenuti dalla fede che quelle persone portavano dai loro luoghi di origine. Loro guida e maestra fu proprio la devozione alla Madre di Dio, sotto il titolo di Consolata. Fra le loro cose, molte famiglie portavano un “certificato”, firmato dal rettore del Santuario della Consolata, Giuseppe Allamano, che diceva: «Testimonio che il signor... è stato inscritto alla Confraternita della Beata Vergine Consolata, di Torino».
Un simbolo per tutti Si comprende così che l’intronizzazione della statua della Consolata nella cripta del Santuario di Luján riveste un valore simbolico molteplice. 1 – Attestazione e riconoscenza verso una comunità di immigranti (specialmente piemontesi) che con il loro lavoro e la loro creatività hanno prodotto tanto nel campo dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’industria. La città di San Francisco e altri luoghi vicini costituiscono un esempio di questa laboriosità e spirito imprenditoriale. I suoi abitanti, quasi tutti di origine piemontese, hanno dato vita a una comunità tra le più industriose del Paese, in proporzione al numero di abitanti. 2 – Ringraziamento dei Missionari e delle Missionarie della Consolata alla loro Patrona per averli protetti e accompagnati nel lavoro di evangelizzazione e di animazione missionaria realizzati in questi 60 anni di presenza nel Paese. 3 – Ricordare che la Madre di Dio, sotto il titolo di Consolata, è presente in tutto il mondo. In Europa, Africa, America Latina e Asia sovente è venerata con questo nome, perché in molti luoghi, specialmente dell’Africa, la prima evangelizzazione è stata realizzata nel suo nome dai Missionari e dalle Missionarie della Consolata. Così, dicendo che: “La Consolata, ora sì è argentina”, vogliamo significare che questo titolo non identifica solo una congregazione religiosa e neppure solo una collettività, ma è parte della cultura e della tradizione di questo Paese. Infatti, guidati da Lei e sotto la sua protezione, sono stati fondati paesi e si sono sviluppate comunità civili e religiose che formano l’Argentina di oggi.
Coloro che visiteranno il Luján e vedranno l’immagine della Consolata, potranno dire davvero che la Madre di Dio, con i suoi diversi appellativi, è stata realmente un fattore fondamentale di crescita e di sviluppo del Paese e Colei che ha sostenuto gli aneli e le aspirazioni dei suoi fedeli. La Madonna, quando ha deciso di fermarsi al Luján, ha trasformato quel piccolo villaggio in un centro pieno di attività e di fede. Nello stesso modo, ogni regione dell’Argentina ha qualche santuario mariano, qualche immagine caratteristica della Madonna che unisce e dà senso alla speranza e alla lotta che quotidianamente la gente affronta per avere una vita migliore. La Consolata, non è solo un nome con cui alcuni invocano la Madonna, ma è Colei che ha aiutato e sostenuto molti nella ricerca e nella costruzione di un Paese migliore. P. Aldo Zanni LA CRONACA I devoti della Consolata si sono messi in viaggio da diversi luoghi, molto presto, per partecipare all’evento gioioso dell’intronizzazione della sua immagine nella cripta del Santuario del Luján. Circa 500 persone, provenienti dalla Capitale Federale e rappresentanze delle parrocchie della Consolata di Mendoza, San Francisco e Machagai, ci siamo trovati alle 10 nella basilica del Luján per iniziare la celebrazione liturgica presieduta da mons. Carlos Baldomero Martini, vescovo di San Justo e già vescovo di San Francisco. Amico dei Missionari, è un gran devoto della Consolata, che ha imparato ad amare e venerare fin da bambino nel suo paese natale.
Così si è espresso nella sua omelia: «Maria Consolata, oltre ad essere Colei che consola il popolo di Dio (consolate il mio popolo, dice il Signore), esprime più chiaramente il volto missionario della nostra Chiesa. Volto riflesso nei suoi missionari e missionarie, ma anche in quelli che, con loro, fomentano lo spirito missionario tra i cristiani. Uno spirito missionario che educa gli argentini ad essere innanzitutto coerenti con la loro fede e l’amore che Lei ci ispira, e poi ad essere, come Maria, strumenti di consolazione per tanti che soffrono nel corpo e nello spirito».
Naturalmente erano presenti tutti i Missionari e Missionarie della Consolata della Capitale Federale e della provincia circostante, assieme agli aspiranti missionari e missionarie delle due congregazioni. Conclusa la messa e benedetta la statua, è iniziata la processione verso la cripta dove è stata posta nel luogo appositamente preparato, con semplicità e delicatezza, dall’architetto Juan Carlos Gai. Si è pregato affidando alla sua materna protezione i Missionari e le Missionarie della Consolata, i benefattori e tutti i devoti del suo nome. La gioia spirituale si manifesta sempre attraverso fatti concreti. Così, dopo la celebrazione, tutti i partecipanti si sono ritrovati nel salone municipale, per condividere il pranzo al sacco, rinnovare le amicizie e farne di nuove.
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