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ESEQUIE DI MONS. MARIO MGULUNDE PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Bernardi   
ITALIA – TORINO

«Dopo alcune settimane trascorse a Torino per cure mediche, presso i missionari della Consolata, il nostro arcivescovo Mario sembrava aver recuperato pienamente la salute: tanto che aveva già programmato il ritorno in Tanzania. Invece… un infarto gli ha aperto le porte della Casa del Padre…».
È commosso mons. Agapito Ndorobo, vescovo tanzaniano, venuto a rendere omaggio all’amico e confratello. Parla con un filo di voce nella chiesa del beato Giuseppe Allamano, Torino, al termine dell’eucaristia del 16 marzo scorso.
La celebrazione funebre, presieduta dal cardinale Severino Poletto, vede una folta rappresentanza di Missionari e Missionarie della Consolata, la partecipazione di vari sacerdoti tanzaniani, di alcuni volontari missionari e una nutrita schiera di simpatizzanti delle missioni. È presente pure don Tarcisio Nardelli, già sacerdote “fidei donum” in Tanzania, oggi direttore del Centro missionario diocesano di Bologna.

Mario Abdallah Mgulunde nasce nel 1931 a Kalenga, nella regione di Iringa. Il padre è musulmano… Ordinato sacerdote nel 1962, viene consacrato vescovo di Iringa nel 1970: primo vescovo africano della diocesi. La circoscrizione, composta da 50 parrocchie-missioni, conta allora 20 sacerdoti diocesani e un centinaio di Missionari e Missionarie della Consolata, che considerano il nuovo vescovo come uno dei doni più significativi del buon Dio. Infatti l’hanno battezzato loro, l’hanno educato e accompagnato al sacerdozio e lo serviranno fino al 1985, allorché sarà nominato arcivescovo di Tabora.
Nel frattempo, dal 1976 al 1982, mons. Mgulunde viene eletto presidente della Conferenza episcopale nazionale e, dal 1983 al 1989, è presidente della Caritas Tanzania.
La morte a Torino, il 14 marzo 2006, giunge improvvisa e inaspettata. Proprio come un ladro.

«Anch’io ho conosciuto la nazione dell’arcivescovo Mario - dichiara il cardinale Poletto durante l’omelia dell’eucaristia -, quando mi sono recato in Tanzania per predicare gli esercizi spirituali ai missionari e missionarie. E sono tornato in Italia colpito dalla giovinezza, vivacità e crescita della diocesi di Iringa. Giovinezza, vivacità e crescita che continuano, arricchendo sempre di più la stessa chiesa locale, e che sono di consolazione e stimolo anche per la nostra chiesa di Torino, dalla quale sono partiti tanti missionari…».
Pur nella loro diversità, oggi la chiesa adulta di Torino e le giovani chiese di Tabora e Iringa (quest’ultima visitata, ogni anno, da frotte di giovani torinesi per un’esperienza missionaria di lavoro e conoscenza) si sentono più che mai sorelle, unite nella comunione della Chiesa universale.
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