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BEATA MADRE TERESA DI CALCUTTA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese, Postulatore Generale   
PROTETTRICE ANNUALE:

NON C’È AMORE PIÙ GRANDE

Pubblichiamo un brano di un libro di Madre Teresa “No Greater Love”, inedito in Italia. Da queste poche righe emerge l’esperienza profonda e assieme semplice che questa umile donna ha saputo fare dell’amore di Dio e del prossimo. Questa esperienza di amore è stata la leva che ha dato un senso così speciale a tutta la vita di Madre Teresa ed ha reso la sua opera nuova e attuale.


Gesù è venuto in questo mondo con uno scopo. Egli è venuto per darci la buona novella che Dio ci ama, che Dio è amore, che Egli ama te e anche me. Come ci ha dimostrato il Suo amore Gesù? Dando la Sua vita. Gesù ci ama con un amore tenero. Ciò è quello che Gesù è venuto ad insegnarci: l’amore tenero di Dio. Egli è venuto e ci usa per portare il Suo amore e la sua compassione nel mondo malgrado la nostra debolezza e le nostre mancanze.

Una volta ho raccolto un uomo dalla strada. Il suo corpo era pieno di vermi. L’ho portato nella nostra casa e cosa ha detto? Non ha imprecato, non ha inveito contro qualcuno. Ha detto solo: «Sono vissuto come un animale nelle strade, ma adesso morirò come un angelo, amato e curato». Ci vollero tre ore per pulirlo. Alla fine egli aveva guardato la suora e aveva detto: «Sorella, vado a casa di Dio», ed è morto. Non ho mai visto su un volto umano un sorriso così radioso come quello che vidi sul viso di quell’uomo. Egli è andato alla casa di Dio. Vedete cosa può fare l’amore! È possibile che la giovane suora non se ne rendesse conto in quel momento, ma aveva toccato il corpo di Cristo. Gesù lo ha detto: «Ogni volta che farete ciò per l’ultimo dei miei fratelli, lo avrete fatto per me» (Mt 24,40). Ed è così che voi ed io entriamo nei piani di Dio.

Non dimenticherò mai un giorno in Venezuela, quando sono andata a visitare una famiglia che ci aveva regalato un agnellino. Ero andata per ringraziarli e vidi che avevano un bambino gravemente storpio. Chiesi alla madre quale fosse il nome del bambino, e lei mi dette una risposta bellissima: «Lo chiamiamo “Maestro d’amore”, perché ci insegna continuamente ad amare. Ogni cosa che facciamo per lui è mettere in atto il nostro amore per Dio».

Non è necessario che facciamo grandi cose per mostrare un grande amore per Dio e per il prossimo. È l’intensità di amore che mettiamo nei nostri gesti che li rende particolarmente belli agli occhi di Dio. È facile amare chi sta lontano. Non è sempre facile amare chi vive vicino a noi.

Una volta trovai tra i rifiuti una donna che ardeva per la febbre. Sul punto di morire, continuava a ripetere: «È stato mio figlio». La presi in braccio e la portai nel nostro convento. Lungo la strada continuavo ad insistere perché perdonasse il figlio. È passato un bel po’ di tempo prima che la sentissi dire: «Sì, lo perdono». La donna non si rendeva conto di star male, di essere in preda alla febbre, in punto di morte. Ciò che le spezzava il cuore era la mancanza di amore da parte del figlio.

Quando curiamo il malato e il bisognoso noi tocchiamo il corpo sofferente di Cristo, e questo contatto ci renderà eroici, ci farà dimenticare la ripugnanza e le nostre naturali tendenze. Abbiamo bisogno degli occhi di una profonda fede per vedere Cristo nel corpo disfatto e nei vestiti sporchi sotto i quali si nasconde il più bello tra i figli degli uomini. Abbiamo bisogno delle mani di Cristo per toccare questi corpi feriti dal dolore e dalla sofferenza. Un amore intenso non misura, dà soltanto.

Per essere capaci di amare abbiamo bisogno di vedere e di toccare. La fede in azione attraverso la preghiera, la fede in azione attraverso il servizio: sono la stessa cosa, lo stesso amore, la stessa compassione. Sono passati molti anni, ma non dimenticherò mai una ragazza francese che venne a Calcutta. Aveva un’aria così tormentata. Era venuta a lavorare nella casa per poveri moribondi. Dopo dieci giorni venne a vedermi. Mi abbracciò e disse: «Ho trovato Gesù». Le chiesi dove avesse trovato Gesù, e mi rispose: «Nella casa dei poveri moribondi». «E che cosa hai fatto dopo aver trovato Gesù?». «Sono andata a confessarmi e ho fatto la Santa Comunione per la prima volta in quindici anni». Allora dissi ancora: «Che altro hai fatto?». «Ho mandato un telegramma ai miei genitori dicendo che ho trovato Gesù». La guardai e dissi: «Adesso va a fare i bagagli e torna a casa. Torna a casa e dai gioia, amore e pace ai tuoi genitori». Ella tornò a casa radiosa di gioia, perché il suo cuore era pieno di gioia. E quanta gioia ha portato alla sua famiglia! Perché? Aveva perso l’innocenza della giovinezza e l’aveva ritrovata.

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