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ITALIA / OLBIA - NATALE SOTTO LA TENDA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Danilo Scomparin   
Finalmente, cioè fra alcuni mesi, anche la casa IMC di Olbia avrà la sua nuova cappella. Spesso desiderata, più volte programmata, finalmente in fase di esecuzione. Intanto celebriamo in una tenda di m 10x10, dove possono comodamente trovare posto un centinaio di persone. Per i disagi e il freddo finora nessuno si è lamentato, anche perché si è provveduto a riscaldare l’ambiente con un ventilatore ad aria calda.

Gli appuntamenti fissi con la gente sono: rosario, vespri e messa ogni sera alle 17, a cui partecipano in media dalle 20 alle 40 persone, con punte di 50 e più. La domenica per la messa delle 10 partecipano una cinquantina di fedeli, mentre alla messa vespertina delle 17 dalle 80 alle 100 persone. Il martedì, inoltre, alle 21, c’è l’appuntamento con i giovani per la recita del rosario meditato: circa una trentina.

Vengono pure altri gruppi di preghiera. Lungo la giornata qualcuno si ferma per una breve sosta davanti al SS.mo. La gente apprezza la bella iniziativa della tenda per poter così frequentare, anche in questi mesi in cui fervono i lavori per la costruzione della nuova cappella, la messa celebrata dai missionari.

Non parleremo ora della nuova cappella, lo faremo quando sarà terminata; una breve riflessione, invece, mi sia consentita. Se è vero che siamo pellegrini sulle strade del mondo, è anche vero che siamo pellegrini sulle strade di Olbia e in ogni altra città in cui siamo presenti come Missionari della Consolata. Celebrare i divini misteri sotto una tenda esprime anche questo.
Ricordiamo che il popolo d’Israele in pellegrinaggio per quarant’anni verso la Terra Promessa, celebrava il culto divino sotto una tenda. E poi c’è quella bella espressione giovannea: «Ed Egli pose la sua tenda in mezzo a noi» (Gv 1,14) che esprime la presenza del Signore in mezzo al suo popolo.

Celebrare sotto la tenda ci mette in sintonia, per qualche ora almeno, non solo con quei pochi che sono in pellegrinaggio spirituale verso la Città Santa, ma anche con quelle masse che stanno sciamando verso il vecchio continente alla ricerca di qualcosa che ancora non hanno: lavoro, pane, casa, benessere e forse altro. Ora i popoli gentili (detti un tempo “pagani”) ci vengono ad incontrare in casa nostra e tale pacifica invasione non accenna a diminuire. Era prevista, non dagli economisti, ma dai profeti.

La missione, volere o no, sta subendo una contro-tendenza. Sono questi, sembra di poter dire, i nuovi areopaghi di cui oggi tanto si parla nella Chiesa e nell’Istituto, dove è impellente la presenza del Missionario della Consolata. Sapremo noi raccogliere tale sfida?
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