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La novena è stata stupenda. Le comunità dei quattro villaggi (West, Farmers, Marengeta e Soweto) hanno cantato con vigore in kiswahili “Bwana karibu atafika, njoni kumwabudu” (Regem venturum Dominum, venite adoremus). Ma come arriveranno i poveri a percepire la nascita del Signore nel Natale del 2005? Di regali non se ne parla: nessuno ha un soldo in tasca. Di vestiti nuovi, ce ne sono molti in giro, ma troppo cari. Di cibi e dolci, neanche l’ombra: manca la farina e lo zucchero sulla tavola. Di alberi di Natale e di luci... manca la corrente e il posto dove metterli. Di gioia... è quasi un miraggio: c’è fame e forte siccità dovunque. Ma allora abbiamo cantato per niente?
Le comunità preparano il presepio: è un concorso. Vince chi... 160 famiglie povere avranno riso, zucchero, sapone, te’, farina e fagioli. I condannati a morte (715) di Kamiti G Block avranno un pezzo di sapone e carta igienica. I due gruppi contagiati di HIV-AIDS (Betania e Oasi di Speranza) avranno medicine, cibo e vestiti per sostenere la loro battaglia contro il virus e la segregazione.
Ai 1000 bambini dei tre asili e della scuola daremo ogni giorno un po’ di cibo. Lo slum di Soweto ha appena avuto la luce: un palo alto 30 metri con luce a giorno, la pulizia delle stradicciole e la promessa dell’acqua e delle fognature; la gente è pazza di gioia. Beh, poca cosa in un mare di necessità - direte. Forse sì, ma è una gioia che nasce dalla solidarietà e dalla condivisione.
- John, il violento, è venuto a chiedermi se posso parlare alla moglie per essere perdonato e riaccettato in casa. - Daniel, rilasciato dalla polizia qualche settimana fa, lavora da noi come manovale per comperarsi 20 lamiere ondulate e rifarsi la casa e la vita. È rigenerato. - Doreen ha un cancro al seno: il suo Natale saranno i raggi X e l’operazione chirurgica. Finalmente è felice per aver ricevuto l’aiuto con cui curarsi. - Il vecchio Pius è in carcere senza aver rubato nulla. Mi ha chiesto una preghiera speciale per poter uscire in fretta e tornare a lavorare per la sua famiglia. - Il gruppo dei condannati a morte ha deciso di creare una piccola orchestra, con tamburi e chitarre provenienti, in parte, anche dall’Italia. La musica per loro è vita. - Anastasya, che ha quattro bambine, mi ha chiesto dei vestiti per loro; sono tre anni che portano lo stesso vestito lavandolo il sabato per la domenica. - Cinque famiglie di Deep Sea (lo slum semidistrutto) mi hanno portato l’offerta per la costruzione della chiesa: 850 scellini pari a 10 euro. - Rosalya mi ha offerto una sporta di pomodori, i primi frutti del suo lavoro nei campi, dopo aver avuto in dono una pompa per l’acqua.
Non mi sento di preparare tanti addobbi, vorrei piuttosto offrire ad ognuno un po’ di “dignità umana”. Non sarà facile arrivare a tutti, ma sarà importante estendere a molti un segno di pace, il seme della verità, il dono della giustizia e del perdono, la gioia dell’affetto sincero.
Il mio augurio e la mia preghiera per tutti voi, cari familiari, amici e benefattori, è che possiate avere un Natale di bene e di serenità. L’Emmanuele “Dio-con noi” è alla porta della nostra vita per offrirci il suo dono di pace, per illuminare il nostro cammino di fede e di solidarietà, per aprirci alla visione del tempo futuro. Vi saluto con gratitudine e affetto, vi ringrazio per tutto il bene che riesco a fare anche a nome vostro, vi auguro tante cose buone per il nuovo anno 2006, vi offro la mia preghiera nella luce del Dio che viene.
P. Franco Cellana
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