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Iscritta ai corsi di germanistica, storia e filosofia, nel 1911, Edith si specializzò ben presto in filosofia. Voleva approfondire le ricerche sullo sviluppo della persona umana. Si imbatté in un metodo positivistico e meccanicistico che tendeva a negare l’esistenza dell’anima e di qualsiasi forma di vita dello spirito. Durante l’estate del 1912 ebbe modo di conoscere le Ricerche logiche di Edmund Husserl, professore di fenomenologia a Gottinga. Quella lettura fu un’illuminazione: per la prima volta in vita sua qualcuno le parlava di “spirito” e Husserl le apparve come “il filosofo, il maestro indiscutibile del nostro tempo”. Decise di andare a Gottinga. La ricerca fenomenologica attraeva Edith, soprattutto dopo la delusione provata negli studi di psicologia. «Quanto avevo conosciuto, fino al momento in cui sto parlando, della fenomenologia, m’incantava tanto, proprio perché in essa si trovava ciò che occorreva a un lavoro di chiarificazione e perché comprendevo che nel campo della fenomenologia si potevano fin dall’inizio creare gli elementi concettuali necessari a tale scopo». Così, a Gottinga, la Stein incontrò finalmente Husserl. Colse subito la straordinaria portata culturale della fenomenologia, che si allontanava sempre più dall’idealismo critico, in un tempo in cui si stava ancora maturando l’eredità del pensiero kantiano. Nelle ricerche husserliane si vedeva una «nuova scolastica, perché si distoglieva lo sguardo dal soggetto e lo si rivolgeva alle cose: la conoscenza apparve di nuovo un ‘ricevere’ che assume dalle cose la sua legge e non, come nel criticismo, un ‘determinare’ che impone alle cose la sua legge». È indubbia l’influenza che ebbe su Edith il “maestro” quando parlava di verità necessaria, immutabile, eterna e sosteneva che il concepirla diversamente sarebbe stato un cadere nel relativismo, cioè nello scetticismo. Il grande filosofo sosteneva che un mondo oggettivo esterno può essere sperimentato solo da diversi soggetti che siano fra loro in un rapporto di scambievole comprensione. Il che portava ad affermare che l’esperienza di altri individui avrebbe preceduto la conoscenza del mondo esterno. Husserl chiamò quest’esperienza Einfüh-lung (empatia). Ma la Stein notò che non era affatto chiarita l’essenza di tale realtà e pensò di indagare ulteriormente, chiedendo al Maestro il permesso di avviare una ricerca personale. E l’ottenne. Carla Romano, La verità è qui. Messaggio di Edith Stein. Edizioni OCD, Roma 2000 pp18-21
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