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L’ARRIVO DEI MISSIONARI DELLA CONSOLATA IL KENYA PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

Dal Diario di mons. Filippo Perlo, pubblicato da “La Consolata”, settembre 1902

NAIROBI

Nairobi che, a quanto dicono, è destinata a divenire un centro importante per la mitezza del clima e la sua posizione a metà strada fra la costa e l’Uganda, è divisa in due parti. La parte bassa è situata ai piedi d’una collina ed ivi non c’è altro che la stazione ferroviaria, le case degl’impiegati ed il bazar per la vendita ad essi, il tutto fatto interamente della solita lastra zincata ondulata. La parte alta sta sulla collina, ove sono le case degli ufficiali della ferrovia ed il club in muratura; più in là le tende dei soldati del governo.

Alla Missione già ci attendevano gli scolari del P. Hémery, i loro parenti ed un gran numero d’altri indigeni, avvisati della nostra venuta. Bisogna stringere un’infinità di mani tutte unte; chi vuole salutarci più cordialmente sputa ripetutamente sulla sua palma e poi viene a dare la sua stretta. Si fa anche una danza guerriera in nostro onore; infine distribuiamo ai capi un bicchierino di rhum annacquato e tutti se ne vanno contenti.

Quando passiamo per via tutti ci salutano; godono e ridono con aria infantile allorché, rispondiamo al loro saluto con un jambo o con un altro motto. Le donne incontrandoci escono dalla strada un venti passi prima, e stanno lì allineate finché non siamo passati, precisamente come i nostri soldati coi generali.

Il paese va densamente ripopolandosi dopo la carestia, e se uno di noi si siede per riposarsi a qualche ombra, dopo alcuni minuti cominciano ad arrivare fanciulli e uomini da tutte le parti per discorrere, ed è talvolta difficile a liberarsene. Recatici a visitare qualche villaggio, tutti uscivano incontro e ci facevano corona attorno, compresi i montoni e le vacche, proprio come i dipinti del Buon Pastore in mezzo alle pecorelle.

In questi giorni avemmo più precise notizie sulla località ove andremo a stabilirci. Essa è situata proprio nel centro del Kikùju, è ad oltre 2000 metri d’altezza sul livello del mare, epperciò la temperatura vi è fresca più di qui, dove nel giorno va ai 25° gradi e la notte scende a l0° ed anche ad 8°.

Si chiama Karòli, dallo stesso nome del capo indigeno che vi comanda. Dei tre capi principali fra cui è suddiviso tutto il Kikùyu, Karòli è il più potente, rispettato e temuto. Egli, che come questo di Nairobi, ha già riconosciuta la dominazione inglese, è ormai persuaso che l’avvenire è dei bianchi, ed è perciò che chiese ripetutamente al P. Hémery di avere missionari cattolici presso di sé.

I1 l6 giugno, di buon mattino inviammo quattro uomini ad annunziare a Karòli il nostro prossimo arrivo, significandogli che noi non venivamo come negozianti, ma come maestri e medici. Al capo dell’ambasciata demmo un fazzoletto rosso da mettersi in testa (come usano i kirangozi o guide) quando si sarebbe presentato a Karòli, ed una bottiglia di rhum per il viaggio e per farlo assaggiare al capo. D’accordo con lui, dovranno inviarci a Naivasha cento portatori e due montoni da macellare in viaggio.

Tenuto conto del tempo che impiegheranno questi messi per andar a Karòli ed i portatori di là a Naivasha, stabiliamo, d’accordo con Monsignore, di partire il 20 corr. alle ore 1,30 pomeridiane per la stazione di Naivasha, ove il treno arriva lo stesso giorno alle 6 di sera e dove pianteremo le tende, e ceneremo con viveri portati di qui.

Il governo inglese, se li vogliamo, ci assegnerebbe cinque asckàri (nome comune dei soldati non europei) per la nostra difesa e li manterrebbe a sue spese, ma, come hanno fatto i Padri di qui, non conviene accettarli, perché sono veri ladroni e guastano tutto il paese col loro mal costume. Noi abbiamo i nostri fucili e Qualcuno ancora più forte di tutti i fucili che ci guarda.

Oltre Monsignore ci accompagnerà anche il P. Hémery, e la nostra partenza non potrebbe avvenire sotto più lieti auspici essendo definitivamente fissata, provvidenziale coincidenza! pel giorno della Consolata.

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