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In questi ultimi anni il Congo ha conosciuto due guerre. La prima, scoppiata nel 1996, ha portato al potere Kabila. La seconda, iniziata nell’agosto del ’98, ha visto l’invasione di una buona porzione del Congo da parte dell’Uganda e dei suoi alleati. Durante gli ultimi tre anni la situazione è stata caratterizzata da grande instabilità e disordine, dove Paesi vicini e lontani hanno tramato in continuazione, appoggiando chi il governo di Kinshasa, chi i diversi gruppi ribelli, per fare i propri interessi e occupare posizioni di potere. All’inizio del 2001 qualcosa ha fatto sperare nella riunificazione del Paese. Infatti, tre gruppi ribelli si sono uniti dando origine al FLC (Fronte di Liberazione del Congo). Questo nuovo gruppo si proponeva di riunire tutte le fazioni ribelli della parte nord-est del Paese, (appoggiate dall’Uganda), per un migliore dialogo e intesa con il movimento ribelle RCD (Rassemblement congolais pour la Democratie) di Goma (appoggiato dal Ruanda), e il governo di Kinshasa. All’interno del FLC il potere era così suddiviso: J. Pierre Bemba presidente, Mbusa Nyamwuisi vicepresidente, Roger Lumbala segretario generale. Qualche tempo dopo, Mbusa Nyamwuisi fa un patto con gli ugandesi perché lo sostengano nella sua politica, in cambio di un po’ di terra e di risorse finanziarie. Così Mbusa comincia la sua guerra personale per occupare parte del territorio sotto il controllo di Bemba e Lumbala. Alla fine di settembre qui, a Isiro, c’è stato un golpe militare e siamo passati sotto controllo di Mbusa. Costui ha dichiarato il nostro distretto “Provincia dell’Uele”, installandovi un suo governo, imponendo nuove tasse e creando così maggior disagio. Gli altri due capi ribelli non sono rimasti con le mani in mano e, a partire dal 23 dicembre, hanno iniziato le operazioni per riconquistare il territorio d’Isiro. Si dice che dietro loro adesso ci sia il Ruanda e non più l’Uganda. Frattanto a Isiro arrivavano aerei, provenienti da Bunia e da Beni, con militari, o meglio ragazzi-soldato, per essere mandati al fronte a combattere l’esercito di Bemba-Lumbala. Questi ultimi però hanno avuto il sopravvento. Questi i fatti: dopo diversi giorni, trascorsi nell’ansia per ciò che sarebbe potuto capitare, il 6 gennaio, i soldati di Mbusa, stanziati a Isiro, si danno alla fuga terrorizzando la gente (noi compresi) con raffiche di mitra e saccheggiando alcuni negozi e abitazioni. Il 7 gennaio i ribelli di Bemba-Lum-bala entrano a Isiro, accolti dalla gente co-me liberatori… Lumbala, che si fa chiamare “presidente” installa il suo governo, con una decina di ministri e afferma di voler continuare la lotta contro Mbusa. La guerra, combattuta a un centinaio di km da Isiro, è stata dura, con parecchi morti, feriti (non si saprà mai il numero esatto) e soprattutto con tanti soldati fuggiaschi che hanno creato il terrore tra la nostra gente. Costoro, nella speranza di ritornare a casa loro (situata a più di 500 km), lungo la strada, spaventano la gente sparando all’impazzata, si impadroniscono dei mezzi di trasporto che trovano (tante biciclette, qualche moto e automezzo), saccheggiano le case portando via cibo, vestiti e denaro. Per salvarsi da questi lanzichenecchi, negli ultimi giorni, la nostra gente è fuggita nella foresta. Durante tutti questi avvenimenti, per quanto riguarda le nostre comunità, la casa d’Isiro non ha subito né danni, né saccheggio (anche se abbiamo dovuto dare ai nuovi arrivati un po’ di gasolio). Le altre comunità (Bayenga, Neisu, Pawa e Wamba) non hanno sofferto troppe angherie, anche se l’incertezza e la paura sono state grandi. È un mese che non ci visitiamo, tuttavia siamo in contatto mediante la fonia, che dobbiamo nascondere perché non ci venga confiscata dalle nuove autorità. Altre parrocchie hanno avuto la sventura di subire minacce e saccheggi, come quella di Mumbere, dove lavorano i Missionari Comboniani e quella di Lombari, dove ci sono i sacerdoti diocesani. I nuovi occupanti non danno alcuna fiducia: come i loro predecessori, continuano ad angariare la gente, incutendo paura e provocando nuove sofferenze e disagi. Tutti parlano di liberazione, ma chi libera da chi? C’è una grande confusione e non si sa che cosa possa succedere. L’Uganda, che continua a appoggiare i ribelli di Mbusa, in questi giorni sta spostando le sue truppe al di qua della frontiera, ossia in Congo, con la scusa di sorvegliare e difendere il suo territorio. L’esperienza di Kisangani dove, nel giugno del 2000, c’è stata una guerra tra Uganda e Ruanda, passa sulle nostre teste e già si dice che, se i ribelli di Bemba-Lumbala non si tranquillizzano, Isiro potrebbe fare la stessa esperienza di guerra e di dolore. Con chi e su chi contare in questo stato di incertezza quotidiana? A Isiro ci sono 4 osservatori dell’ONU, ma non si sa bene cosa stiano qui a fare. La presenza della Chiesa è molto importante perché in questi tempi è l’unica forza che, senza usare armi, dà ancora fiducia e coraggio alla nostra gente, anche se la stessa Chiesa è presa di mira dai diversi gruppi ribelli. Le scuole, gli ospedali e i centri di salute, nella loro maggioranza, funzionano perché sono nelle mani della Chiesa che, con difficoltà, riesce ancora a far arrivare qualche medicinale, malgrado tutte le tasse e le angherie a cui è sottoposta dalle autorità amministrative. Ci domandiamo se, da parte dei ribelli, ci sia davvero la volontà di incontrarsi al tavolo delle trattative per iniziare, fra tutte le forze in campo, un dialogo che porti alla pace, oppure se ci sia solo la ricerca di potere e di ricchezza ai danni di un Paese ricco di tutto, ma misero per scelte nazionali e internazionali... La domanda, che non trova risposta, è sempre la stessa: su chi contare in questa situazione? Pp. Bruno Amerikani e Rinaldo Do
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