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Trascorreva un altro giorno nel lontano villaggio di Puerto Ospina, posto di polizia e piccolo centro abitato, situato sulla riva del fiume Putumayo, che segna la frontiera con l’Ecuador e il Perù. Tuttavia non si trattava di un giorno qualsiasi: quel 13 maggio 2001, domenica, rappresentava un grande avvenimento per questa comunità, dato che in quella data veniva eretta la sedicesima parrocchia del Vicariato. Quella piccola comunità, intitolata alla Madonna di Fatima, rappresentava il frutto di un lungo e attento lavoro da parte di un buon numero di Missionari e Missionarie, sia della Consolata, sia di seminaristi e laici, sia dei Padri Redentoristi, presenti nella vicina diocesi di Mocoa. Quando questa regione apparteneva ancora al Vicariato di Florencia, qui hanno lavorato i sacerdoti diocesani, ma negli ultimi anni vi hanno profuso i loro sforzi i padri Peter Kariuki, Giuseppe Dalla Torre e l’instancabile parroco di Puerto Leguízamo, p. Bruno del Piero. Padre Gabriel Angel Boyana, giovane sacerdote eudista, della diocesi di Ocaña, ne è il nuovo parroco. L’erezione di questa parrocchia rappresenta solo un momento di rilievo, assieme a molti altri, vissuti dal Vicariato Apostolico di San Vicente - Puerto Leguízamo: una Chiesa locale che lo scorso mese di novembre ha compiuto 15 anni di vita. Nacque, infatti, nel 1986, in concomitanza con l’erezione della diocesi di Florencia, e si estende nell’ampia regione dell’Amazzonia Colombiana, che comprende tutto il dipartimento del Caquetá e metà di quello del Putumayo. Il Vicariato copre quattro grandi municipi nei quali si distribuiscono le sue 16 parrocchie: Puerto Leguízamo (zona confinante con l’Ecuador e il Perù), Puerto Solano (42 mila km2), Cartagena del Chairá e San Vicente del Caguán. A questi si aggiunge una parte del municipio di Puerto Rico. L’estensione del Vicariato è di 96 mila km2 e la popolazione si aggira sulle 100 mila persone. Sono 15 anni di storia, vissuti da un buon numero di missionari/e, camminando con le loro comunità, in mezzo alle difficoltà proprie di questa regione: la sua diversità culturale e il fatto di essere una zona di colonizzazione, la povertà, l’analfabetismo, la mancanza di vie di comunicazione, ecc. A questo si aggiunge una complessa problematica dovuta alla presenza del narcotraffico, della guerriglia, dei paramilitari, della delinquenza comune e all’assenza dello Stato. Quindici anni durante i quali, mediante la sua azione evangelizzatrice, la Chiesa ha cercato di dare una risposta alle speranze di tanti uomini e donne, contadini, indigeni e alle famiglie. Essa, esercitando la sua missione profetica, attraverso l’annuncio della Parola, la denuncia di quanto attenta alla dignità della persona, la celebrazione della vita nei sacramenti e la promozione umana, ha risposto alla missione che le era stata affidata: rendere presente il Regno di Dio portando le persone e le comunità a fare esperienza di Gesù. È stato un compito tutt’altro che facile: è stata una sfida, che tuttavia ha messo in evidenza la disponibilità, il coraggio e la generosità di coloro che l’hanno raccolta. È giusto, dunque, mettere in risalto il lavoro di colui che fu il primo vescovo del Vicariato: mons. Luis Augusto Castro Quiroga, oggi arcivescovo di Tunja, il quale, per 12 anni, con la sua équipe di collaboratori, ha creato le basi, le strutture e i criteri del processo di evangelizzazione di questa Chiesa. Questo compito è stato assunto per un anno da p. Jaime Díaz Cadavid, come amministratore diocesano e poi, nel febbraio del 1999, dall’attuale vicario apostolico, mons. Francisco Javier Múnera Correa. Numerosi Missionari della Consolata hanno lavorato nel Vicariato durante questi 15 anni: i pp. Silvio Vettori, Bruno del Piero, Rino Dellaidotti, Renzo Meneghini, Bernardino Filosi, Giuseppe Svanera, Giacinto Franzoi, Michele Brizio, Clovis Audet, Jairo Calderón, Vittorio Iacovissi… bisognerebbe nominarli tutti e il non farlo non significa dimenticanza. Assieme ad essi bisogna ricordare il lavoro delle Missionarie della Consolata, dei sacerdoti diocesani e, negli ultimi anni, dei Fidei Donum e dei laici missionari, colombiani e stranieri. A questa forza pastorale si sono aggiunti, oggi, i primi 10 sacerdoti diocesani del Vicariato. Poco a poco, altre comunità religiose hanno assunto delle responsabilità pastorali nel Vicariato, secondo il loro carisma e le necessità del medesimo: i Salesiani, i Fratelli delle Scuole Cristiane, i Vincenzini, gli Eudisti, le Suore Missionarie Domenicane di Santa Caterina da Siena, le Suore Carme-litane Missionarie e le Suore Domenicane della Presentazione. Il lavoro è stato svolto sempre con un criterio evangelico: camminare insieme, nella solidarietà e nella fraternità, per essere espressione di una Chiesa che evangelizza non tanto con le parole, ma con la testimonianza, coinvolgendo catechisti e animatori di comunità, giovani e adulti e tutti coloro che vivono con impegno la loro fede. Poco a poco, grazie allo sforzo comune di missionari e missionarie, questa Chiesa è cresciuta con la creazione di nuove comunità parrocchiali e l’organizzazione della curia diocesana nei vari settori della pastorale: la dimensione profetica, catechetica e biblica, sociale, giovanile, vocazionale, educativa, famigliare e missionaria. Varie sono oggi le istituzioni presenti nel Vicariato: il Collegio Nazionale Dante Alighieri, la Cittadella giovanile amazzonica “Don Bosco”, il Seminario Minore “Giovan-ni Paolo II”, la Finca del Niño, ecc. Inoltre, ci sono tre emittenti radio: Puerto Leguízamo, Cartagena del Chairá e San Vicente del Caguán. Nel settore della promozione umana è stata creata la ONG “Centro di ricerca, formazione e informazione al servizio del-l’Amazzonia” (CIFISAM). Nel settore della pastorale sociale sono stati creati i “Comitati parrocchiali di pastorale sociale” e sono stati sovvenzionati vari progetti comunitari. Da sottolineare i numerosi progetti e iniziative sociali che vengono sviluppati in ogni parrocchia con il coinvolgimento delle stesse comunità interessate. Viste nel loro insieme, tutte queste attività fanno pensare a una “pastorale di semina” come la definiva mons. Luis Augusto Castro: semina del vangelo, della giustizia e della pace, della vita… Le difficoltà sono enormi a causa della situazione di paura e violenza in cui vive la regione. Sette parrocchie del Vicariato si trovano nella cosiddetta “zona di distensione” stabilita dal governo per favorire il processo di pace con la guerriglia delle FARC-EP (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia - Ejército del pueblo). Per forza di cose, la situazione di tensione, confusione e instabilità che le caratterizza si trasmette anche al resto del Vicariato. La presenza della Chiesa che opera alla luce di quattro priorità: evangelizzazione, evangelizzatori, educazione alla pace ed economia di solidarietà, è motivo di fiducia e di speranza per le varie comunità. Da 15 anni la Chiesa di San Vicente - Puerto Leguízamo compie questa missione. Una Chiesa, come ebbe a dire, poco tempo fa, il suo vescovo, mons. Francisco Javier Múnera, che opera «inserita nella storia recente e passata, con le sue grandezze e debolezze, attenta a scoprire i nuovi segni dei tempi, attraverso il discernimento personale e collettivo; una Chiesa orante, cosciente della sua piccolezza, che benedice, loda e celebra la sua azione di grazie, preoccupata di vivere e testimoniare la sua fede e per la quale la Parola di Dio costituisce la sua ispirazione». P. Ricardo Tovar Sánchez sacerdote diocesano del Vicariato Apostolico di San Vicente - Puerto Leguízamo.
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