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LE RADICI EBRAICHE PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

Quando si parla di Edith Stein, si mette in risalto innanzitutto la sua appartenenza al popolo ebraico. Il suo ingresso nella Chiesa Cattolica e il suo percorso di cristiana non hanno mai ignorato né smentito questo fatto; anzi, lo hanno accentuato. Sono quattro i momenti nella sua vita che mettono in evidenza le sue radici ebraiche. 1. la famiglia e il contesto I membri della famiglia Stein vivevano nella consapevolezza di essere ebrei e tedeschi: ebrei, pur se non necessariamente credenti per religione; tedeschi per nazionalità e per amor di patria, con diritti e doveri davanti allo stato. Anche dove si cercava ancora di praticare la religiosità dei padri, come faceva la signora Augusta Stein, la pia madre di Edith, l'ebraismo tedesco della Slesia collocava la religione in secondo piano nei confronti dell'appartenenza alla nazione. Non si sentivano "ebrei", ma cittadini tedeschi che confessavano la Thorà, la Legge mosaica. 2. la liturgia Dopo la conversione, Edith ebbe una sorpresa molto interessante. Il movimento liturgico era allora molto vivo in Germania. Edith s'innamorò della liturgia nell'abbazia benedettina di Beuron, che frequentava regolarmente. La ricchezza e bellezza dell'Antico Testamento, l'architettura teologica dell'Alleanza, la spiritualità dei Salmi, la poesia - tutte cose che non l'avevano attratta nella sinagoga della sua infanzia - le venivano adesso servite nello splendore della liturgia, in un contesto vivo; la incantavano e, come un ponte, la avvicinavano alle sue origini. 3. la solidarietà con il popolo ebraico Davanti all'ondata d'antisemitismo scatenata dal nazismo, Edith non ha mai considerato, né molto meno invocato, il suo statuto di cristiana per sottrarsi alle conseguenze, che diventavano sempre più pesanti, vicine e concrete. Molti dei suoi scritti sono rimasti inediti perché una legge discriminatoria ne proibiva la pubblicazione. A Münster ha perso la cattedra, perché lei era "non-ariana": "…già si è presentata in ufficio una persona che ha detto: si spera che la dottoressa Stein non continuerà a insegnare qui". Nel 1933, preoccupata per la sorte degli ebrei tedeschi, Edith pensa a un viaggio a Roma per chiedere un'udienza privata a Pio XI: "Se il Papa intervenisse…". Sconsigliata dal fare questo passo, Edith si decide per un appello caldo e pressante, in forma di lettera sigillata, che una persona fidata avrebbe consegnato personalmente al Papa. "Qualche tempo dopo ho ricevuto la benedizione del Papa per me e per i miei famigliari". Ecco tutto. 4. la coscienza di martirio Edith, in un processo crescente di maturazione, fa la sua offerta di "essere vittima d'espiazione per la vera pace…". Sentendo stringersi la minaccia, dichiara: "Fin da ora accetto con gioia la morte che il buon Dio ha disposto per me". Il 2 agosto 1942, quando le SS vengono al Carmelo di Echt, in Olanda, a prelevarla con sua sorella Rosa, per condurle al campo di concentramento di Amersfoort, poi a quello di smistamento di Westerbork, da dove partirà il treno della morte verso il lager di Auschwitz-Birkenau, le ultime parole riportate di Edith sono quelle rivolte alla sorella: "Vieni, andiamo per il nostro popolo". A cura di p. Luís Tomás Citazioni passim dal libro: "Giovanna della Croce: Edith Stein. Santa Teresa Benedetta della Croce"; Nimep-Docete; Roma, 1998

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