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Nel periodo luglio-ottobre dell'anno scorso, sollecitato da alcune Regioni d'Africa e nell'esercizio del mio incarico di consigliere continentale, ho effettuato in ciascuna di quelle circoscrizioni delle lunghe visite, durante le quali ho preso contatto con la realtà del luogo, ho dialogato con i confratelli e tenuto incontri di spiritualità. Senza descrivere, ora, in dettaglio ciò che ho visto e vissuto, desidero rilevare come l'essere Missionario della Consolata, pur avendo molti aspetti in comune dovunque siamo, tuttavia può assumere anche delle diversità rilevanti. Congo Kinshasa Si tratta di un'unica nazione e per noi, un tempo, anche di un'unica Regione che la guerra ha spaccato in due. A sud troviamo la Delegazione di Kinshasa: una "piccola grande Delegazione" come enfaticamente, e non a torto, amano definirsi i nostri! Quattordici missionari portano avanti tre seminari: il propedeutico, il filosofico ed il teologico intercontinentale. Due parrocchie in piena attività, di cui una ritenuta da tutti una parrocchia modello; l'altra, un santuario mariano che varca i limiti geografici e pastorali della medesima; una parrocchia in allestimento e un'altra ancora in pectore da aprirsi al momento della consegna di Saint Mukasa alla diocesi. I seminari, pur non assorbendo la maggior parte del personale della Delegazione, ne costituiscono tuttavia la preoccupazione predominante. Lì si forgia il futuro dell'Istituto e, in un gruppo così piccolo, non sempre è facile scovare i formatori con i carismi che occorrerebbero. Anche perché le parrocchie saziano di più il legittimo desiderio apostolico del missionario di vivere a contatto con la gente, spezzando il pane e la vita con i più poveri. In ogni caso, le parrocchie sono, anche per i seminari, delle autentiche e ben attrezzate palestre di formazione pastorale e apostolica per il futuro Missionario della Consolata. Piccola grande Delegazione: più grande delle possibilità, dove il superiore è, allo stesso tempo e anche se provvisoriamente, rettore del seminario e deve fare i salti mortali per assicurare alle diverse attività il personale necessario. Eppure gli resta ancora un po' di tempo per occuparsi della rete di distribuzione d'acqua di Mont Ngafula, equipaggiandola con nuove pompe. Purtroppo le tubature, inattive per tanto tempo, ora "fanno acqua" da tutte le parti. Congo Isiro Ora andiamo al nord, a Isiro-Wamba, nella Regione intitolata alla beata Anuarite. Ancora di Missionari della Consolata si tratta, ma cambia lo scenario. Un confratello serve la Chiesa locale come vicario generale della diocesi di Wamba. Un altro è il direttore del suo efficiente Centro Pastorale e della radio diocesana, che sta risorgendo dalle sue ceneri, dopo essere stata tacitata per lungo tempo dalla guerra. Nella missione di Neisu sorse un rinomato ospedale, dedicato alla Consolata, luogo dove rinasce ogni giorno la speranza di vita di tanta gente. Sempre a Neisu, il 14 ottobre, è stato inaugurato "l'Istituto Allamano": il liceo, che tutti i giovani potranno frequentare. Finora dovevano andare in città, lontano dalle famiglie, con tutti i rischi che ciò comportava e pochi se lo potevano permettere. Tutto ciò è opera dei missionari perché qui lo Stato non esiste. Le regioni di Isiro e Wamba sono sotto il controllo dei ribelli. Diverse fazioni si combattono alternandosi con frequenza al vertice del potere. Il loro mestiere è la guerra di conquista o di difesa e non hanno né tempo, né mezzi da dedicare alla gente. Anzi, penalizzano con tasse assurde coloro che lo fanno. La Chiesa coinvolge tutta la gente di buona volontà: genitori, professori, infermieri ecc. E tutti si fanno in quattro, accettando salari bassissimi, quantunque sempre superiori a quelli pagati da altri datori di lavoro, provenienti da benefattori e dalla stessa collettività che vive di stenti, per portare avanti con tutta la dignità possibile, ospedali, piccole cliniche, scuole, istituti educativi ecc. Si parla perfino - pensate - di un'università cattolica! I giovani sono a migliaia e non sanno come occupare il tempo libero. Ecco, allora, che un Missionario della Consolata fonda e orienta un club sportivo. I giornali non arrivano? Se ne fonda uno, che esce quando può, e ben presto diventa scomodo per chi vorrebbe nascondere e tacere certi soprusi e atti di corruzione. I pigmei sono discriminati e considerati alla stregua di schiavi da altre tribù? Ecco, allora, che si apre una missione in mezzo a loro per aiutarli a crescere nella coscienza della propria identità, base per rivendicare anche la propria dignità. E c'è ancora tempo per accudire i bambini denutriti in un apposito centro nutrizionale che, alla sera, approfittando dell'energia solare, diventa sala di studio per i giovani degli istituti superiori di pedagogia e di infermieristica. Tutte queste attività di consolazione fisica (ospedale), intellettuale (scuole), sociale (difesa della minoranza pigmea), e spirituale (pastorale, catecumenati), sono espressione di vera evangelizzazione. I missionari che portano avanti questa vasta opera sono solo 16! Sud Africa Scendiamo ora all'estremità sud dell'Africa. Del Sudafrica si suol dire che non è Africa. Oppure che non è come il resto del continente. Sì, per molte conosciute ragioni, è un'Africa diversa. Ma è proprio l'essere e, nello stesso tempo, il non sembrare Africa che la rende terra di missione difficile. Il Sudafrica ha raggiunto parametri elevati di sviluppo, ma le asimmetrie economiche e sociali continuano ad essere evidenti e impattanti, generando disincanto, tensioni e violenza. Prendersela con chi? Le leggi dell'apartheid sono scomparse. Prima c'era questo nemico contro cui combattere. Ora si tratta di debellarne le conseguenze perniciose nel campo economico, sociale, morale, religioso. I nostri confratelli vivono nella loro carne questa situazione. Coerentemente, la loro scelta è molto chiara: stare dalla parte dei più deboli. Prova ne sia la localizzazione delle nostre comunità in zone dove, un tempo, al bianco era proibito abitare. Anche la scelta più recente - la parrocchia di Embalenhle - propone delle sfide tremende. Essa copre l'enorme estensione della più grande zona industriale d'Africa e racchiude in sé focolai di instabilità e violenza che possono scoppiare da un momento all'altro. I nostri sono proprio là! In Sudafrica non ci sono grosse comunità cattoliche come in altri Paesi africani. Questo perché i cristiani, quantunque rappresentino il 77% della popolazione, sono frammentati in un numero inverosimile di sette, rendendo sommamente difficile l'attività pastorale. Gli appartenenti alle religioni tradizionali sono circa il 10%. A questo si aggiunga la poca simpatia delle autorità verso i cattolici, che rappresentano una piccola minoranza, anche se molto agguerrita, soprattutto nel campo etico-morale e nella difesa dei diritti umani. Non mancano iniziative nel campo dell'ecumenismo. Fa-mosa è stata la missione popolare organizzata dalla parrocchia di Madadeni. Un'enorme tenda ha percorso tutti i quartieri della città, dove cattolici e appartenenti ad altre confessioni cristiane si sono avvicendati nell'annuncio della Parola di Dio. Problema tragico del Sudafrica è l'AIDS. Si calcola che il 37% della popolazione ne sia infetta. Ecco allora i nostri missionari impegnati a combattere o a tentare di lenire questo terribile flagello formando e attrezzando gruppi di donne che visitano, assistono, confortano i malati di AIDS e, nello stesso tempo, fanno opera di prevenzione con corsi appropriati. Questa iniziativa viene sovvenzionata con fondi dello Stato. Qua e là, animati dai nostri missionari, con appositi corsi di formazione e sussidiati da fondi governativi, stanno sorgendo piccoli progetti di sviluppo, di vario genere, il cui scopo è portare la gente a saper gestire piccole imprese, a risparmiare e ad auto-finanziarsi. Non è facile per uno straniero ottenere il permesso di residenza in Sudafrica: si pensa che costui venga a rubare il posto di lavoro ad un locale. Anche per questo motivo, ma soprattutto per ragioni pastorali, ecco la decisione di incrementare in tutte le comunità la formazione di leaders laici. Ciò serve anche a rendere le comunità cattoliche più aperte e apostoliche. Qualcuno, considerando il tenore di vita del Sudafrica e le sue caratteristiche sociali, potrebbe pensare che, a rigor di logica, la Regione dovrebbe partecipare agli incontri dell'Europa piuttosto che dell'Africa. In realtà, nessuno se lo sogna: il Sudafrica è Africa come il resto del continente, anche se con caratteristiche proprie, che rendono l'attività missionaria difficile, ma vera. Mozambico Accanto al potente Sudafrica, il Mozambico fa la parte del cugino povero. C'è chi lo definisce una provincia del Sudafrica tanta ne è la dipendenza. Qui il lavoro missionario non conosce praticamente ostacoli, se non quelli rappresentati dalle sette che quasi ogni minatore mozambicano porta con sé al ritorno dal Sudafrica. Qui le comunità cattoliche sono maggioritarie. La realtà in cui lavorano i nostri missionari cambia totalmente rispetto al Sudafrica. È tempo di ricostruzione e di consolidamento delle antiche missioni, distrutte dall'incuria di coloro che se ne sono impadroniti con l'indipendenza, dopo averne allontanato i missionari perché nemici della rivoluzione. Parallelamente alla ricostruzione fisica si tenta l'impostazione di un nuovo tipo di pastorale. Ricostruzione del tessuto sociale delle popolazioni, distrutto da una guerra fratricida durata 16 anni. Il governo, un tempo ostile alla Chiesa, ora ne richiede l'assidua collaborazione. Ricostruzione e assestamento delle comunità cristiane disperse e traumatizzate da tanta sofferenza, tornate a formarsi dopo un esilio forzato nei paesi limitrofi. Ci sono parrocchie con oltre cento comunità cristiane, piccole e grandi, dove i laici svolgono un ruolo di grande importanza. La formazione di questi "animatori di comunità" è al centro delle preoccupazioni dei nostri missionari. Uno di loro è il direttore del centro catechistico diocesano di Inhambane, un centro ben organizzato e molto dinamico. Tra l'altro, si prende cura di introdurre i nuovi missionari alle attività pastorali con corsi di inculturazione nella realtà mozambicana. La formazione occupa un posto importante nella Regione Mozambico; essa, infatti, è sede di tre seminari: medio (propedeutico), filosofico e noviziato internazionale. E poi c'è l'Università Cattolica di cui siamo stati "fondatori": due dei nostri missionari ne sono rispettivamente rettore e vice rettore. Particolare attenzione è riservata dai nostri missionari al tema dell'inculturazione. A Maúa, nel Niassa, si svolge un serio lavoro scientifico teso a identificare e valorizzare la cultura Macua, il gruppo etnico più numeroso del Mozambico, in mezzo al quale abbiamo lavorato fin dall'inizio. Non c'è missionario destinato a lavorare tra i Macua che non trascorra lì meno di sei mesi. Padri, suore e laici del centro condividono con i neo arrivati un'esperienza altamente significativa e formativa. Dal lavoro che qui si svolge uscirà, fra breve, una traduzione integrale della Bibbia in lingua Scirima, una delle tante modalità della lingua Macua. Durante i tempi difficili della rivoluzione marxista, i vescovi del nord ci hanno richiesto di fondare un seminario interdiocesano e oggi non ci dispensano ancora dal rendere questo servizio. Il lavoro di ricostruzione riguarda anche le distruzioni provocate dall'alluvione del 2000. Il Mozambico sembra un paese condannato a ricominciare sempre da capo. Le istituzioni internazionali hanno depositato nella Chiesa grande fiducia e i nostri missionari, coerentemente con gli scopi della missione, non si sono tirati indietro. Conclusione Molte altre cose si potrebbero dire su queste quattro Regioni. Ho solo cercato di mettere in evidenza come ognuna trova la propria identità apostolica nella realtà sociale, economica, politica e religiosa in cui si trova ad evangelizzare. Situazioni che differiscono da un Paese all'altro, ma che ci accomunano tutti nello stile e nella generosità di Missionari della Consolata come ci ha voluti il Padre Fondatore: "Ci vuole fuoco per essere apostoli… Tutti dobbiamo sentire in noi la fiamma dello zelo per le anime, uno zelo di prima qualità, che ci consumi. Chi ne ha l'aumenti; chi non ne ha, lo domandi al Signore" (da: Pietre vive per la missione). P. Norberto Louro
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