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Dopo aver lasciato Husserl, Edith si trattenne a Friburgo per tutta la fine del 1918. Un giorno acquistò il libro degli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Lojola con l’intento di farne un esame scientifico. Appena si rese conto che era un testo di alta e profonda spiritualità cattolica, decise di seguire le istruzioni del testo e così, per trenta giorni, svolse gli esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano. La lettura di S. Ignazio fu il penultimo tassello, prima della conversione definitiva. Questa arrivò nell’estate del 1921. Durante una visita alla sua amica Hedwig Conrad-Martius, iniziò la lettura della vita di Santa Teresa d’Avila. «Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò sotto mano: era un grosso volume che portava il titolo: Vita di S. Teresa d’Avila, scritta da lei medesima. Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa, che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi, dovetti confessare a me stessa: Questa è la verità!». Il giorno dopo la lettura di Santa Teresa acquistò subito un catechismo e anche un messalino che studiò a fondo. Lei, da filosofa e ricercatrice, voleva approfondire tutto ciò che viveva. Presto chiese di essere battezzata, dopo aver sostenuto un esame su tutti i punti della fede cattolica. Scelse il primo giorno dell’anno 1922, che allora coincideva con la festa della Circoncisione di Gesù, un rito ebraico. Come segno di riconoscenza verso la Santa d’Avila, prese il nome di Teresa e poi quello di Hedwig, in omaggio all’amica. Lo stesso giorno ricevette anche il sacramento dell’eucaristia. Sua madre, da ebrea convinta quale era, naturalmente soffrì molto quando la figlia le annunciò: «Mamma, sono cattolica!». Edith, per la prima volta in vita sua, vide piangere sua madre. Anche la figlia lasciò scorrere senza misura le sue lacrime: queste due grandi anime, così profondamente unite da vincoli di sangue e d’affetto, in quell’ora sentirono che le loro vie si separavano irrevocabilmente. Spesso l’esperienza di grazia e di conversione appare incomprensibile a quelli che sono più vicini. Così si esprime un membro della famiglia di Edith: «Per tutti noi il passo di Edith era incomprensibile: fino allora avevamo incontrato il cattolicesimo solo tra il volgo più rozzo, ed eravamo persuasi che la religione cattolica consisteva nello strisciare sulle ginocchia e baciare i piedi ai preti; non potevamo quindi assolutamente concepire come mai l’anima nobile ed illuminata della nostra Edith potesse abbassarsi ed abbracciare quella setta superstiziosa». Carla Romano, La verità è qui. Messaggio di Edith Stein. Edizioni OCD, Roma 2000, pp. 28-32 passim.
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