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Nella visita alle nostre ex-parrocchie abbiamo avuto anche la presenza e l’aiuto di due nostri seminaristi teologi dell’Allamano House: un Kenyano e un Tanzaniano, frutti loro stessi del lavoro dei Missionari della Consolata in questi 100 anni. È bello sentire le loro impressioni e reazioni: «L’impressione che abbiamo avuto nel visitare le nostre antiche missioni fu quella di incontrare vecchi alberi, piantati dai Missionari della Consolata, che hanno prodotto rami (le nuove parrocchie), abbondanti frutti (i numerosissimi cristiani), e i cui semi si sono già sparsi per il mondo (i Missionari africani). Il nostro messaggio alla gente era semplice e chiaro: in virtù del battesimo ognuno di noi è chiamato ad aiutare i fratelli sia in relazione alla sua esistenza terrena, sia nella prospettiva di quella futura. L’urgenza di questo richiamo è chiara nelle parole del Papa. In questo senso, la Missione è appena cominciata. Nessuno è spettatore, tutti siamo chiamati a contribuire all’evangelizzazione del mondo, ognuno secondo la propria condizione di vita. Grande è l’ammirazione dei cristiani per i missionari che hanno lavorato instancabilmente tra di loro. Ogni volta che si menzionava il nome di un vecchio missionario i volti si illuminavano e gli occhi brillavano. Non era quindi difficile per loro capire ed accogliere il nostro messaggio che li esortava a continuare l’opera di quei primi evangelizzatori della loro terra, diventando così autentici missionari nella vita quotidiana. Il nostro lavoro è stato impegnativo e stancante, ma ci sentiamo felici e realizzati, e ringraziamo il Signore per quel legame di amicizia che abbiamo scoperto tra i Missionari della Consolata e la gente che essi hanno evangelizzato. È stupendo vedere come alcuni degli anziani si sentano fieri di essere vissuti come fratelli e sorelle con questi “bianchi”, mentre altri si dicono figli e figlie dei missionari. Bella la conclusione della nostra visita, quando la gente insisteva affinché ci fermassimo di più: chiara espressione di un desiderio profondo di conoscere sempre meglio la portata della dimensione missionaria della loro vita cristiana. Chiudiamo con un grazie riconoscente ai vescovi e sacerdoti che hanno reso possibile, fruttuosa e arricchente la nostra esperienza». Paul Gitonga e Mvanda Brown
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