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Padre Peter Njoroge, sacerdote dall’agosto 2001, porta ancora vivido nel cuore il ricordo della sua ordinazione, ma più forte è l’entusiasmo per la sua prossima partenza per la Corea, il paese dove il Signore lo chiama ad essere missionario. Sono stato ordinato sacerdote il 4 agosto 2001, a Nairobi. Di per sé, quella è una stagione fredda, grigia e umida. Invece, quando ho aperto la mia finestra il mattino presto, ho visto che la giornata era stranamente stupenda: il cielo azzurro, una brezza leggera, gli uccelli cantavano… Come se non si trattasse di me, pensavo: «Cosa ne sarà di questo ragazzo? È davvero questo il giorno dei miei sogni?». L’unica cosa che riuscivo a dirmi era: «Hai ricevuto un amore così grande, che l’unica cosa che puoi fare ora è dare te stesso, per amore». La cerimonia è stata molto vivace: emozioni, gioia, ringraziamento, eccitazione… Il vescovo ordinante era mons. Peter Kihara, imc, che a suo tempo era stato il mio Maestro di noviziato. Tutto attorno un nugolo di preti, confratelli, parenti, amici e una folla grande di fedeli. Per qualche tempo mi è sembrato strano che la gente si dirigesse a me chiamandomi: “Padre!”; e anche l’indossare le vesti liturgiche mi faceva sentire leggermente a disagio. Poi mi sono abituato, eppure a tutt’oggi, ogni mattina mi sveglio e mi dico: «sei un prete!». So bene cosa significa essere un prete, eppure c’è ancora qualcosa di misterioso a questo riguardo. Credo fermamente che l’aspetto centrale dell’essere prete consista nel testimoniare l’amore e la misericordia di Dio; condividere, con la parola e la vita, la gioia della fede in Cristo, e fare quanto possibile perché il mondo diventi un posto migliore per viverci. Sono ancora agli inizi della mia vita sacerdotale, e forse non riesco ad esprimermi bene, ma sono sicuro che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. La gioia più grande che ho provato nella mia vita è essere stato “per” l’altro. Ora sono in procinto di partire per la mia prima destinazione missionaria: la Corea del Sud. Un mondo nuovo: gente, cultura, cibo… ho sentito parlare della squisitezza della carne di cane! Non so come sarà. So di certo che sarà una grande sfida, ma ho fiducia: i miei fratelli del seminario, salutandomi, mi hanno assicurato che Dio non mi manda certo in un posto dove la sua grazia non possa raggiungermi! Mi chiedo comunque cosa posso offrire io alla Corea… Cristo? Me stesso? Magari il mio compito sarà quello di essere un araldo, e qualcun altro dopo di me avrà qualcosa di più da offrire. Chissà! Ad ogni modo, penso che nessuno sia così povero da non avere proprio niente da offrire. E la mia presenza in Corea farà certamente una differenza. Se non ai Coreani… certamente a me! P. Peter Njoroge
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