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STORIA E FUTURO DELLA MISSIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

di Giampietro Casiraghi

La purificazione della memoria

L’opera della missione nel corso dei secoli è stata attraversata da momenti di puro entusiasmo religioso e da altri di sottomissione alle convenienze della politica e agli interessi dei gruppi sociali. Così soffocata, essa ha alternato i rischi della improvvisazione con le conquiste della fede. Lungo il percorso della missione si susseguono i Padri della Chiesa latina e greca, i missionari provenienti dai paesi del nord Europa, i monaci d’Irlanda, Gallia, Germania, Britannia, Italia. Ognuno con il bagaglio della sua spiritualità e della sua metodologia missionaria, e i limiti della propria cultura. I monaci viaggiatori irlandesi si stabiliscono tra le popolazioni pagane dell’Europa continentale; i fratelli Cirillo e Metodio convertono i popoli slavi, i Benedettini riscattano popolazioni e terre con la predicazione, la preghiera e il lavoro.

Con la conquista del nuovo mondo si spalancano le porte ad una evangelizzazione regolata da un contratto tra Chiesa e potenze coloniali, il cosiddetto Patronato all’ombra del quale nasce e si sviluppa la missione. Una triste composizione di evangelizzazione e dominazione di popoli e culture, che si è resa responsabile di alcuni fatti e atteggiamenti incresciosi che hanno macchiato il buon nome della missione. Di questi errori oggi la Chiesa ha preso coscienza e, attraverso il pronunciamento del Papa, richiama la cristianità al dovere morale del pentimento e del perdono.

P. Giovanni Tebaldi

DALLA PRESENTAZIONE DELL'AUTORE

Per il suo continuo interrogarsi, Giovanni Paolo II ci appare come il più inquieto dei credenti e, forse, degli uomini del nostro tempo... come del resto dovrebbero essere tutti i missionari. Anche i missionari, come il Papa, si rimettono perciò in discussione, s’interrogano e non hanno timore di inquietarsi, perché può essere utile il pentimento e la richiesta di perdono, ma è assai più utile impegnarsi per creare una comunità cristiana che sia in grado di fare una rilettura critica del proprio passato, in modo da non ripetere gli stessi errori o almeno per cercare di evitarli.

Nel tentativo di riflettere su questo passato ci soffermeremo dapprima su alcuni degli avvenimenti più rilevanti della storia della missione; poi, quando sarà possibile, ricorderemo le voci che già allora non condividevano un determinato metodo di evangelizzazione; infine presenteremo, sulla base delle rivisitazioni storiche fatte, le domande di riconciliazione e di perdono avanzate ripetutamente da Giovanni Paolo II.

Per un senso di giustizia bisognerebbe enumerare anche i pregi della missione, che sono molti. È troppo facile, come si è soliti fare con il senno di poi, denunciare errori e difetti dell’azione missionaria. La formazione teologica e il pregiudizio della superiorità dell’Occidente hanno contribuito a far sì che, nel migliore dei casi, i missionari studiassero le culture dei popoli che evangelizzavano, ma solo per condannarle o per evitarne gli errori.

Tuttavia non si possono dimenticare i meriti di questi pionieri. Se oggi la teologia e il magistero della Chiesa hanno accolto gli appelli della storia e delle differenti culture, lo si deve in gran parte alle fatiche e alle intuizioni di molti missionari del passato.

La rivisitazione storica dell’attività missionaria, qui abbozzata nelle sue linee essenziali in maniera volutamente divulgativa, si sofferma infine, anche se in maniera alquanto succinta, sui metodi di evangelizzazione faticosamente elaborati dalla teologia e dalla prassi missionaria in questi ultimi cinquant’anni.

Soprattutto intende sottolineare l’importanza e la necessità di annunciare il Vangelo, compito al quale, tra sofferenze e sacrifici di ogni genere, i missionari non hanno mai rinunciato. A tal fine si è cercato di dare una risposta ai problemi più urgenti suscitati dalla millenaria storia dell’evangelizzazione: qual è il significato della salvezza portata agli uomini da Gesù di Nazaret, quali beni e quali speranze contiene e specialmente, per imparare dalla storia a guardare al futuro con rinnovato impegno, come annunciare oggi al mondo, nel rispetto di tutte le culture e di tutte le religioni, la salvezza inaugurata da Cristo Gesù?

Sono domande inquietanti e ineludibili, tanto da essere oggetto della più vivace ricerca teologica del nostro tempo. Non è un compito facile; tuttavia, nella loro brevità, queste pagine possono diventare un’occasione per riflettere sui contenuti e i metodi dell’evangelizzazione, in sintonia con quanto Giovanni Paolo II auspica per il terzo millennio: un «nuovo avvento missionario», la capacità di affrontare le sfide e le speranze che il mondo pone all’annuncio di Gesù Cristo, salvatore di tutti gli uomini.

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