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FESTA DEL BEATO GIUSEPPE ALLAMANO PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Sergio Frassetto   

16 febbraio – Come ogni anno, celebriamo la festa del Padre Fondatore in comunione con il Seminario di Bravetta e le consorelle della Consolata. La celebrazione avviene nella loro casa di Nepi, dove si danno appuntamento un buon gruppo di amici e sostenitori delle missioni. La processione dei concelebranti si apre al ritmo di una danza africana mentre il coro ripete come una litania: Tumpongeze baba (evviva! Padre Allamano). Presiede p. Antonio Bella-gamba, vice superiore generale.

La parola di Dio ci invita a pensare all’Allamano come al servo di cui il Signore si compiace e che invia come luce delle nazioni… (Is 42,1-7). Egli, con san Paolo, dichiara un vanto per sé predicare il vangelo (1 Cor 9,16-19), un lieto messaggio, come Gesù stesso lo chiama, da annunciare ai poveri (Lc 4,16-21).

Sr. Gabriella Bono, madre generale, - ecco la novità di quest’anno – porge l’omelia. Ringrazia il Padre Generale e p. Giano Benedetti per il messaggio di augurio inviato alle consorelle. Essi, nello stesso momento, si trovano a Fatima, in Portogallo, dove partecipano ad un immenso pellegrinaggio di amici della Consolata, al Santuario della Madonna. Poi ci parla dell’Allamano: «Oggi è per noi importante guardare a lui, per imparare come egli ha vissuto la sua storia. Il tempo fu il dono prezioso che il Padre Allamano visse intensamente, lo sappiamo, per costruire insieme al suo Dio la Santità quotidiana fatta di scelte coerenti, di azioni e di opere, frutto di dialogo profondo con il Trascendente e con la realtà circostante.

Guardare, contemplare il beato Allamano immerso nel suo tempo, è scoprire un uomo che visse la sua storia “mano nella mano di Dio”, ricevendo dalla mano di Dio tutta la sua vita e scorgendo la presenza del Signore in tutti gli avvenimenti, quelli gioiosi e quelli tristi e difficili.

Guardare al Fondatore nel vissuto del suo tempo, significa constatare i suoi atteggiamenti di uomo di fede, di fiducia sconfinata in Dio, di dialogo ininterrotto con il suo passato e il suo presente; significa guardare all’uomo che sapeva interrogarsi e discernere su quanto accadeva, perché attento a scoprire i “segni di Dio”, i “gemiti dello Spirito”… Per fede si è immerso nello “sconosciuto, ha risposto a una scelta radicale, ha lasciato crescere in lui il germoglio del carisma, ha invitato altri a seguirlo sulla strada dell’opzione missionaria vissuta per Dio solo, con fede e coraggio profetico». Sr. Gabriella conclude esortando a guardare a lui per giungere ad avere, come lui, un cuore che crede nella vita, un cuore purificato, non violento, un cuore che semina ovunque speranza e fiducia.

All’offertorio, assieme al pane e al vino, viene presentata l’offerta di “mille cuori”, i cuori di tutti i missionari sparsi per il mondo, affinché diventino un cuore solo e un corpo solo, animato della stessa passione che bruciava il cuore dell’Allamano: l’annuncio del Regno ai popoli.

«Tu sarai profeta di salvezza fino ai confini della terra», canta il coro alla comunione, esaltando la missione dei figli dell’Allamano impegnati nell’annuncio di salvezza ai più poveri del mondo, sostenuti dalla sua presenza sempre viva e incoraggiante di padre: “Non morirò, resterò in vita! E annunzierò le opere del Signore!” (Canto finale).

La festa continua fra le tavole imbandite di un sontuoso rinfresco dove si consumano i riti dell’amicizia e della fraternità, che riempiono il cuore della gioia di sentirsi ed essere Missionari della Consolata

P. Sergio Frassetto

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