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 Nel mezzo della visita canonica Quando si è trattato di fissare la data della Visita Canonica per la Regione Portogallo la proposta della Direzione Generale ci ha causato una certa esitazione se non preoccupazione: se fosse avvenuta tra l’11 e il 28 febbraio, come veniva suggerito, ci avrebbe colti in un momento di gran daffare, ossia nella stretta finale dei preparativi del nostro pellegrinaggio a Fatima. Il timore era che le due cose si disturbassero a vicenda. Ma non fu così. Il tutto si è combinato molto bene.
Inaugurata la visita mediante un incontro con la direzione regionale, il Padre Generale ha avuto l’accortezza di fare il suo lavoro con molta discrezione, senza interferire con il calendario imposto dal pellegrinaggio, permettendo a ciascuno di attendere ai suoi compiti e lasciando per un secondo momento la visita alle comunità. E il 16 febbraio, un giorno già molto significativo per tutti i Missionari della Consolata, p. Trabucco ha potuto viverlo con la Regione Portogallo in una dimensione nuova; la sua presenza ha fatto sì che quella che era un’espressione locale acquisisse un significato più ampio e rappresentasse tutto l’Istituto ai piedi della Madonna di Fatima. Come ebbe inizio tutto In Portogallo il nome e la vita dei Missionari della Consolata sono inscindibilmente legati a Fatima. Tutto ebbe inizio qui, con p. Giovanni De Marchi, nel 1943. Il Santuario e la comunità IMC sono cresciuti insieme. Vale la pena ricordare che in un posto dove le case religiose, grandi e piccole, si contano oggi a decine, il nostro Istituto fu la prima congregazione maschile a stabilirvisi e ad aprire un grande seminario. La presenza dei missionari italiani a Fatima e la loro attiva collaborazione con il Santuario fu il primo passo della sua internazionalizzazione; per non parlare poi della proiezione che i libri di p. De Marchi hanno dato al messaggio di Fatima dentro e fuori del Paese. Così, dopo la beatificazione del Padre Fondatore, quando si pensò di celebrarne la festa, venne spontanea l’idea di farlo a Fatima, nel Santuario, con i nostri amici e conoscenti, dandole la forma di un pellegrinaggio mariano, come è tipico di questo luogo. La mobilitazione Il primo pellegrinaggio ha avuto luogo nel mese di febbraio del 1991 e questa è già la 12ª edizione. Ciò vuol dire che l’esperienza è stata apprezzata ed è parso bene di continuarla. Possiamo dire che in questi anni ha posto radici e si è affermato come una tradizione. Invitare le persone per celebrare in un altro luogo otterrebbe una scarsa risposta. Ma un invito a Fatima trova sempre eco nel cuore dei portoghesi. Così rimane più facile la mobilitazione. Si tratta di un avvenimento che lascia un pieno di gioia e soddisfazione in tutti: in coloro che organizzano e in coloro che partecipano. È come il culmine e il riflesso di tutta la nostra animazione missionaria; ci dà la misura del nostro lavoro: nel tempo, perché raccoglie gli sforzi di molti anni e nello spazio, perché ci mostra come il nostro raggio d’azione si vada allargando. Ma non è solo un giorno di verifica e di raccolto; è soprattutto un’occasione per lavorare ancora il terreno e seminare. Una festa in famiglia Il formato è quello del pellegrinaggio, ma si è venuto arricchendo nella forma e nel contenuto, nello sforzo continuo di adattarsi a un numero sempre maggiore di partecipanti e di approfittare questo momento unico per l’animazione missionaria e una maggiore conoscenza del nostro carisma e della nostra spiritualità. Di fatto il pellegrinaggio è vissuto come una grande festa che riempie un giorno intero: la guida che ogni pellegrino riceve aiuta a valorizzare già il lungo viaggio in autobus. Il rosario, i canti e la proiezione di video che parlano delle nostre missioni, della vita dell’Istituto e della personalità del suo Fondatore, fanno sì che le persone arrivino a destinazione già sensibilizzate sul tema della missione. La via crucis effettuata nello spazio suggestivo di Valinhos, luogo legato alla vita dei vedenti di Fatima, è uno strumento molto efficace di formazione missionaria; essa termina sul Calvario con qualche gesto simbolico che imprime nei partecipanti la convinzione di essere impegnati con noi nel progetto missionario del beato Allamano. Ogni pellegrinaggio ha il suo slogan, il suo tema, simboli e segni che creano identità fra persone che non si conoscono, ma sentono di appartenere alla stessa famiglia. Il pomeriggio si trascorre nel Santuario: con una lunga processione si giunge alla cappella delle apparizioni dove si celebra l’eucaristia e si conclude il pellegrinaggio con un momento mariano. Un avvenimento speciale Quest’anno è stato tutto più solenne. I pellegrini sono cresciuti fino a raggiungere il numero di 8 mila. Era un giorno di sole raggiante, un autentico anticipo di primavera. La novità più grossa era la presenza del Padre Generale che ha presieduto la festa. La sua condizione di sesto successore del beato Allamano ha toccato il cuore dei pellegrini e li ha avvicinati ancor di più alla figura del Fondatore, che molti hanno già iniziato ad ammirare. L’assemblea viveva con noi un momento importante della nostra storia: si chiudeva il primo centenario della fondazione e si apriva quello della missione. Le parole che p. Trabucco ha rivolto alla gente sono state accolte con gioia sia per il suo tono familiare sia per il senso di cordialità che esprimevano. E anche perché riassumevano tutto quello che i pellegrinaggi, anno dopo anno, vanno lasciando in questo circolo di amici e simpatizzanti. Il Superiore Generale raccomandò loro: «L’Istitu-to della Consolata e la sua missione siano anche la vostra famiglia e la vostra missione. Vi affido l’Istitu-to, appoggiatelo con la vostra preghiera, bevete alle sue fonti, alla sua spiritualità, al suo zelo per la salvezza del mondo. Formiamo insieme una sola famiglia come il beato Allamano voleva che fossimo, una famiglia unita dai valori della missione». Un gesto molto significativo ha concluso la celebrazione: la consegna del crocifisso a due giovani missionari partenti. Si tratta di p. Mário Campos che, dopo 12 anni di servizio alla Regione Portogallo, parte per Roraima e p. Ilídio Barbosa che, ordinato sacerdote da poco tempo, parte per il Venezuela. Qui, alla presenza dei famigliari che essi lasceranno, la missione ha toccato la concretezza della vita suscitando una forte impressione nei pellegrini. È motivo di grande soddisfazione constatare come i giovani aderiscono numerosi e i gruppi JMC danno un’importante collaborazione; senza di loro il pellegrinaggio non avrebbe raggiunto le dimensioni e il senso che oggi lo caratterizzano. L’entusiasmo contagioso dei giovani spinge molti adulti a non rimanerne fuori e a ritornare l’anno seguente. P. Tomás Luís Ribeiro Gomes
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