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SEMINARIO TEOLOGICO DI SÃO PAULO PDF Stampa E-mail
Scritto da Anselme N’gwala   


Esperienze di missione
Il progetto di vita del Seminario J. B. Bisio di São Paulo prevede che, alla fine dell’anno accademico, i teologi facciano un’esperienza di missione. Oltre al servizio pastorale che prestiamo durante i fine settimana nelle comunità periferiche di São Paulo, l’esperienza di missione è un mezzo pratico per offrire assistenza religiosa alle comunità cristiane emarginate ed è occasione, per il giovane seminarista, di confrontarsi con la realtà quotidiana della missione, ossia con la vita dei poveri.

Noi teologi abbiamo sempre espresso grande soddisfazione per le esperienze missionarie realizzate negli anni precedenti. Normalmente abbiamo prestato il nostro servizio in comunità guidate dai Missionari della Consolata. Quest’anno, invece, abbiamo preferito fare quest’esperienza nella Prelazia di Paranatinga, nello Stato del Mato Grosso, retta dal vescovo Dom Vital Chitolina. Si tratta di una regione la cui realtà socio-culturale si presta per un lavoro missionario nella linea dell’ad gentes.

A Paranatinga pensavamo di svolgere un lavoro di inserzione nelle comunità, condividendo la vita della gente e vivendo accanto ad essa. Ma la realtà che abbiamo trovato al nostro arrivo e la richiesta del vescovo ci hanno convinto a cambiare i nostri piani. Il vescovo ci ha chiesto di rimanere nell’episcopio e di visitare i vari settori, soprattutto i più poveri, di Paranatinga, - un paese di circa 5 mila abitanti - per benedire le case e parlare di Dio alla gente. In effetti queste visite ci hanno permesso di conoscere la realtà sociale, economica e religiosa della popolazione. La nostra missione quotidiana si concludeva con una celebrazione della Parola nella quale mettevamo in comune le esperienze vissute lungo la giornata.

Abbiamo visitato anche alcuni paesi circostanti, distanti 180–200 km. Inoltre abbiamo fatto animazione missionaria attraverso la radio comunitaria, la partecipazione alle celebrazioni e ad altri momenti culturali.

Incontro con gli indigeni
Nello stato del Mato Grosso ci sono 21 gruppi indigeni. Di questi, tre fanno parte della Prelazia: Xingu, Xavante e Bakairi. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere quest’ultimo gruppo. Disseminati in sei villaggi, dei quali Pacuera è quello centrale, i Bakairi sono a contatto con i bianchi da una settantina d’anni. Ci siamo fermati fra loro due giorni per preparare 11 ragazzi al battesimo e 28 giovani alla cresima. Oltre alla loro lingua, parlano anche il portoghese e hanno le loro scuole con maestri indigeni, così il nostro compito si è svolto senza difficoltà.

L’accoglienza riservataci e il desiderio di imparare ci hanno impressionato. Grande è il loro entusiasmo nell’essere cristiani anche se non risparmiano critiche al metodo di evangelizzazione realizzato nel passato, che ha fatto tabula rasa delle loro credenze e della loro cultura. Il loro impegno, oggi, è di vivere come cristiani, ma senza rinunciare alle proprie tradizioni e alla propria cultura. A questo scopo, al centro del villaggio c’è una grande capanna chiamata “oca” dove i bambini e i giovani, guidati dagli adulti, imparano le tradizioni e i rituali della loro cultura.

La nostra visita ai Bakairi si è conclusa con l’eucaristia presieduta da Dom Vital, durante la quale ha amministrato i battesimi e le cresime. Gli indigeni vi hanno partecipato in massa. Dopo la messa, il cacique (capo del villaggio) ha ringraziato il vescovo per la cura che ha sempre riservato al suo gregge e ha chiesto al prefetto del municipio un maggiore sforzo per migliorare le loro condizioni di vita. Quindi la festa si è trasformata in convivio, danza, canti e manifestazioni culturali davvero interessanti.

Per pura coincidenza, quest’anno, la Campagna di Fraternità, promossa dalla Conferenza Episcopale Brasiliana, aveva per tema “Fraternità e popoli indigeni” e come slogan “Per una terra senza mali”. Riflettendo sulla realtà dei popoli indigeni, la Chiesa invita tutti, governo e società, alla solidarietà con i nostri fratelli indigeni e al riscatto del debito sociale che abbiamo nei confronti dei primi abitanti delle Americhe. Queste mete si possono raggiungere combattendo ogni forma di discriminazione ed emarginazione nei loro confronti, difendendo il loro diritto alla terra e rispondendo alle loro legittime necessità sociali e culturali. Desideriamo che lo slogan “Per una terra senza mali” si iscriva nei nostri cuori e diventi un impegno permanente della nostra vita.

Benvenuto ai nuovi arrivati
Siamo una comunità formativa internazionale, parte della famiglia dei Missionari della Consolata che celebrano il loro Centenario della Missione. Realizziamo e manteniamo accesa la scintilla del progetto di missione sognato dall’Allamano, mettendoci al servizio della nostra società, fiaccata dalla paura, dall’insicurezza e dalle conseguenze della globalizzazione. Di fronte a questa realtà vogliamo essere un luogo di testimonianza, di dialogo, di comunione e di pace cercando di superare le nostre differenze, per essere un segnale di speranza per la gente che ci conosce.

Quest’anno quattro nuove persone sono en-trate a far parte della nostra comunità: p. Enri-co Dacroce (Italia) con funzioni di economo e padre spirituale e poi gli studenti Bento Munita (Mozambico), Stanslaus Mnyawami (Tanzania) e Claudio Moratelli (Bra-sile). Presto arriverà an-che p. Joseph Waithaka (Kenya) che sta frequentando un corso per formatori in Italia.
A tutti diamo il nostro benvenuto e manifestiamo la nostra gioia di camminare assieme.
Anselme N’gwala

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