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IL VALORE INTRINSECO DELLA DONNA PDF Stampa E-mail
Scritto da Berta Weibel   

«Edith Stein fu la prima che, in base alle sue esperienze pratiche e grazie alla sua sottile visione psicologica, fu in grado di rispondere alla questione dell’essere e della vocazione della donna in un modo non contingente ma profondo» scrive il gesuita Erich Przywara, suo contemporaneo e maestro. «Nessuna donna è soltanto una donna - afferma la Stein -, ciascuna ha la propria particolarità e il proprio talento individuale, esattamente come l’uomo e per questo suo talento è portata a questa o a quella professione di tipo artistico, scientifico, tecnico e così via». «La natura e il destino della donna esigono un’educazione che possa portare all’esercizio dell’amore quotidiano. Ciò richiede come elemento fondamentale l’educazione del sentimento, ma quella vera educazione del sentimento di cui fanno parte tanto la chiarezza di pensiero e il dinamismo, quanto l’abilità pratica». Nella peculiarità femminile è racchiuso un valore intrinseco: esso consiste innanzi tutto nella scoperta delle proprie capacità personali, allo scopo di sfruttarle al di là del “focolare domestico”, per il bene della Chiesa e della società. «Poiché fino a pochi decenni fa si pensava che il posto della donna fosse a casa e che non potesse avere altre funzioni, c’è voluta una lunga e dura lotta per ampliare questo campo d’azione divenuto ormai troppo ristretto». «Vorrei inoltre far notare che anche nella vita politica sarebbe possibile sfruttare positivamente il valore intrinseco della donna. Nella stesura delle leggi esiste sempre il pericolo che si decida a tavolino, si torniscano interi paragrafi senza avere sufficientemente presenti le condizioni reali e le conseguenze pratiche. Questo procedimento astratto è contrario alla natura femminile, che si concentra invece sugli aspetti umani e concreti, e potrebbe quindi fungere in questo caso da correttivo… La mentalità femminile s’interessa di ciò che è vivo e personale e mira al tutto. Curare, proteggere e custodire, nutrire e far crescere: è il suo desiderio naturale, genuinamente materno. Ciò che è inanimato, la cosa, le interessa non tanto di per sé, quanto nella misura in cui serve a ciò che è vivo e personale». Edith Stein constata che la posizione della donna nella Chiesa d’oggi è peggiore di quanto non fosse agli inizi, quando le donne svolgevano funzioni ufficiali come diaconesse consacrate. «La graduale trasformazione verificatasi mostra la possibilità di un’evoluzione in senso contrario. La vita ecclesiastica attuale indica che dobbiamo aspettarci una tale evoluzione, poiché possiamo constatare in misura crescente una vocazione delle donne a compiti ecclesiastici: carità, assistenza spirituale, insegnamento».

Berta Weibel,
Edith Stein. Martire per amore.
Paoline, Roma 1999, passim.

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