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Padre Mario Barbero, già professore di sacra scrittura, superiore regionale del Ke-nya e successivamente della RNA, formatore, animatore dei gruppi “incontro matrimoniale”, il 3 maggio è partito per il Congo-Kinshasa per iniziare una nuova tappa della sua vita missionaria. Studente, professore, formatore, Superiore… Sembra incredibile: in qualsiasi casa dell’Istituto io vada trovo dei miei compagni o dei miei studenti… e ciò mi fa pensare che sono vecchio! Ho trascorso 10 anni a Roma studiando filosofia, teologia e poi sacra scrittura al Biblico. Erano gli anni del Concilio. In casa avevamo tutti i nostri vescovi e, dalle loro discussioni, ho conosciuto i documenti del Concilio man mano che nascevano. È stata un’esperienza indimenticabile. Ottenuta la licenza, ho insegnato sacra scrittura per sei anni a Torino. Qui, all’inizio, ho fatto anche il formatore del teologico. Poi sono andato in Kenya dove ho lavorato dal ’76 all’88: ho fatto scuola per sei anni e poi il superiore regionale per altri sei. Quindi sono volato negli Stati Uniti, dove mi sono fermato per 13 anni, equamente suddivisi fra New Jersey come superiore regionale, e Washington come direttore del centro di studi per la specializzazione dei confratelli. Di nuovo a scuola È interessante il fatto che, il primo giorno di scuola all’Università Cattolica, vi sono andato anch’io, per prendere nota della bibliografia, al posto di due nostri studenti che non erano ancora arrivati. Ebbene, in quel frangente mi è venuta l’ispirazione che sarebbe stato bellissimo fare di nuovo lo studente dopo tanti anni. Allora mi sono informato su ciò che veniva richiesto per fare il dottorato. Essendomi stati riconosciuti molti dei corsi fatti, mi sono iscritto: ho frequentato i nuovi corsi, ho fatto gli esami, ho preparato e difeso la tesi. Il tema verteva su “Aquila e Priscilla”, un argomento legato alla mia attività di animatore nei gruppi di incontro matrimoniale. “Incontri matrimoniale” L’esperienza più bella che ho fatto in Kenya è l’aver conosciuto i gruppi di “incontro matrimoniale”. Nel 1978 sono stato invitato a parteciparvi durante un weekend ed è stata un’esperienza meravigliosa. Allora, in Kenya, il movimento stava appena nascendo; mi sono lasciato coinvolgere e per 10 anni ho lavorato in questo programma a favore della famiglia. In quel tempo potevo attraversare tutto il Kenya, da Mombasa, a Nairobi, a Marsabit e trovare quasi in ogni casa gente che mi conosceva. Poi, con mio fratello Masino, l’abbiamo portato anche in Tanzania. Masino è stata la mia prima vittima. Si trovava in Spagna e l’ho convinto a partecipare a un weekend di “incontro matrimoniale” e ne è rimasto entusiasta. Quando è andato in Tanzania l’ha poi diffuso in quella nazione. Giunto negli USA, dopo una settimana ero già inserito nelle famiglie che partecipavano a questo programma. Sono diventato coordinatore dei gruppi di “incontro matrimoniale”, dapprima in una diocesi, poi in due, poi in cinque stati. Ora sarei diventato coordinatore nazionale, ma con la destinazione al Congo è cambiata la prospettiva della mia vita. Aquila e Priscilla L’esperienza dei gruppi di “incontro matrimoniale” mi ha messo in contatto con migliaia di coppie negli Usa, in Canadà e con coppie ispaniche e mi ha ispirato a dimostrare come già S. Paolo collaborava con la coppia. Per esempio, Paolo ha fondato le comunità cristiane di Corinto ed Efeso proprio con la collaborazione di Aquila e Priscilla. La mia tesi voleva approfondire il tema della chiesa domestica e, siccome due dei quattro testi che parlano di chiesa domestica, nel Nuovo Testamento, si riferiscono ad Aquila e Priscilla, mi sono concentrato su questa coppia di cristiani laici. Naturalmente, essendoci solo 10 righe che parlano di loro, ho dovuto sviluppare l’argomento. Così, ingrandendolo al microscopio, ho potuto vedere l’ambiente sociale, l’espansione del cristianesimo, la casa, il viaggio, l’ospitalità e altri temi che riguardano da vicino la famiglia. Poi ho studiato l’argomento anche nei Padri e nell’archeologia… E quando ho difeso la tesi davanti a cinque professori, metà del tempo abbiamo parlato di “incontro matrimoniale”, come una esplicitazione moderna di Aquila e Priscilla. Retrouvaille Nel 1994 alcuni amici mi hanno coinvolto in un altro programma a favore della famiglia. Si chiama “Retrouvaille” che vuol dire ritrovarsi, riscoprirsi. È figlio dell’incontro matrimoniale, però è concentrato su coppie che si trovano in difficoltà, sono separate, o stanno per separarsi, ma che vogliono ancora tentare di mettersi assieme. È un programma intenso che consiste di un weekend e di un post-weekend, cioè una serie di 12 presentazioni offerte entro un periodo di tre mesi dopo il fine settimana. Lo scopo è di aiutare le coppie a ristabilire la comunicazione e ad arricchirsi con una nuova percezione di se stessi, sia come individui che come coppia. Ora anche in Italia Ho lavorato in questo programma per vari anni e poi una serie di circostanze hanno fatto sì che ci venisse richiesto anche in Italia. L’ufficio della famiglia della CEI da anni cerca qualcosa per le famiglie in difficoltà; hanno saputo del nostro lavoro e ci hanno richiesto di organizzare qualcosa anche in l’Italia. L’unica difficoltà è che tutto il materiale è in inglese. A dicembre dell’anno scorso ho invitato una coppia di laici e un prete, americani e, per due giorni, abbiamo fatto una presentazione del nostro programma di fronte a mons. Anfossi, vescovo di Aosta, ad alcuni rappresentanti della CEI e ai responsabili del programma “incontro matrimoniale” in Italia. Hanno capito che è una cosa fattibile e allora abbiamo organizzato due weekend di formazione, allo scopo di formare coppie e preti che poi lavorino in questo programma. Il primo si è svolto a Pianezza (To) con 60 coppie e 13 preti provenienti da varie parti d’Italia e l’altro a Paestum. Ho invitato ancora due coppie e un prete dagli USA, e una coppia dal Sud Africa. Dato che parlavano solo in inglese, per due giorni ho fatto il traduttore; è stato stancante, ma è andato molto bene. Quanti hanno partecipato a questi incontri di formazione, ad ottobre faranno la loro programmazione e inizieranno l’attività del retrouvaille. Il mio compito è stato di facilitare questo inizio, ma c’è già una coppia (quella della foto, che io ho iniziato all’incontro matrimoniale già vent’anni fa) e un prete che saranno i coordinatori di questo programma a livello nazionale. Ciò funzionerà in accordo con i vescovi, ma sarà indipendente nel senso che è una iniziativa dei laici e va avanti da sé. Una vita dedicata alla famiglia L’impegno per la famiglia attraverso queste attività ha caratterizzato la mia missione e la mia vita dall’80 in poi. Oggi non riesco più a fare le cose da solo. In Kenya, se andavo a parlare ai giovani portavo delle coppie, se facevo dei ritiri mi facevo aiutare da loro. Ero presidente dei superiori religiosi del Kenya e, avendo organizzato una due giorni per loro, ho portato una coppia per spiegare cosa il matrimonio e la famiglia si aspettano dai religiosi. Posso aggiungere che non ho mai avuto la tentazione di sposarmi non perché veda i problemi della coppia, ma perché vedo cosa vuol dire il mio sacerdozio per la coppia e la famiglia: lavorare assieme a loro è qualcosa che afferma il mio sacerdozio. Congo-Kinshasa: una nuova tappa Ho sempre manifestato la mia disponibilità a tornare in Africa e la sera stessa della mia graduazione p. Aquiléo Fiorentini, consigliere generale, mi ha proposto di andare in Congo, dove c’è bisogno di avere qualche insegnante nel centro teologico dove studiano i nostri seminaristi. È stata una bella sorpresa e ho accettato subito. Si tratta di un’altra Africa rispetto a quella che conosco, ma sarà come un complemento a quello che so. Per questo è una bella opportunità per continuare a crescere… Anche se non ho più vent’anni, vado volentieri e contento: se ci sono 45 milioni di congolesi, e 45 Missionari della Consolata, posso starci anch’io! Come viatico e preparazione mi sto rileggendo le lettere di mio fratello Antonio, che trent’anni fa mi aveva preceduto in Congo. Antonio, Mario e Masino: tre fratelli Missionari della Consolata Tutto è nato dalla vocazione di Antonio, di 11 anni più vecchio di me. Faceva la quinta elementare quando ebbe l’ispirazione di dedicarsi ai poveri del mondo. Me lo raccontò poco prima di morire. Fu lui il vero ispiratore delle nostre vocazioni: io e Masino siamo soltanto delle copie. Quando tornava da noi per le vacanze, arrivava con pacchi di riviste e ci ammaliava con i suoi racconti. Io ne rimasi affascinato, al punto che decisi di seguirlo quando avevo solo 8-9 anni. Masino invece, entrò in seminario perché era troppo discolo. I miei genitori speravano che qualche tempo a Bene Vagienna, sotto la direzione di Antonio, servissero a placarne i furori. Servirono altroché! Anche Masino decise di intraprendere lo stesso cammino. Antonio ha lasciato una traccia indelebile in noi. Ed ora, andare in Congo è un po’ come tornare a casa, sia perché l’Africa è stata la ragione per cui mi sono fatto missionario, sia perché mio fratello Antonio vi ha lavorato con impegno e intelligenza dal 1972 alla morte (oggi il seminario filosofico di Kinshasa è dedicato alla sua memoria).
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