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Torino, Santuario della Consolata 19 maggio 2002. Nella solennità di Pentecoste, inizio della missione della Chiesa con la forza dello Spirito, per annunciare il vangelo di Cristo risorto, l’Istituto celebra il centenario della partenza dei primi quattro Missionari della Consolata per il Kenya. Oggi, dopo cent’anni da quella prima partenza, con amici e collaboratori, rendiamo ancora più forte l’inno di ringraziamento, che con le parole di Maria i primi quattro cantarono quando arrivarono alla foresta di Tuthu, tra lo stupore e la gioia dei Kikuyu. Lo facciamo nel Santuario della nostra Madre, in comunione con tutti i confratelli e consorelle sparsi per il mondo. Il Missionario della Consolata, da qualunque Paese parta, idealmente e spiritualmente lo fa dal Santuario della Consolata. L’invio avvenuto cent’anni fa si rinnova ogni volta che qualcuno parte per altri territori. Di questo è segno l’invio di due Missionari e di due Missionarie della Consolata di un gruppo che si appresta a partire per la nuova missione della Mongolia. È la missione iniziata cent’anni fa, che continua e prosegue, secondo il disegno del beato Giuseppe Allamano: «andrete anche nel Giappone, nella Cina, nel Tibet… Voi dovete imitare S. Francesco Zaverio che voleva convertire tutto il mondo… e poi i cattolici che non vivono più da cattolici». Con essi la Consolata ha camminato per il mondo e moltiplicato le sue “residenze” in chiese, cappelle, cattedrali e santuari. E continua a farlo anche oggi sostenendo i suoi missionari perché siano “collaboratori della gioia” dell’umanità (cf. 2Cor 1,24). Vienen con alegría: il canto iniziale accompagna la processione d’entrata proclamando la gioia degli annunciatori del vangelo che “vanno per la vita, seminando la pace e l’amore del Signore”. La processione dei concelebranti prende posto nel presbiterio. Sono una quarantina. Presiede il card. Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Alla sua sinistra il Padre Generale e mons. Mino Lanzetti, vicario generale dell’archidiocesi di Torino. Alla sua destra, p. Mario Bianchi, superiore generale emerito e mons. Franco Peradotto, rettore del Santuario. Padre Trabucco rivolge l’indirizzo di saluto a sua eminenza, spiegando il senso della celebrazione: Eminenza Reverendissima Card. Crescenzio Sepe, Con gioia grande le do il benvenuto in questo Santuario della Consolata, cuore spirituale della città di Torino e dell’archidiocesi, a nome del rettore del Santuario, mons. Franco Peradotto, dei Missionari della Consolata e di tanti fedeli e amici qui presenti. La vogliamo ringraziare di cuore, Emi-nenza, per avere accettato di presiedere questa solenne eucaristia, nel ricordo della partenza dei primi 4 Missionari della Consolata per l’Africa, avvenuta 100 anni fa. Essi partirono da questa città il giorno 8 maggio 1902, dopo avere ricevuto il crocifisso dalle mani dell’allora arcivescovo di Torino, card. Agostino Richelmy, quale espressione missionaria di una Chiesa locale sempre attenta a discernere e percorrere i nuovi cammini di evangelizzazione che lo Spirito del Signore non manca mai di indicare. Anima di quel movimento missionario fu il canonico Giuseppe Allamano, rettore di questo Santuario e fondatore dell’Istituto Missioni Consolata. Ai piedi di questa icona della Madonna Consolata, egli trovò la forza e il coraggio per dare vita ad un Istituto esclusivamente missionario che fosse allora espressione missionaria della Chiesa torinese e piemontese. A quella prima partenza, ne seguirono molte altre e l’Istituto crebbe, oltre le frontiere di Torino e dell’Italia. Alcuni anni dopo, nacque anche il ramo femminile delle Missionarie della Consolata. Riandando a quei primi tempi e rifacendoci allo spirito che il Beato Allamano cercò di infondere nei suoi discepoli, noi Missionari della Consolata sentiamo di dissetarci ancora oggi alle sorgenti genuine del nostro carisma. Siamo felici di avere lei, eminenza, qui tra noi, quale Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Non possiamo dimenticare quanto il Beato Allamano, parlando ai suoi Missionari, soleva dire: «Il Cardinale Prefetto di Propaganda Fide è per noi il rappresentante diretto del Papa, il nostro vero superiore. Bisogna che abbiamo fede, che lo riconosciamo per tale e che perciò gli portiamo rispetto, venerazione e obbedienza» (VS 223). Nel corso di questa celebrazione e in continuità con la prima partenza missionaria avvenuta cent’anni or sono, le chiediamo infine, Eminenza, di consegnare il crocifisso a due Missionari e due Missionarie della Consolata, destinati alla Mongolia, l’ultima nostra fondazione missionaria. Pensiamo che questa nuova apertura, avviata congiuntamente dai nostri Istituti, sia il modo migliore per fare memoria di un secolo di missione e dare inizio al nuovo, nello spirito ad gentes del Beato Allamano. Se un secolo fa la frontiera della missione era l’Africa, oggi il continente asiatico è quello che ci attira e che maggiormente richiede la nostra opera missionaria. Come gli apostoli nel giorno di Pentecoste, anche noi, Missionari e Missionarie della Consolata, siamo oggi idealmente tutti qui riuniti in preghiera con Maria, la Madre di Gesù, con Vostra Eminenza che ci rende visibile la comunione con il Santo Padre e con tutta la Chiesa missionaria, e con tanti fedeli e amici (che di cuore ringraziamo), per implorare il dono dello Spirito ed ottenere forza e coraggio per adempiere fedelmente il nostro mandato missionario. Il tempio è gremito di Suore della Consolata e di tanti amici dei Missionari. Fra essi numerosi parenti dei Missionari/e destinati alla Mongolia. I giovani animano l’assemblea con il canto, mentre un gruppo musicale di congolesi, sgargianti nei colori dell’Africa, fanno vibrare le austere volte con i ritmi dei tamburi e i trilli tipici della loro terra. La parola di Dio parla di fuoco e di coraggio, di carismi e ministeri, di annuncio e di pace… tutto dono dello Spirito Santo. Il card. Sepe, all’omelia traccia il profilo della storia centenaria dell’Istituto nell’ambito della storia millenaria della Chiesa che, nella Pentecoste, inizia la sua missione nel mondo*: « “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”, andate… e la Chiesa s’è mossa. Gli apostoli, uomini semplici, poveri e rozzi, trasformati dalla forza dello Spirito Santo, sono diventati uomini nuovi, annunciatori, testimoni, hanno dato la vita per il Signore. La missione continua da 2000 anni; non è finita e non finirà finché ci sarà qualcuno che ha bisogno di conoscere Cristo. In questa storia millenaria, 100 anni fa, in questa chiesa, si è inserita la storia dei Missionari della Consolata. Lo stesso Spirito che ha animato gli apostoli, ha ispirato il Beato Allamano a iniziare la sua opera missionaria che si è concretizzata, 100 anni fa, con la partenza per l’Africa, avvenuta l’8 maggio 1902, di Filippo Perlo (che diventerà poi primo Vicario Apostolico di Nyeri e successore del Fondatore alla guida dell’Istituto), Tommaso Gays; e due fratelli laici non ancora ventenni: Celeste Lusso e Luigi Falda. In questo modo, grazie all’azione dello Spirito, è nata una nuova storia di salvezza. Quei quattro missionari, come i discepoli del Signore, non avevano né sandali, né bisaccia…, andavano nella povertà ed erano ricchi solamente di un grande amore per Cristo e della passione di comunicarlo agli uomini, come era stato loro insegnato dall’Allamano. A cento anni di distanza, ricordiamo questa partenza a cui sono seguite molte altre fino a oggi: 42 soltanto durante la vita del Fondatore, Rettore di questo Santuario. Partivano per il Kenya, come un ripiego. L’intuizione del Beato Allamano nel dare avvio all’Istituto era di mandare i suoi Missionari in Etiopia, per riprendere l’apostolato bruscamente interrotto del glorioso cardinale Guglielmo Massaia, partito anch’egli da Torino, dal vicino Monte dei Cappuccini. Ma in attesa di poter effettuare questo desiderio, ostacolato da complicazioni burocratiche e internazionali, fu-rono accolti in Kenya dai Pa-dri dello Spirito Santo, che affidarono loro il territorio dei Kikuyu, dove l’annuncio del vangelo non era ancora giunto. La Provvidenza volle che si fermassero e mettessero solide basi alla costruzione di una Chiesa oggi fiorente. Da quel piccolo seme sono derivate le attuali diocesi di Nyeri, Meru, Murang’a, Embu, Marsabit, Maralal, Isiolo, con clero locale che in molte parti può provvedere alla loro cura. Dal Kenya passarono poi in Etiopia, quindi all’attuale Tanzania, al Mozambico, Uganda, Sud Africa, Congo, Costa d’Avorio; quindi a Paesi d’America, Europa, Asia; complessivamente in 25 nazioni del mondo. Coadiuvati all’inizio dalle Suore del Cottolengo e poi, dalle Missionarie della Consolata, nate nel 1910. Tutto ciò mostra come lo Spirito ha trasformato degli uomini deboli in fondatori di Chiese e costruttori del Regno. Da questo Santuario i Missionari della Consolata oggi dicono “grazie” alla loro Titolare e Madre. E nel suo nome e sotto la sua protezione guardano avanti. I Paesi da essi evangelizzati stanno già restituendo il dono della fede ricevuto, inviando Missionari della Consolata, nati nella loro terra, in altre parti del mondo. Da poco, sono partiti da qui i primi Missionari africani per la Corea. In questa celebrazione centenaria, tra le varie partenze di Missionari e Missionarie della Consolata, si privilegia l’avvio di un nuovo cammino, verso una zona del mondo da essi ancora inesplorata e bisognosa di presenza del vangelo: la Mongolia. Sono qui quattro dei primi sei che inizieranno la Missione in quella terra. Come cento anni fa, formano una comunità paritetica: due sacerdoti e due suore nell’aspettativa che altri si aggiungano e la “squadra” venga completata dall’aggiunta di laici. A essi diamo il mandato missionario, perché annuncino Cristo crocifisso e risorto. Con l’auspicio e la preghiera che sia, come cento anni fa, l’inizio di un cammino di evangelizzazione e di consolazione ricco di frutti. In questi 100 anni i Missionari della Consolata hanno rappresentato una grande ricchezza per la Chiesa: sono stati missionari di frontiera, annunciatori coraggiosi e preparati (così ha scritto il Santo Padre, nella lettera che vi ha inviato in occasione del Centenario della Fondazione), che hanno saputo portare avanti l’evangelizzazione senza titubanze e incertezze, sensibili sempre a captare le esigenze missionarie della Chiesa. Quanti confessori, quanti santi, quanti martiri anonimi della Consolata, che si sono incarnati nelle necessità dei popoli e si sono consumati per quelle genti che il Signore ha loro affidate. E tutto per amore! È la storia millenaria della Chiesa ed è la storia centenaria della Consolata. È bello che questa celebrazione avvenga qui, in questo Santuario: qui è nata l’ispirazione dell’Allamano e qui rimane il cuore della vostra missione. 100 anni di cammino per il mondo, di testimonianza per la Chiesa, di consolazione per gli uomini. Io, come Prefetto della Congregazione, sono qui per dirvi grazie a nome della Chiesa e per rivolgervi un invito: come avete fatto fino ad oggi, come siete stati fedeli al vostro carisma, continuate a portare la buona novella al mondo: c’è tanta terra che ha ancora sete di Dio. Rivestitevi della santità che viene dallo Spirito “prima santi e poi missionari” – diceva l’Allamano – per predicare Cristo e non altri. Noi predichiamo Cristo e ci gloriamo di essere strumenti del suo messaggio. L’Asia ha bisogno di missionari. Questi fratelli e sorelle che oggi ricevono il crocifisso andranno con lo stesso spirito con cui sono partiti i primi quattro, cento anni fa: portando con loro solo la fede, il coraggio di Cristo, la santità dello Spirito che rende testimoni autentici dell’amore. Il Signore benedica i Missionari e le Missionarie della Consolata e come cento anni fa siete partiti per l’Africa così, oggi, partite per l’Asia perché il mondo intero possa glorificare Dio che ci è Padre, che ha mandato il Figlio e ci ha donato lo Spirito. Amen». Dopo l’omelia, il credo diventa professione di fede nello Spirito che invia, quindi si invocano i santi… san Giuseppe Cafasso, formatore di sacerdoti, beato Giuseppe Allamano, padre di missionari… santi missionari del vangelo… Il celebrante invoca la forza dello Spirito sui quattro missionari che partiranno per la Mongolia. Essi sono: p. Paolo Fedrigoni, p. Giorgio Marengo, sr. Lucia Bartolomasi e sr. María Inés Patiño Giraldo, quindi impone a ciascuno il crocifisso. Il momento è solenne e commovente: in questi confratelli e consorelle si celebra il sacramento della partenza che sta alla base del carisma dell’Istituto e viene spontaneo tornare indietro con la fantasia, a cento anni fa, per rivivere la missione degli inizi e risentire le parole del Padre: «Holocaustum ve-strum pingue fiat» (La vostra offerta sia generosa). L’applauso esplode incontenibile: è la gioia dell’assemblea che celebra la generosità e il coraggio di questi fratelli; è la gioia dell’Istituto che nella loro partenza vede se stesso proiettato verso il futuro, la nuova missione dell’Asia. Si prega intensamente per i partenti e per tutti i missionari, ci si abbraccia nel vincolo della pace, si diventa comunione fraterna nell’unico pane spezzato che si moltiplica per i tanti… Le parole di chiusura spettano a mons. Franco Peradotto, rettore del Santuario e grande amico dei missionari: «…dicono che sono il 7° successore del Beato Alla-mano; lo è anche p. Trabucco, ma lui sta nella Casa Madre mentre qui siamo nella “Casa della Madre”. Questa è la vera casa a cui tutti i missionari ama-no ritornare, qui è il cuore pulsante della missione…». E alla Madre si rivolge l’ultimo saluto pieno di grata commozione: Salve Re-gina, Madre di misericordia. Sono le 14: in Casa Madre la festa della missione continua con la classica agape fraterna, a cui partecipa il card. Sepe, attorniato dai partenti, un gruppo di suore della Consolata guidate da sr. Ángeles, consigliera generale e vari amici. Il testimone passa ora a Tu-thu, in Kenya, dove il 29 giugno si terrà la grande commemorazione dell’inizio della missione: buona festa! *(Nota: l’omelia del card. Sepe è riportata in modo sunteggiato sulla base di appunti presi dal vivo)
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