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Comunità di Kuryong A fine giugno del 2001 abbiamo comperato due case, una accanto all’altra, nel quartiere di Kuryong. Sono stati eseguiti dei lavori per ripararne una e la comunità vi si è trasferita all’inizio del mese di ottobre. Per prima cosa abbiamo cercato di stabilire un rapporto amichevole con i vicini. Perciò, com’è tradizione in Corea, abbiamo organizzato una piccola festa (house-warming party) invitando la gente a visitarci per conoscerci a vicenda. Lungo la giornata sono venute una settantina di persone. La nostra venuta qui è stata vista bene, soprattutto dai pochi cattolici del quartiere; questi ci visitano o ci contattano spesso via telefono. Frutto di questi contatti è anche l’incontro mensile che un gruppo di riflessione di una parrocchia vicina realizza a casa nostra. Abbiamo fatto la conoscenza anche dei sacerdoti della nostra parrocchia (Ke-pho-Dong) e di quella vicina (Pho-i-Dong). Alcune volte ci hanno chiesto di celebrare l’eucaristia. Abbiamo scelto di vivere in questo villaggio in quanto si tratta di un luogo emarginato della periferia di Seoul, dove si trovano i più poveri. Questa, oltre ad essere un’-opzione della nostra Dele-gazione, è parte integrante del nostro carisma che si esprime come evangelizzazione dei non-cristiani e presenza tra i più poveri. La situazione della gente del villaggio è ambigua. Molti vivono qui a causa della povertà, mentre altri vi rimangono nell’attesa opportunistica di vendere il proprio terreno ed arricchirsi allorché sarà urbanizzato…, anche se tutto il quartiere è illegale! Questo è forse anche il motivo per cui ci sono degli attriti e delle divisioni tra la gente. La povertà non può essere definita “estrema”, sembra infatti che quasi tutte le famiglie abbiano un lavoro, anche se stagionale o comunque non stabile. Tuttavia è un fatto che la maggioranza della gente non ha grandi possibilità economiche. Nel quartiere ci sono due autorità civili e quindi, dobbiamo fare attenzione, cercando di collocarci sempre in una situazione di neutralità. Siamo coscienti che ci deve orientare sempre e solo il bene della gente. Una buona percentuale degli abitanti di questo luogo è costituita da donne anziane e sono queste che appaiono le più bisognose. Uno dei nostri sogni è di sviluppare il “kongbu-pang”, ossia una “sala di studio”, che abbiamo già iniziato, per i ragazzi del quartiere A livello religioso, guardando alla quantità di croci che si vedono sulle facciate di varie chiesette (circa 8-9!) sembra che in questo quartiere ci sia un grosso numero di cristiani (soprattutto membri di varie denominazioni protestanti). I cattolici saranno al massimo qualche decina. Fino al nostro arrivo, in questo luogo non c’era nessuna presenza ecclesiale cattolica. Tre mesi fa sono giunte anche due suore della congregazione di San Paolo di Chartres. Come noi, anch’esse hanno acquistato una casetta (baracca) in mezzo a tante altre casette. È desiderio comune svolgere delle attività insieme. I primi missionari africani IMC in Asia L’anno scorso ci ha rallegrato molto la destinazione alla Corea dei primi tre Missionari africani. E, assieme a noi, sicuramente si è rallegrato anche il Beato Allamano nel vedere come la sua profezia, “che saremmo venuti ad evangelizzare l’Asia”, si sta concretizzando sempre di più. L’arrivo di questi confratelli è tanto più significativo in quanto avviene nell’anno centenario della nostra prima missione in Africa. Ora, grazie alla loro presenza, la nostra comunità è ancora più internazionale: infatti, siamo 11 missionari provenienti da 8 nazioni diverse. Giunti il 22 marzo, dopo un viaggio lungo e faticoso, all’aeroporto, hanno trovato ad attenderli un gruppo di confratelli e anche una vera e propria rappresentanza dei nostri Amici IMC coreani, nella persona delle responsabili del gruppo. Qualche giorno dopo, condividendo con la comunità le loro prime impressioni, si sono detti felicemente sorpresi per una tale accoglienza fatta di fiori e tanti sorrisi! Evviva il Mondiale! Sì, adesso che siamo in 11, quasi, quasi potevamo partecipare ai mondiali di calcio! In Corea, tutti contribuiscono affinché questo Mondiale sia una vera festa dell’umanità. La televisione e la stampa locale hanno contattato anche alcuni di noi (soprattutto i portoghesi, dato che il Portogallo è nel gruppo della Corea)..., ma per parlare di calcio e cultura nazionale, e non di vangelo! In ogni caso pensiamo che la nostra presenza qui sia già... una testimonianza, vero? Seminaristi Abbiamo cinque seminaristi, tre dei quali si stanno preparando per il noviziato in Italia. Inoltre, siamo in contatto con un paio di giovani che stanno facendo discernimento vocazionale. Le vocazioni alla vita consacrata e missionaria sono poche rispetto a quelle diocesane. Lo si desume dal fatto che la maggior parte delle parrocchie è servita da due sacerdoti. Tuttavia cresce la coscienza missionaria della Chiesa coreana. Concludo augurando, a nome della Delegazione, una buona festa della Con-solata a tutti i confratelli. P. Alvaro Pacheco
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